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| 17 mar 2023 | 05:01

L'Apss lancia il maxi concorso per infermieri e le Rsa tremano: ''Rischiamo di essere cannibalizzati''. Upipa: ''Se perderemo personale servirà un tavolo con la Pat''

L'Apss cerca 400 infermieri da assumere e il nuovo maxi concorso ha fatto scattare l'allarme nelle case di riposo dove i numeri del personale sono risicati. Per l'Ordine degli Infermieri: "E' prioritario investire nella professione infermieristica e più in generale nelle professioni sanitarie e in modelli organizzativi innovativi".  Spes sul concorso: "Esiste una preoccupazione, è un'operazione pericolosa", Upipa: "Sarà un banco di prova"

Foto archivio
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TRENTO. “Così non si può andare avanti è l'ennesimo concorso che rischia di cannibalizzare le risorse che con mille difficoltà riusciamo ad avere nelle Rsa”. E' quasi uno scontro sottotraccia quello che si sta consumando da diverso tempo fra le case di riposo e l'Azienda per i Servizi Sanitari. Al centro il personale e in particolare quello infermieristico super ricercato in entrambi gli ambiti.

 

A rendere la situazione ancora più pesante è il concorso che è stato bandito dall'Apss per 400 infermieri.(QUI L'ARTICOLO)

 

Un numero davvero elevato che ha fatto crescere il malumore in diverse strutture assistenziali presenti sul territorio. La preoccupazione, infatti, è che il personale infermieristico che oggi sta svolgendo compiti importantissimi e non facili nelle Rsa, decida di partecipare al concorso per ottenere un trasferimento in Apss.

 

Se così fosse, però, le residenze sanitarie assistenziali si ritroverebbero con  grossi problemi e perderebbero quel precario equilibrio che sono riuscite ad ottenere dopo il Covid, peraltro per alcune ancora non raggiunto.

 

“Esiste certamente questa preoccupazione – spiega a il Dolomiti il direttore di Spes, Italo Monfredini – ma mi trattengo nel dare un giudizio sulle scelte prese. Siamo  davanti ad un reclutamento di grosse dimensioni ed è ovvio che 400 infermieri non potranno essere tutti presi dai professionisti che escono dalla scuola di infermieristica”. Il rischio è che il concorso, spiega il direttore di Spes, vada a “drenare” personale dalle strutture che già faticano ad andare avanti.

 

E' un'operazione pericolosa” ripete Monfredini. Il problema della mancanza di personale infermieristico è nota da tempo nelle Rsa. Non trovando professionisti in Trentino, già in passato dalle singole Rsa era stato avviato un reclutamento al di fuori dai confini provinciali. Si è arrivati ad una ricerca anche oltre i confini italiani. Ci sono infermieri che arrivano dall'Albania, dall'Argentina, dal Pakistan e altri Paesi ma il sistema che si sta creando non può però reggersi in piedi per molto tempo. Se durante il Covid la situazione di emergenza aveva aperto le strade a delle deroghe, oggi serve una soluzione strutturale con una regia, spiegano gli addetti ai lavori “che deve vedere il contributo anche dell'Apss”.

 

A parlare del maxi concorso come un banco di prova è  la presidente di Upipa, Michela Chiogna. “Nel corso degli ultimi mesi – spiega a il Dolomiti – ci siamo impegnati davvero tanto per migliorare la situazione lavorativa  del personale infermieristico, dal rinnovo contrattuale al tema della conciliazione famiglia e lavoro per rendere le Rsa più attrattive. Vedremo ora con questo grosso concorso come andranno le cose”. In caso di un drenaggio forte del personale, spiega Chiogna, “chiederemo un tavolo di confronto con la Provincia per affrontare gli effetti del concorso e le possibili soluzioni”.

 

I CANALI DI RECLUTAMENTO

La carenza di personale sanitario rimane uno dei nodi più critici anche in Trentino. I canali di reclutamento sono molti ma oggi le Rsa si muovono in autonomia per cercare il personale anche straniero sfruttando le deroghe stabilite durante la pandemia e poi portate avanti. 

 

“Siamo davanti ad una carenza strutturale del personale infermieristico” afferma Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine degli Infermieri del Trentino. Una situazione “determinata da un continuo aumento della complessità dei pazienti e di un sistema di dotazioni organiche che è fermo da ormi diversi anni”.

 

A livello nazionale la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche stima una carenza di circa 60 – 80 mila professionisti che si traduce in una mancanza di circa 250 infermieri in Trentino.

 

“A questo numero – spiega Pedrotti – vanno però aggiunti quei professionisti che dovranno dare risposta ai nuovi modelli organizzativi dell'assistenza territoriale derivanti anche dagli investimenti Pnnr”. A fronte di una carenza di professionisti italiani sono due le strade scelte per il reclutamento del personale estero.

 

Il primo iter di reclutamento (del personale straniero) è quello definito “Ordinario”. L'infermiere che ha conseguito un titolo in un altro Paese presenta la propria documentazione al Ministero della Salute. Quest'ultimo valuta la situazione e attraverso un decreto ne riconosce la possibilità di esercizio della professione in Italia. Ci deve essere successivamente il superamento dell'esame di lingua italiana. L’infermiere solo con questi due atti, decreto di riconoscimento del Ministero della Salute e superamento dell’accertamento della lingua italiana, può richiedere l'iscrizione all'Ordine. 

 

Un'altra modalità, usata ancora da molte strutture, è quella del reclutamento di personale infermieristico che sfrutta le deroghe decise dal Governo in via emergenziale nel 2020 durante la pandemia e poi prorogate. I professionisti sanitari che hanno conseguito una qualifica all'estero possono esercitare temporaneamente sul territorio nazionale presentando una istanza, nel nostro caso, in Provincia.

 

Una modalità di reclutamento, quest'ultima, che presenta diverse criticità. “Questi professionisti – spiega Pedrotti – sono al di fuori dai radar dell'Ordine, non abbiamo quindi contezza dei livelli di qualificazione, non possono essere vigilati dal punto di vista deontologico (e sottoposti ad eventuali provvedimenti disciplinari) e inoltre non viene richiesta la conoscenza della lingua Italia”.

 

Ovviamente “tutti sono benvenuti” prosegue il presidente dell'Ordine degli Infermieri in Trentino, “ma non posso essere soluzioni strutturali al problema che ci troviamo davanti

 

Le fragilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale e Provinciale, che sono sotto gli occhi di tutti, rafforzano la necessità urgente di investire nella professione infermieristica e più in generale nelle professioni sanitarie e in modelli organizzativi innovativi per continuare a garantire la tutela del diritto alla salute dei cittadini e affrontare le sfide del futuro.

La professione infermieristica in Trentino esprime forte preoccupazione perché, spiega Pedrotti, "il bene inestimabile delle cure infermieristiche, che determinano, come dimostrato dalla letteratura scientifica migliori esiti di salute, sono oggi a forte rischio per quantità e qualità: gli infermieri sono in numero insufficiente e questo non sempre permette loro di garantire quanto atteso. Inoltre, gli infermieri, seppur siano in possesso delle giuste competenze, non sempre trovano la giusta collocazione per la loro massima espressione, oltre al fatto che sono poco rappresentati ai vari livelli, anche strategico, per fornire una direzione necessaria". 

 

Secondo l'Ordine degli infermieri, è necessario cambiare passo: programmare e mettere a terra con urgenza azioni politiche e organizzative per continuare a garantire sicurezza e risposte di salute appropriate e sostenibili ai pazienti/ospiti, nonché per far tornare attrattivo il sistema salute Trentino per gli infermieri.

 

Alcune priorità ad avviso dell’Ordine sono:
- assicurare condizioni organizzative affinché gli infermieri, a tutti i livelli di responsabilità e in tutti i contesti di cura, possano dedicarsi appieno ai propri ambiti di competenza e autonomia professionale, in un clima sicuro, sereno, stimolante e flessibile (es. coniugare vita privata / professionale);
- introdurre nella definizione degli organici il concetto di rapporto infermiere/paziente e sostenere organici infermieristici adeguati a garantire standard di sicurezza e qualità delle cure in Rsa, negli ospedali e sul territorio;
‐ attivare l’esercizio della libera professione extramoenia per permettere ad esempio agli infermieri dipendenti di APSS di prestare il proprio servizio anche verso altre strutture pubbliche (es. RSA) e non pubbliche come previsto dal decreto Milleproroghe fino al 31.12.23 (misura che deve diventare strutturale); questa azione potrebbe essere una risposta, anche in tempi rapidi, alla carenza di infermieri in RSA;
- assicurare retribuzioni coerenti con le responsabilità assunte dagli infermieri e con la media europea:
‐strutturare percorsi di carriera attraverso l’attivazione delle funzioni specialistiche e di posizioni dirigenziali infermieristiche nelle aree della clinica, della formazione e dell’organizzazione;
- riconoscere nelle istituzioni la presenza degli infermieri a livello strategico; 
‐ innovare i modelli organizzativi del sistema salute Trentino considerando sia i bisogni emergenti dei cittadini caratterizzati dalla cronicità e dalla necessità di investire sulla prevenzione, sia l’evoluzione e
la specificità degli infermieri. Modelli che devono essere basati necessariamente su una reale multi professionalità. 

 

L’Ordine degli infermieri della Provincia di Trento, in qualità di Ente sussidiario dello Stato, per realizzare le innovazioni necessarie al sistema salute provinciale, ha condiviso in un recente incontro con il competente Assessorato provinciale alla Salute, "l’irrinunciabilità di una rappresentanza comune con tutti gli Ordini delle professioni sanitarie e sociali, riconosciuta a livello istituzionale, e che a tale livello, possa co-determinare le scelte programmatiche utili alla qualità dell’assistenza".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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