Crescono l'occupazione e il terziario, i dati del mercato del lavoro trentino: "Traiettoria positiva". L'allarme dei sindacati: "La tenuta della manifattura è a rischio"
Il mercato del lavoro in Trentino mostra indicatori complessivi positivi, ma per i sindacati c’è un problema di qualità: "Se non è una vera e propria emorragia di posti di lavoro nel manifatturiero poco ci manca, e crescono troppo i lavori a termine". Fontanari (Confcommercio): "Servono formazione, politiche territoriali coerenti e più sostegno ai lavoratori: housing, conciliazione e contratti di qualità per mantenere il territorio attrattivo"

TRENTO. In un quadro considerato all'unanimità "generalmente positivo" del mercato del lavoro in Trentino con una crescita del 2,5% degli occupati, qual è quello delineato dal 40esimo Rapporto sull’occupazione, non mancano i segnali di allarme.
“Se non è una vera e propria emorragia di posti di lavoro nel manifatturiero trentino poco di manca. Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, l’industria ha perso 430 nuove attivazioni, con una diminuzione del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La tenuta dell'occupazione nel manifatturiero è a rischio come, purtroppo, era chiaro dalla tendenza che era già in atto nel 2024 e che trova conferma nell’analisi del Rapporto - dicono i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher -. Perdere attivazioni nell’industria vuol dire ridurre l’occupazione di qualità, con buone retribuzioni, stabili e anche con una componente significativa di professionalità. I nostri appelli alla giunta provinciale sono stati finalmente ascoltati ed è stato annunciato un piano straordinario per l’Industria. Auspichiamo che oltre l’annuncio ci siano anche strategie e risorse concrete che vanno definite rapidamente”.
A preoccupare non è solo l’industria, ma più in generale la qualità dell’occupazione che si è creata in Trentino. Il lavoro a termine è cresciuto rispetto all’anno precedente e resta comunque su livelli più elevati delle regioni limitrofe. In Trentino, infatti, è il 19% del totale, il 14,5% in Alto Adige, il 13,7% nel Nordest, il 14,7% nella media italiana. A pagare il prezzo più alto della precarietà lavorativa sono i giovani e le donne. E’ a tempo determinato il 34,3% dei rapporti di lavoro nella classe di età compresa tra i 15 e i 34 anni. “Il contrasto alla precarietà lavorativa, soprattutto tra i giovani, deve essere una priorità delle politiche attive. In particolare con misure di incentivo che premino chi offre un’occupazione stabile. Senza un posto di lavoro sicuro ogni arma contro la denatalità è spuntata”.
Un discorso che vale anche per l’occupazione femminile: tra le donne cresce in modo importante l’occupazione nell’ultimo anno, però resta comunque sotto la soglia delle regioni europee più simili al Trentino. Le donne inoltre hanno troppo spesso occupazioni precarie, il 9,2% delle volte in più rispetto agli uomini. “Il Rapporto evidenzia che la partecipazione delle giovani donne al mercato del lavoro in Trentino è in linea con le migliori performance dei Paesi Europei. C’è dunque una potenzialità importante che va valorizzata con misure conciliative e di stabilizzazione lavorativa che aiutino le donne a restare sul mercato del lavoro, anche dopo aver creato una famiglia. Anche la contrattazione di secondo livello, puntando su conciliazione e flessibilità organizzativa, può essere uno strumento utile per andare in questa direzione”.
E’ proprio la contrattazione, però, un altro punto debole del mercato del lavoro locale, se è vero com'è vero, che 2.200 lavoratori in Trentino non hanno contratti firmati dai sindacati confederali. “Vuol dire che 550 aziende applicano accordi contrattuali al ribasso, che riducono retribuzioni e diritti. Questo per quanto ci riguarda è un dato inaccettabile, che va contrastato con determinazione agendo anche sulla leva delle misure pubbliche di sostegno alle imprese e sugli appalti pubblici. Per noi resta un punto fermo: i soldi pubblici non possono sostenere imprese che riducono salari e diritti. Su questo il Patto sui salari è chiaro”, concludono i tre sindacalisti.
CONFCOMMERCIO.
"I numeri confermano un mercato del lavoro che tiene, che cresce e che mostra una vitalità importante nel terziario. L’aumento degli occupati e il calo molto marcato della disoccupazione sono segnali che non vanno sottovalutati: testimoniano la capacità delle imprese trentine di investire, di assumere e di restare sul mercato nonostante un quadro nazionale e internazionale complesso".
Il commento agli stessi dati è di Marco Fontanari, vicepresidente di Confcommercio Trentino con delega al lavoro.
"Questi numeri raccontano con chiarezza - prosegue Fontanari - dove si apre la vera sfida: la difficoltà a trovare competenze adeguate. È una priorità che le imprese del commercio, del turismo e dei servizi vivono ogni giorno, spesso con grande fatica. Il mismatch non è più un fenomeno episodico, ma strutturale: senza un rafforzamento delle politiche formative e di orientamento rischiamo di frenare proprio quei settori che maggiormente contribuiscono a sostenere l’economia provinciale".
"In questo quadro diventa cruciale anche il tema della conciliazione vita-lavoro. Creare occasioni nuove, più attente e sostenibili, significa rendere il territorio competitivo. Il Trentino può essere un pioniere, un riferimento nazionale: molto è stato fatto, ma è un ambito che va continuamente valutato e aggiornato. Il terziario cresce più degli altri comparti, soprattutto grazie alle attività di servizio: è un segnale forte, che richiede però politiche territoriali coerenti. Urbanistica, mobilità, rigenerazione dei centri urbani: sono leve decisive per sostenere il commercio di prossimità e attrarre nuova forza lavoro. Un territorio che funziona è un territorio che lavora. Ed è qui che si gioca una parte essenziale dello sviluppo trentino nei prossimi anni".
"C’è poi il nodo dell’housing lavorativo, sempre più decisivo per attrarre e trattenere professionalità. Alla stessa missione appartiene la valorizzazione dei contratti di riferimento: devono garantire dignità economica e non solo, perché un lavoro ben retribuito fa bene ai lavoratori e fa bene alle imprese. Come sistema Confcommercio Trentino ci siamo adoperati per il rinnovo del contratto territoriale del commercio e del turismo, e continuiamo a contrastare ogni forma di dumping territoriale".
"Guardiamo a questi dati con fiducia - conclude Fontanari - ma anche con realismo: per consolidare questa traiettoria positiva serve uno sforzo comune - istituzioni, sistema formativo, imprese e rappresentanza dei lavoratori. E ci aspettiamo che la manovra di bilancio nazionale lasci qualcosa in più nelle tasche dei lavoratori: sarebbe un segnale importante per sostenere i consumi e rafforzare quella crescita che oggi i numeri, finalmente, raccontano".














