Prestiti in calo, gli artigiani: "Si rischia la crisi". Quali le previsioni per l'economia? Parla Collini: "Effetto politiche monetarie, ma per il 2024 previsto calo dei tassi"
L'analisi dell'ex rettore dell'Università di Trento: "Vedendo le previsioni attuali mi ritengo moderatamente ottimista: forse siamo riusciti a 'scollinare' il picco inflattivo senza dover fare i conti con la recessione". Nel frattempo però la stretta sui tassi d'interesse continua a pesare su aziende e cittadini, Corrarati (Cna): "In un momento di prospettive per l'economia al ribasso, per invertire la rotta servono investimenti che certo non si fanno senza prestiti"

TRENTO. “L'ennesimo calo dei prestiti alle imprese desta preoccupazione. Il dato è quello registrato da Banca d'Italia e parla, a novembre, di una riduzione su base annua dei prestiti verso le società non finanziarie pari a ben il 4,8%”. Ad esprimere, come tanti, timore per l'attuale fase economica è la Cna (la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) del Trentino Alto Adige, che guardando al continuo raffreddamento del ciclo del credito dice senza mezzi termini, nelle parole del presidente Claudio Corrarati, che così “si rischia la crisi”. “Come sappiamo – aggiunge – a soffrire questa situazione sono in particolare artigiani, micro e piccole imprese, tutte quelle realtà imprenditoriali più dipendenti dal credito bancario. In un momento di prospettive per l'economia al ribasso, per invertire la rotta servono investimenti che certo non si fanno senza prestiti. Si rischia quindi di entrare in una pericolosa fase di stallo”.
Una serie di effetti, quelli denunciati dalla Cna, che trovano la loro radice nelle azioni messe in campo, a livello europeo, dalla Bce per rallentare la crescita dell'inflazione e che continuano, dopo un 2023 particolarmente difficile su questo fronte, anche in questo primo scorcio di 2024. Al netto delle preoccupazioni di categorie e cittadini però, secondo gli addetti ai lavori proprio quest'anno si potrebbe effettivamente iniziare a vedere la luce alla fine del tunnel, con una svolta nelle politiche monetarie su direttrici più espansive in grado di dare ossigeno al sistema. Ma qual è quindi, ad oggi, la situazione? E quali le previsioni per quest'anno? Il Dolomiti ha contatto Paolo Collini, economista ed ex rettore dell'Università di Trento, per fare il punto tra un (cauto) ottimismo per gli annunci della Banca centrale europea ed i rischi (la possibile recessione, o peggio, stagflazione) che comunque rimangono all'orizzonte, mentre i cittadini si trovano a fare (letteralmente) i conti con mutui sempre più cari, il caro-prezzi e, da quest'anno, con il ritorno dell'Iva ordinaria per il gas, un nuovo aumento delle bollette. Ma procediamo con ordine.
“La questione – spiega Collini – è che ci troviamo davanti ad una riduzione di accesso al credito, che può essere determinata da una minor domanda di credito o da una restrizione del credito stesso (da una minor offerta, quindi). Volendo, potremmo comunque vedere le due possibilità come due facce della stessa medaglia, visto che la minor domanda viene a sua volta influenzata dall'innalzamento dei tassi o da condizioni di bancabilità più restrittive. Il punto del discorso sta proprio qua: dall'estate del 2022 l'obiettivo della Banca centrale europea, aumentando i tassi di interesse, è quello di ridurre la massa monetaria per cercare di contenere l'evoluzione dei prezzi. Ed è esattamente quello che sta succedendo”. In altre parole: temporanei effetti depressivi sull'economia, come quelli denunciati dalla Cna, dipendono anche dalle conseguenze dei 10 rialzi consecutivi dei tassi operati dalla Bce dal luglio 2022 (prima della stabilizzazione tra novembre e dicembre dello scorso anno) per evitare una continua crescita del fenomeno inflattivo, considerato ben più pericoloso per l'intero sistema economico.
Di per sé non si tratta di un approccio monetario privo di rischi (come il possibile scivolamento in una fase recessiva, l'eccesso quindi, per così dire, di effetti depressivi sul sistema economico, o addirittura l'ipotesi stagflazione, nella quale la politica monetaria non riesce a contenere l'inflazione mentre la crescita economica si arresta), anche se inevitabile quando s'innesca una veloce surriscaldamento dell'economia, come osservato dopo le chiusure imposte dalla pandemia e la crisi innescata dall'invasione russa dell'Ucraina. Ma le prospettive future, per l'ex rettore di UniTn, ad oggi sono “moderatamente” positive.
“Stiamo vedendo ora gli effetti determinati da un rialzo dei tassi fino alla soglia del 4% - dice infatti Collini – ma se da una parte il rallentamento dell'economia porta inevitabilmente al rischio di recessione, dall'altra la Bce è pronta, al primo raffreddamento dell'inflazione, ad annunciare la fine della stretta sui tassi, come effettivamente successo nelle ultime settimane. Attualmente siamo ancora vicini al 4%, guardando al tasso di riferimento per l'indebitamento degli istituti bancari, e a livello di previsioni per il primo trimestre del 2024 sembra che i livelli saranno stabili. I tassi di mercato però, per esempio gli Euribor a 3 mesi, sono già scesi, portandosi dietro l'aspettativa di un rallentamento della stretta. A livello generale, le previsioni vedono per la fine del 2024 una riduzione dei tassi di 1/1,5 punti percentuali”. Un dato che permetterebbe quindi al credito di tornare a circolare in misura maggiore, contrastando gli effetti depressivi precedenti, fino al ritorno verso l'obiettivo di inflazione del 2% della stessa Bce.
Quel che è certo però è che, attualmente, gli effetti delle misure monetarie continuano a toccare tutti, a partire dalle imprese (come denunciato da Corrarati) fino alle famiglie che vedono innalzarsi il costo del proprio mutuo: “Il meccanismo poi si riflette a cascata, incidendo sulla domanda di abitazioni e quindi indirettamente sui prezzi (anche se l'effetto potrebbe essere compensato dalla domanda di 'beni rifugio' dell'inflazione, tra i quali il mattone ha sempre avuto un ruolo soprattutto per le famiglie)”. Se guardando ai dati previsionali si può manifestare, quindi, un (cauto) ottimismo (anche negli Stati Uniti la Fed ha già annunciato tagli ai tassi nel corso del 2024), la situazione attuale rimane complicata. “Il rischio ora è duplice – dice Collini –. Da una parte c'è la possibilità che l'erosione del potere d'acquisto delle famiglie causata dall'inflazione vada a pesare sulla domanda, come stiamo effettivamente osservando, con effetti negativi sul sistema”. Ed in questo contesto non aiuta il ritorno dell'Iva ordinaria per il gas dopo oltre due anni di misure di sostegno, con un aumento in bolletta stimato del 13% per le famiglie.
“Dall'altra – continua l'ex rettore di UniTn – rimane la possibilità che il meccanismo monetario non riesca ad essere del tutto efficace, non riuscendo quindi ad abbassare sufficientemente il livello dell'inflazione e deprimendo fino alla stagnazione l'economia. In termini tecnici si parla di stagflazione, una situazione considerata in passato impossibile ma che rappresenta oggi una delle più grandi paure a livello economico. A livello italiano poi dovremo tenere particolarmente alta l'attenzione sull'aumento della spesa pubblica, visto che il prossimo anno è previsto il rinnovo dei contratti pubblici. Come anticipato però, vedendo le previsioni attuali mi ritengo moderatamente ottimista: forse siamo riusciti a 'scollinare' il picco inflattivo senza dover fare i conti con la recessione”. Con la speranza che si tratti degli ultimi mesi di stretta e che, già nel corso del 2024, si possa arrivare ad un tiepida politica espansiva portando il credito ad un costo medio più basso (il famoso 2% target della Bce) per permettere ai vari attori, dai cittadini alle imprese, di indebitarsi con tassi ragionevoli.












