Morte Andrea Papi, ecco i metodi per catturare Jj4: ''I cuccioli? Indifferente rispetto alle attività in corso e all'abbattimento dell'orsa''
Sono tre le possibili procedure di cattura di Jj4, l'orsa che ha ucciso Andrea Papi: "Il personale del corpo è presente di notte sul territorio per le attività di monitoraggio con il fucile e deve guardare davanti e deve guardarsi le spalle"

TRENTO. "L'esemplare ha il collare e l'orecchio, Jj4 è riconoscibile". I forestali spiegano la procedure di cattura e di abbattimento dell'orsa che ha ucciso Andrea Papi nei boschi di Caldes. "I cuccioli? Verifichiamo le immagini raccolte dalle fototrappole, incrociamo i dati e saremo in grado di dire a breve se è accompagnata", dice Giovanni Giovannini (dirigente del servizio Foreste della Pat) mentre Raffaele De Col (dirigente generale del Dipartimento di protezione civile, foreste e fauna della Provincia di Trento) aggiunge: "Se ci sono i cuccioli sono svezzati ma a ogni modo questo è indifferente rispetto alle attività in corso e dell'abbattimento dell'animale".
Sono tre le possibili procedure di cattura di Jj4. La trappola a tubo che contiene un'esca alimentare e olfattiva. "Si seguono i protocolli internazionali", spiega Giovannini. "In questo caso l'orso entra, aggancia l'esca e fa scattare il meccanismo: un sistema inizialmente utilizzato in Nord America e perfezionato, aggiornato e con le migliori tecniche possibili per il monitoraggio a distanza. Questi dispositivi devono essere collocati in luoghi che consentano di operare in sicurezza e i posti devono essere scelti con molta attenzione. L'intervento del personale del corpo è necessario in tutte le fasi e dobbiamo garantire la loro sicurezza".
Le tempistiche di cattura? "Sono molto diverse", aggiunge il dirigente del servizio Foreste della Provincia. "Alcuni esemplari entrano anche due volte di seguito e quindi bisogna sganciare il sistema, verificare la sicurezza e attivare il meccanismo. Altri orsi sono diffidenti: annusano e ritornano magari giorni dopo. Non si può definire il tempo di successo della cattura con trappola a tubo".
Ci sono poi i lacci, "utilizzati anche in Trentino per altre situazioni. Ci sono grossi limiti: il personale deve essere nelle vicinanze perché l'animale non può restare agganciato troppo a lungo. Può essere un metodo efficace ma questa zona è frequentata da almeno altri 20 orsi e quindi è estremamente pericoloso, soprattutto lavorare di notte in queste condizioni". Poi c'è il dardo narcotico: "Usata in emergenza e se l'animale resta fermo sul posto: questo è il sistema usato per l'esemplare di Andalo, per esempio". Ma questi ultimi due metodi sono considerati più critici perché richiedono una presenza più ravvicinata nell'ingaggio al plantigrado che si vuole prendere.
"L'esemplare femmina è più stanziale - prosegue Giovannini - mentre i maschi si spostano di più e percorrono più chilometri. L'installazione delle trappole a tubo è iniziata ma in questo momento non siamo in grado di dare informazioni sul metodo. La zona presenta più di 20 orsi e saranno poi le condizioni orografiche a determinare la scelta più opportuna per la sicurezza degli operatori".
Molto dipende anche dalle caratteristiche dell'orso. "Per esempio - evidenzia De Col - Mj5 pesa 340 chili e non sappiamo se entra nella trappola a tubo. La questione tecnica non è semplice, una gestione di alta difficoltà e pericolosità. Non abbiamo ancora lo spray in dotazione e che chiediamo con forza. Il personale del corpo è presente di notte sul territorio per le attività di monitoraggio con il fucile e deve guardare davanti e deve guardarsi le spalle".
Sono decine i forestali impegnati per la cattura di Jj4. "Non è un'attività semplice - dice il dirigente generale del Dipartimento di protezione civile, foreste e fauna - si opera in gruppi di 5/6 persone specializzate. Poi c'è la cinturazione di sicurezza. Sono tra le 20 e le 40 persone che operano costantemente". La priorità è sull'operazione che riguarda l'orsa che nel 2020 sul monte Peller ha ferito padre e figlio e una settimana fa ha ucciso Andrea Papi ma i forestali sono attivi su tutti e tre fronti degli orsi nel mirino. "Aspettiamo e attendiamo il parere positivo di Ispra per M62", conclude De Col.

















