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Trento
19 luglio | 17:22

Case introvabili e lavoro poco qualificato, fuga di cervelli dal Trentino. In 13 anni 6500 giovani all’estero, i sindacati: “Serve un piano per trattenere e attrarre talento"

La fuga dei giovani trentini, per lo più laureati, verso altri paesi è ormai un fenomeno strutturale e in costante crescita. I dati sono quelli forniti dall'ultimo report della Fondazione Nord Est  che mostrano per il Trentino anche punte di oltre il 60% di laureati che decidono di andarsene

Case introvabili e lavoro poco qualificato, fuga di cervelli dal Trentino
di Redazione

TRENTO. C'è chi è alla ricerca di migliori opportunità di lavoro, chi ha il desiderio di una migliore qualità della vita e chi insegue  nuove e più importanti opportunità di studio o formazione. Sono poco meno di 6500 i giovani trentini che dal 2011 al 2024 si sono trasferiti all'estero. 

 

I dati sono quelli che sono stati forniti dall'ultimo report della Fondazione Nord Est sulla fuga dai giovani all'estero, che mostrano, per il Trentino anche punte di oltre il 60% di laureati che decidono di andarsene.  

 

“I dati della Fondazione Nordest, se non risultano drammatici in termini assoluti, sono però allarmanti per la tendenza: la fuga dei giovani trentini, per lo più laureati, verso altri paesi è ormai un fenomeno strutturale e in costante crescita” hanno spiegato i segretari generali di Cgil CIsl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher.

 

Una tendenza che se associata ai dati demografici che vedono un calo progressivo di bambini e ragazzi sul totale della popolazione, “si capisce facilmente – spiegano i sindacati - come tutte le prospettive di una reale ripresa della natalità e di un contenimento dell'invecchiamento della popolazione si fanno sempre più irrealistiche”.

 

Da qui l'intervento dei sindacati per chiedere maggiori interventi che possano contrastare la perdita di attrattività del territorio.  “Invece di pensare quindi a misure spot che rischiano di avere solo un effetto tampone sprecando ingenti risorse – spiegano Cgil, Cisl e Uil - bisogna affrontare i veri nodi della perdita di attrattività del nostro territorio. Il Trentino infatti paga caro il dazio ad una domanda di lavoro delle imprese di bassa qualità”.

Bisogna ripartire quindi dagli esiti e dalle proposte degli Stati generali del lavoro che ormai da quattro anni sono rimaste inattuate, messe in freezer dalla Giunta provinciale.

 

“Serve intervenire con politiche strutturali sulla domanda di lavoro, ossia sui posti di lavoro creati dalle imprese locali che devono avere maggiore attrattività sia dal punto di vista retributivo, sia da quello della possibile crescita professionale” continuano  Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher chiedendo anche una riduzione del tasso di precarietà. 

 

Oggi in Trentino, secondo i dati diffusi dal sindacato,  il 37% dei giovani tra 20 e 34 anni lavora a tempo determinato contro il 30% dell'Alto Adige e il 15% del Tirolo.  Un altro nodo importante che deve essere affrontato è quello della casa. “Va affrontata – spiegano -  davvero l'emergenza abitativa che rischia di penalizzare proprio i giovani nella volontà di radicarsi sul nostro territorio. Infine serve un vero e proprio piano provinciale per l'innovazione del nostro sistema economico, per l'industria e per il terziario avanzato in modo che i giovani trentini e non possano trovare nella nostra provincia opportunità di impiego capaci di dare loro occasioni di carriera e di crescita”.

L'auspicio è che si possa invertire quanto prima la testa di uscita dal Trentino. “Confidiamo – concludono Cgil, Cisl e Uil - che l'annunciato patto con le imprese e con la Provincia, una volta sciolti i nodi che abbiamo posto alla Giunta, possa essere un primo passo verso un Trentino che inverta la tendenza della fuga dei cervelli e sappia diventare attrattivo anche per i giovani qualificati di altri paesi”. 

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