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Inverno demografico in Trentino, "In dieci anni 7700 bambini in meno nella fascia 0-10 anni". I sindacati: "Servono decisioni coraggiose e concrete"

Uno dei temi affrontati dai sindacati è quella del salario. “Fino a quando le retribuzioni in Trentino saranno sotto la media del nord Italia, soprattutto per i più giovani, è impensabile pensare che le nuove generazioni mettano al mondo dei figli". Allo stesso tempo va incentivata l’occupazione femminile, mettendo in atto misure di conciliazione che favoriscano l’ingresso e la permanenza delle donne sul mercato del lavoro anche dopo la maternità

Di GF - 04 dicembre 2023 - 18:06

TRENTO. “I numeri dimostrano chiaramente che il tempo per domandarsi cosa fare è ormai agli sgoccioli. Di fronte al calo sempre più marcato delle nascite è ora di assumere decisioni coraggiose e concrete”. Ad affermarlo sono i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti. Settemila e settecento bambini in meno, nella fascia 0-10 anni, tra il 2012 e il 2022. Il calo demografico in Trentino è anno dopo anno sempre più evidente.

 

Ancora una volta quest’anno la nostra provincia si fermerà sotto la soglia dei 4mila nuovi nati, mentre il tasso di fecondità si è ridotto dall’1,7 all’1,34%. Ad affermarlo, nel giorno dell’inaugurazione del Festival della Famiglia, sono i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

 

Uno dei temi affrontati dai sindacati è quella del salario. “Fino a quando le retribuzioni in Trentino saranno sotto la media del nord Italia, soprattutto per i più giovani, è impensabile pensare che le nuove generazioni mettano al mondo dei figli – sottolineano Grosselli, Bezzi e Alotti -. E’ indispensabile investire sulla qualità dell’occupazione, con impieghi ben retribuiti e stabili. Oggi, invece, la precarietà e bassi salari frenano il desiderio di autonomia”.

 

Anche in questa logica per Cgil, Cisl e Uil vanno superati stage e tirocini non pagati per diplomati e laureati che non fanno altro che mascherare lavoro a basso costo. Allo stesso tempo va incentivata l’occupazione femminile, mettendo in atto misure di conciliazione che favoriscano l’ingresso e la permanenza delle donne sul mercato del lavoro anche dopo la maternità.

 

“Bisogna però superare le logiche dei bonus e puntare su interventi di sostegno strutturali, che accompagnino i nuclei familiari nel tempo. Allo stesso tempo questi interventi devono essere economicamente coerenti con il costo della vita. Alla nuova giunta ribadiamo la necessità di indicizzare le misure di sostegno alle famiglie e per la casa all’inflazione che negli ultimi tre anni ha superato il 17%, riducendo la capacità di spesa delle famiglie anche quelle a due redditi”.

Cgil Cisl Uil, sono al tempo stesso consapevoli che il combinato disposto nascite in calo e invecchiamento in crescita non si supera senza rimettere in campo misure di accoglienza e integrazione degli stranieri. “La loro presenza e integrazione sul mercato del lavoro e nella nostra comunità è fondamentale. Inutile insistere dunque con misure miopi e demagogiche. Anche sulla gestione dei flussi migratori deve prevalere realismo e responsabilità”, concludono.

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