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Trento
05 novembre | 14:59

Piccole imprese sempre più in difficoltà, crollano i prestiti (-9,8%) e gli investimenti diventano sempre più difficili anche in Trentino

L'allarme è lanciato dalla Cgia di Mestre. In un anno gli impieghi bancari vivi alle imprese italiane sono diminuiti del 77%. Sono tre i fattori che hanno portato alla stretta sul credito aumento dei tassi di interesse imposto dalla Banca centrale europea, frenata del pil nazionale, meno liquidità a disposizione delle banche. Cgia: "Il Governo intervenga rifinanziando il Fondo di Garanzia per le Pmi"

Piccole imprese sempre più in difficoltà, crollano i prestiti (-9,8%) e gli investimenti diventano sempre più difficili
di S.M.

TRENTO. Per le piccole imprese ottenere prestiti diventa sempre più difficile. Aumento dei tassi di interesse imposto dalla Banca centrale europea, frenata del pil nazionale, meno liquidità a disposizione delle banche sono i fattori che stanno portando ad una stretta sul credito alle imprese, il cosiddetto credit crunch. A lanciare l'allarme è l'Ufficio studi della Cgia di Mestre.

 

In un anno – tra agosto 2022 e lo stesso mese di quest'anno - gli impieghi bancari vivi alle imprese italiane sono diminuiti del 77%. In termini assoluti la contrazione è stata pari a 55,8 miliardi di euro

 

In Trentino il calo dei prestiti è stato del -9,8%, mentre a Bolzano del -4,7%. A livello nazionale, le piccole imprese più colpite sono a Bergamo, Varese, La Spezia e Lecco. 

 

Sarebbero tre le cause della stretta creditizia: l’aumento dei tassi di interesse imposto dalla Bce in questo ultimo anno ha reso molto costoso indebitarsi. Pertanto, molte imprese, soprattutto di media/grande dimensione, hanno preferito ricorrere a forme di autofinanziamento; il calo dei volumi di credito è correlato anche alla frenata del Pil nazionale che ha provocato una flessione della domanda di prestiti; infine, le banche hanno meno liquidità a disposizione sia perché devono restituire alla Bce i fondi Tltro (altri 174 miliardi di euro entro settembre 2024), sia perché la raccolta è diminuita.

 

La combinazione di questi fenomeni ha spinto molti istituti a “sacrificare” il credito più complicato: ovvero quello da erogare alle piccolissime imprese che, tendenzialmente, presenta costi di istruttoria relativamente più elevati e una gestione amministrativa molto laboriosa.

 

Per evitare che tutto questo provochi una chiusura definitiva dell’attività o che i titolari scivolino nella rete tesa dalle organizzazioni criminali che, in questi momenti, sono sempre disponibili a prestare soldi ad aziende in difficoltà, secondo la Cgia “è necessario che il Governo intervenga subito, rifinanziando il Fondo di Garanzia per le Pmi che era stato potenziato nel periodo del Covid. Grazie a questo strumento rivisitato, molti istituti di credito si troverebbero nelle condizioni di prestare i soldi senza correre il rischio di veder aumentare le insolvenze”. Tra il marzo 2020 e il giugno 2022, per sostenere le Pmi colpite dall’emergenza dovuta alla pandemia il Fondo di Garanzia ha garantito oltre 256,8 miliardi di euro di prestiti.

 

 

 

 

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