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Trento
25 agosto | 06:00

Entro quattro anni 3 milioni di lavoratori in pensione, e c'è il problema sostituzione: "Esodo senza precedenti". Grosselli: "Serve migliorare salari e qualità del lavoro"

In Trentino Alto Adige sono oltre 70 mila i lavoratori che lasceranno il posto di lavoro. L'analisi del segretario della Cgil Andrea Grosselli: "Il problema c'è, e se parliamo di sostituzione serve che le aziende investano su salari migliori e qualità del lavoro. L'intelligenza artificiale? Potrebbe in futuro mettere a rischio tutti i lavori routinari e digitalizzabili, serve un osservatorio dedicato al tema"

Entro quattro anni 3 milioni di lavoratori in pensione, e c'è il problema sostituzione: "Esodo senza precedenti"

TRENTO. Tra il 2025 e il 2029, in Trentino Alto Adige, si stima che oltre 70 mila lavoratori lasceranno definitivamente il loro posto di lavoro per andare in pensione, quasi equamente distribuiti tra settore pubblico e privato. A livello nazionale, invece, parliamo di circa 3 milioni di persone che non timbreranno più il famoso cartellino. Di questi 1.608.300 sono attualmente dipendenti del settore privato (pari al 52,8% del totale da sostituire), 768.200 lavorano nell’Amministrazione pubblica (25,2%) e 665.500 sono lavoratori autonomi (21,9%).

 

 

A mettere in luce questo fatto è l'ufficio studi della Cgia di Mestre, sulla base dei dati emersi dall'analisi del sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali: si tratta, viene sottolineato, di una "vera e propria fuga e di un esodo senza precedenti" che porterà inevitabilmente a "conseguenze sociali, economiche ed occupazionali di portata storica per il nostro Paese" con "gli imprenditori che già ora faticano a trovare personale disponibile".

 

A commentare il fenomeno, intervistato da il Dolomiti, è il segretario della Cgil del Trentino Andrea Grosselli. "Il problema – spiega – c'è ed è acclarato da anni: lanciando lo sguardo ancora più in là, dall'oggi al 2040 in Trentino mancheranno circa 30 mila persone in età lavorativa e questi pensionamenti, se le previsioni statistiche verranno confermate, avranno sicuramente un impatto importante".

 

Tornando allo studio della Cgia, e allargando lo sguardo all'intera penisola italiana, le regioni più coinvolte dalla "domanda di sostituzione" saranno quelle dove la popolazione lavorativa è più numerosa: al primo posto la Lombardia, chiamata a sostituire 567.700 lavoratori, e a seguire Lazio (305 mila) e Veneto (291.200). Il Trentino Alto Adige (70.500), in questa speciale classifica, si trova al quint'ultimo posto, seguito dai fanalini di coda Abruzzo (64.400), Umbria (44.800), Basilicata (25.700) e Molise (13.800).

 

Ma quali i settori più toccati? Dei 3 milioni di lavoratori coinvolti in questo "esodo" il 52,8 per cento del totale da sostituire sono attualmente dipendenti del settore privato, il 25,2 della Pubblica Amministrazione e il 21,9 sono invece lavoratori autonomi. Un dato interessante è che circa 7 lavoratori su 10 (72,7 per cento) che lasceranno il posto sono occupati nei servizi, a seguire il 23,8 occupato nell'industria e il 3,6 nell'agricoltura.

 

Strettamente collegato a questi dati, spiega lo studio, è il progressivo invecchiamento dei dipendenti privati italiani ed è interessante analizzare l'andamento dell'indice di anzianità, evidenziando il rapporto tra i lavoratori over 55 e under 35. "Se nel 2021 il tasso era del 61,2, nel 2022 è aumentato al 62,7 per attestarsi nel 2023 al 65,2 e questo vuol dire che, rispetto all’ultima rilevazione, in Italia ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono 65 che hanno oltre 55". Da questo punto di vista, a "passarsela meglio" è proprio il Trentino Alto Adige che con un tasso del 50,2 è la regione con l'indice di anzianità più basso.

 

Prendendo spunto da questi dati, il segretario della Ggil Andrea Grosselli coglie l'occasione per un'analisi più ampia e strutturata del panorama lavorativo contemporaneo. "I dati sui posti di lavoro non coperti ci dicono che tutti i settori soffrono – spiega – ma ad essere colpiti sono principalmente quelli ad alta specializzazione, ma la vacancy che cresce un po' ovunque: il pensiero va soprattutto ai campi della sanità e dell'assistenza alla persona, dal momento che attualmente scarseggiano anche le sacche estere che compensavano la mancanza di lavoratori italiani, questo perché certi Paesi riescono maggiormente a trattenere i propri lavoratori".

 

Ma quali soluzioni dunque? Il segretario locale della Cgil si sofferma su alcune tematiche cardinali: dalla necessità di creare le condizioni affinché i lavoratori senior possano scegliere di continuare a lavorare per qualche anno in più agli investimenti per migliorare le condizioni lavorative nei vari settori. Ma anche lavorare per aumentare l'attrattività delle posizioni per i lavoratori stranieri, ragionando inoltre in modo approfondito sulla scuola e sulla formazione, che non può prescindere dallo stare al passo con la "rivoluzione tecnologica e digitale" che stiamo attraversando.

 

"È necessario, dal momento che parliamo di un problema di sostituzione dei lavoratori, che le aziende facciano degli sforzi per investire maggiormente sulla forza lavoro senior – specifica – anche se come sindacato, lo sottolinea, non riscontriamo questa consapevolezza: sembra quasi che non si capisca che, oltre a migliori condizioni salariali, è necessario puntare sulla qualità del lavoro, sia nel pubblico che nel privato".

 

Il segretario della Cgil osserva come, seppur non esista "una bacchetta magica" per risolvere i problemi, sia fondamentale mettere in campo una serie di azioni concrete soprattutto relative ai settori che devono essere resi più attrattivi. "Penso al turismo, un settore che richiede una manodopera di norma stagionale e spesso con salari bassi: sarebbe fondamentale estendere le stagioni nell'ottica di una maggior continuità di reddito, aumentando anche gli stipendi e migliorando le condizioni lavorative in generale".

 

Tornando sul tema dell'importanza di attrarre lavoratori stranieri Grosselli allarga lo sguardo, spiegando come questi "rappresentano un fattore importantissimo per il nostro mercato del lavoro e per la nostra economia" e come sarà fondamentale "gestire in modo migliore, e più sensato, i flussi migratori ed in generale l'accoglienza".

 

Ad essere analizzato è poi l'impatto della rivoluzione digitale e tecnologica, che per forza di cose avrà un grande impatto sul mondo del lavoro.

 

"Su questi grandi cambiamenti, con protagoniste la sempre maggiore digitalizzazione e l'intelligenza artificiale, gli studi ci dicono che queste potrebbero in un futuro prossimo mettere a rischio tutti i lavori routinari e digitalizzabili. Per non rischiare di disperdere delle competenze – osserva – sarà fondamentale, e come sindacato lo abbiamo sempre ribadito, arrivare ad avere un osservatorio stabile per analizzare le influenze dell'innovazione sul mondo del lavoro: solo così si potrà capire quali settori sono maggiormente a rischio, investendo in modo mirato sulla formazione specifica dei lavoratori, per creare nuove competenze capaci di interconnettersi con la nuova realtà". In quest'ottica, rimarca, "abbiamo chiesto alla Provincia di Trento un piano strutturato di formazione specifica per i lavoratori".

 

Riassumendo quanto detto, la riflessione è la seguente: "Se subiamo l'avvento delle nuove tecnologie rischiamo di trovarci con meno lavori qualificati e più a bassa produttività, se invece cavalchiamo questa transizione e creiamo nuove imprese ad essa connesse sarà possibile aprire anche nuove posizioni lavorative".

 

Un ultimo sguardo il sindacalista lo lancia all'ambito della scuola e della formazione. "Anche in questo caso è fondamentale ragionare in prospettiva, non solo cercando di assecondare le esigenze odierne, seppur queste siano importanti. Serve – conclude – cercare di cifrare il mercato del lavoro del futuro, altrimenti il rischio è quello di creare nuovi disoccupati. Il mondo dell'istruzione deve per questo sintonizzarsi su queste frequenze, ragionando sui processi educativi e sfruttando le nuove tecnologie per potenziare le competenze, e non disperderle".

 

 

 

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