L'economia trentina continua a rallentare, pesa il calo delle esportazioni
Sono i dati relativi al secondo trimestre 2023 che emergono dall'indagine curata dall'Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio di Trento. Bene costruzioni, commercio al dettaglio e i servizi alle imprese. Soffre il manifatturiero. Tengono le piccole e medie imprese

TRENTO. L'economia trentina continua a rallentare. I dati relativi al secondo trimestre 2023 confermano un calo iniziato nell'ultimo trimestre 2021, quando la crescita tendenziale segnava un +19,5%. E' quanto emerge dall'indagine curata dall'Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio di Trento. A pesare è in particolare è il calo delle esportazioni, che fanno segnare un -11,5%.
Bene le costruzioni, che registrano un aumento del fatturato del 16,7%, il commercio al dettaglio (+12,2%) e i servizi alle imprese (+9,2%). Più contenute, ma sempre positive, risultano le variazioni registrate dai settori dei trasporti (+5,4%) e del commercio all’ingrosso (+2,2%). Soffre, invece, il comparto manifatturiero, con una contrazione delle vendite del -7,7%.
Tengono le piccole e medie imprese, mentre è negativo il tasso di crescita delle ditte con più di 50 addetti.
Sul fronte occupazionale, nel trimestre considerato si registra una crescita lieve con variazioni positive più marcate nei settori dei trasporti (+6,5%), commercio al dettaglio (+2,3%) e servizi alle imprese (+1,8%). Segnali di contrazione giungono, invece, dal settore delle costruzioni (-0,6%).
Per contrastare la carenza di manodopera, che affligge molti settori anche in Trentino, per un imprenditore su tre serve investire in formazione e nell'acquisizione di competenze più spendibili sul mercato del lavoro e uno su cinque ritiene che servano incentivi alle assunzioni e sgravi contributivi.
“Le politiche monetarie restrittive, poste in essere dalla BCE – sono le parole di Giovanni Bort, Presidente della Camera di Commercio di Trento – hanno portato il costo del denaro su livelli che non si toccavano da quindici anni, determinando un impatto significativo su mutui e prestiti. Ne è riprova la riduzione del volume dei prestiti bancari alle imprese, che in Trentino, secondo i dati della Banca d’Italia, si è contratto del 7% negli ultimi dodici mesi. Si tratta di un segnale preoccupante su cui bisogna intervenire con tempestività, mettendo in campo risorse e azioni (ad esempio linee di finanziamento per le piccole e micro imprese sostenute da garanzia pubblica) in grado di favorire gli investimenti delle imprese e sostenere la loro capacità di competere”.
“Il quadro congiunturale – commenta Michele Andreaus, professore ordinario presso il Dipartimento di economia e management dell’Università degli studi di Trento – fa da sfondo all’ormai prossimo varo di una finanziaria che pare improntata alla massima prudenza e che sarà affiancata dalla reintroduzione sul fronte europeo di vincoli di bilancio più severi. Con queste premesse e con un Paese sostanzialmente ancora da riformare, la politica deve smarcarsi da atteggiamenti vetusti, avere capacità di visione e dare un forte segnale di discontinuità, per individuare nuove direttrici su cui investire al meglio le risorse disponibili, che in prospettiva saranno sempre più scarse. Dobbiamo inoltre dimenticarci i tempi del denaro a costo zero, che sono stati un unicum nella storia dell'economia".














