Mara Fait uccisa con l'accetta, Zyba Shehi davanti il giudice: ''Non ricordo nulla, ho sbagliato''. Convalidato l'arresto, proseguono le indagini
Nella giornata di ieri l'operaio 48enne che venerdì sera ha aggredito e ucciso Mara Fait, ha parlato per circa un'ora davanti al giudice per le indagini preliminari. Si attendono ora i risultati delle indagini per chiarire alcuni punti e l'esito dell'autopsia

ROVERETO. Il buio. Non ricorda nulla di quei terribili istanti. Di quei secondi nei quali ha alzato l'accetta che teneva in mano e ha colpito Mara Fait uccidendola. Nelle scorse ore la giudice Consuelo Pasquali ha convalidato l'arresto di Ilir Zyba Shehi, operaio di 48 anni che venerdì sera, poco dopo le 20, ha aggredito e uccido l'infermiera in pensione 63enne mentre stava facendo rientro a casa.
Il 48enne, reo confesso, nella giornata di ieri ha parlato per circa un'ora davanti al giudice per le indagini preliminari. L'uomo ha cercato di ricostruire quei terribili momenti di venerdì sera e gli ultimi anni di vita nell'edificio in cui abitava anche Mara Fait con la sua famiglia. Quei brevi instanti, però, nei quali ha alzato l'accetta ed ha colpito la vicina di casa, non li ricorda.
Ieri è stata eseguita l'autopsia sul corpo di Fait e sono in corso le indagini che dovranno chiarire l'elemento scatenante del femminicidio. Nel corso dell'interrogatorio, Ilir Zyba Shehi, in lacrime, è tornato con la mente a venerdì sera. Secondo quanto da lui stesso raccontato, stava rientrando a casa dopo aver svolto alcuni lavori nel giardino di casa. In mano aveva l'accetta perché poco prima l'aveva usata per tagliare dei pali. Non si conosce cosa con chiarezza sia poi successo davanti all'entrata dell'abitazione dove Ilir Zyba Shehi ha incontrato Mara Fait. L'operaio davanti al Gip ha spiegato di non ricordare quei momenti ma solo della donna che si sarebbe “messa ad urlare”, poi il buio.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini portate avanti dai carabinieri l'uomo avrebbe ucciso Mara Fait e gettato l'arma per terra per poi dirigersi dai carabinieri di Rovereto dove ha confessato quello che di terribile aveva fatto.
Come già riportato nei giorni scorsi (QUI L'ARTICOLO), c'erano già delle denunce della vittima a carico dell'operaio di origine albanese da anni residente in Vallagarina. I legali della donna, gli avvocati Flavio Dalbosco e Rosa Michela Rizzi, hanno infatti spiegaro che era stata richiesta l'attivazione del "Codice rosso" perché aveva paura. Ma qualcosa si era inceppato e oggi una comunità si stringe all'anziana madre, unica testimone oculare del delitto.
Le indagini da parte dei carabinieri ora proseguiranno. L'obiettivo è quello di fare luce su alcuni punti che risultano ancora poco chiari e che Ilir Zyba Shehi non è riuscito a ricordare davanti al giudice. Si attendono anche i risultati dell'autopsia.


















