“Uccidere Jj4? Sarebbe profondamente diseducativo. Il modello di convivenza esiste ed è quello abruzzese: bisogna applicarlo”
Anche Mario Tozzi è intervenuto ieri sera (18 aprile) a Cartabianca, parlando insieme ai diversi ospiti in studio della gestione degli orsi in Trentino dopo la cattura di Jj4, l'orsa che il 5 aprile scorso ha aggredito e ucciso il 26enne Andrea Papi nei boschi intorno a Caldes

ROMA. Si è parlato anche del Trentino, ed in particolare della gestione degli orsi sul territorio, nella puntata di ieri di Cartabianca, su Rai 3, dopo la cattura da parte dei forestali dell'orsa Jj4, che il 5 aprile scorso ha aggredito e ucciso il 26enne Andrea Papi nei boschi sopra Caldes. Tra gli ospiti intervenuti nella discussione, oltre all'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli e alla giornalista Elisa Isoardi, anche Mario Tozzi (primo ricercatore del Cnr, divulgatore scientifico, scrittore e conduttore televisivo) ed il condirettore di Libero, Pietro Senaldi.
Ad introdurre il tema però è stato un altro degli ospiti della trasmissione, Vittorio Sgarbi: “L'hanno catturata con due orsetti – ha detto il critico d'arte e presidente del Mart – ed è triste l'idea che venga uccisa”. L'alternativa sarebbe, secondo Sgarbi, il trasferimento in un luogo nel quale il plantigrado non possa rappresentare un pericolo, lontana dai centri abitati. “Non credo che l'orsa sia di per sé cattiva, non le farei qualcosa di fisico – ha continuato Sgarbi – cercherei di renderla innocua. E l'idea che dei piccoli orsetti rimangano senza la madre mi fa una certa malinconia”.
Rispondendo alla domanda di Bianca Berlinguer su cosa succederà ora che l'orsa è stata catturata, Tozzi ha poi esordito sottolineando come, in merito alla possibilità (richiesta più volte dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti) di abbattere l'animale: “Qualche ripensamento ci deve essere. Uccidere un individuo di una specie così importante, di una specie cosiddetta ombrello (che con la sua presenza protegge le altre specie e gli habitat), di una specie simbolo, è profondamente diseducativo. Porta a pensare che i sapiens possono sempre fare tutto sul mondo naturale come se ne fossero i padroni”.
Ma noi, ha proseguito l'esperto: “Abbiamo bisogno del mondo naturale, che ci rende una serie di servizi 'gratuiti' senza i quali non potremmo nemmeno sopravvivere. E ci rendono servizi anche orsi e lupi, che sono ai vertici delle catene alimentari ma sono schivi, se ne stanno per conto loro. Queste aggressioni sono reazioni a un comportamento che l'orso ritiene minaccioso. La cosa che possiamo fare è segnalare la nostra presenza, avere dei dissuasori con noi, essere educati a convivere con questi animali e fare un passo indietro ogni volta che serve. Perché è inutile fare programmi di ripopolamento se poi decidiamo noi secondo le nostre esigenze quanti orsi ci devono essere. L'unico limite alle popolazioni delle varie specie sono le risorse che gli da il territorio, non possiamo decidere noi quanti sono”.
Nella sua risposta Senaldi ha invece sottolineato come “se fosse stata eseguita l'ordinanza di abbattimento” emessa 2 anni fa “Andrea oggi sarebbe vivo. Io non ho nulla contro l'orso, che si è comportato da orso, ma l'uomo deve comportarsi da uomo e deve difendersi. Noi non dobbiamo personificare gli orsi, non sono esseri umani”. Gli esempi di convivenza che funzionano però, ha detto poi Tozzi, ci sono: “Non solo in America, dove ci sono ovviamente altri spazi, ma anche in Abruzzo, dove è vero che gli orsi sono di meno ma il territorio è più piccolo e soprattutto ci sono tante attività produttive. Lì sia i pastori che gli escursionisti non hanno mai avuto un incidente con l'orso. Non è che quegli orsi sono meno aggressivi (gli animali diventano aggressivi a seconda della situazione), lì le persone sono state educate”.
Al di là del grande dolore per la morte del 26enne, ha precisato in conclusione l'esperto: “Qui si parla di un problema più generale, della convivenza con il mondo naturale. Noi siamo stati il fattore che squilibrato questa convivenza: cogliamo questa occasione per vedere dove sono i punti di equilibrio, evitando che queste cose si ripetano, e applicando un modello che abbiamo vicino casa, quello dell'Abruzzo”.




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