Orsi, il Parco Adamello-Brenta prende posizione: ''Abbattere 70 orsi? Impraticabile. Basta con populismi e isterismi. La politica si affidi ai tecnici. Le soluzioni esistono già''
Dopo un silenzio stampa durato quasi tre settimane il soggetto che meglio conosce il progetto Life Ursus ha incontrato i sindaci spiegando loro come stanno le cose. Il presidente Ferrazza ha ricordato che da quando è stato nominato (2021) ''ho continuato a chiedere con insistenza che il Pnab potesse avere un ruolo determinante nella gestione degli orsi presenti sul nostro territorio. Non ho avuto risposta''. Le soluzioni per prevenire gli incidenti esistono ''anche se per troppo tempo i numerosi rapporti scientifici prodotti in passato sono rimasti a giacere nei cassetti''

TRENTO. Le soluzioni esistono, lo sterminio degli orsi o il trasferimento di 70 esemplari senza sapere come o perché è una cosa che non ha alcun fondamento sensato, abbattere un plantigrado non deve essere tabù ma va fatto nell'ottica di garantire la sopravvivenza della specie. Insomma: la politica ha fatto molto male in questi anni, ora, per favore, si affidi alla scienza che sa come gestire il fenomeno ''anche se per troppo tempo i numerosi rapporti scientifici prodotti in passato sono rimasti a giacere nei cassetti''. Ieri sera ha finalmente preso la parola il Parco Naturale Adamello Brenta, il soggetto che ha visto cominciare e svilupparsi il progetto Life Ursus e che, guarda caso, ha nel suo simbolo proprio l'immagine di un orso (come per altro innumerevoli comuni trentini, enti, negozi, associazioni perché al di là di quello che dicono alcuni l'orso è uno degli animali più radicati nella storia del Trentino e tolti gli ultimi anni compresi tra la fine dell''800 e i decenni del '900 c'è sempre stato).
''Oltre il legittimo profondo cordoglio per quanto avvenuto in Val di Sole, e oltre l’emotività, anche questa comprensibile - spiega il presidente del Parco Walter Ferrazza - è necessario tornare a dare spazio all’approccio scientifico, e ai tecnici. Bisogna farlo anche per rispetto ai familiari di Andrea. Ci sono criteri oggettivi che sono noti agli addetti ai lavori per prevenire gli incidenti e che devono essere a disposizione della politica. Sono contenuti in numerosi rapporti scientifici prodotti in passato, e purtroppo rimasti a giacere nei cassetti. Devono essere osservati nei minimi particolari. È più oneroso, in tutti i sensi, correre ai ripari dopo che il problema è esploso o agire prima?''.
''Bisogna anche tornare a fare rete, fra tutti gli attori del territorio, ed esprimere una posizione ferma, costruttiva, unanime. Abbattere un esemplare pericoloso di orso non deve essere un tabù, - chiarisce Ferrazza - ed era previsto fin dalle origini del progetto Life Ursus, conclusosi formalmente nel 2004. Ma non può essere l’unica soluzione possibile. Né è possibile pensare di risolvere il problema senza solide basi scientifiche sulle quali agire con interventi immediati. Realtà come il Parco possono dare un contributo importante all’elaborazione delle decisioni più opportune. Ma è importante che vengano coinvolte dal decisore politico e messe nella condizione di farlo”.
Queste in sintesi le posizioni espresse dal Parco Naturale Adamello Brenta, con il suo presidente Walter Ferrazza e il responsabile della ricerca scientifica, fra i protagonisti del progetto Life Ursus, Andrea Mustoni (il quale ha sottolineato come sia assurdo pensare di rimuovere 70 orsi), nell’incontro svoltosi ieri sera con i sindaci dei 30 comuni del Parco. Un incontro molto partecipato, in cui si sono confrontate posizioni diverse, con l’obiettivo di arrivare ad una sintesi costruttiva.
“Quanto è accaduto a Caldes – ha detto il presidente Ferrazza in apertura dei lavori – mi ha toccato profondamente, fino a togliermi il sonno. Sia per l’evento in sé, la morte di un giovane, sia perché da trentino sento la responsabilità di fare, anche in futuro, la cosa giusta. Questo incontro è stato voluto per fornire importanti informazioni di base sul progetto Life Ursus e per condividere la responsabilità che il Parco può prendersi per elaborare assieme delle possibili strategie comuni. Questo lo può fare solo attraverso una rete che raccoglie le istituzioni del territorio e si esprime in maniera univoca. Un lancio dell’agenzia Ansa del 2014, che ho recuperato, riporta una mia richiesta di intervento definitivo, di cattura, riguardante un’orsa pericolosa. Auspicavo che la definizione di un protocollo chiaro per la gestione delle situazioni critiche che un orso potesse creare fosse in grado di salvare uomo e progetto. Sono passati 10 anni e oggi più che mai quella speranza è utile e attuale e oggi quanto mai necessaria''.
''Dopo essere diventato presidente del Parco - prosegue Farrazza che è stato nominato nel 2021 quindi in piena ''era'' Fugatti - ho continuato a chiedere con insistenza che il Pnab potesse avere un ruolo determinante nella gestione degli orsi presenti sul nostro territorio. Non ho avuto risposta. Oggi dobbiamo rinnovare questa richiesta tutti assieme anche se il Parco non è rimasto, nel frattempo, a guardare. Abbiamo infatti continuato a perseguire (soli) i principi della convivenza investendo giornalmente sul versante della comunicazione. Sito web, comunicati stampa, depliant e brochure, incontri sul territorio e nelle scuole sono solo alcune delle azioni che abbiamo posto in essere. E oggi è ancora più utile che lo facciamo, assieme anche agli altri soggetti del territorio. Ci mettiamo volentieri a disposizione di eventuali scelte con competenza ed esperienza. Sul versante dei media, dopo la tragedia di Caldes, il Parco ha osservato il silenzio stampa. Abbiamo fatto questa scelta innanzitutto per rispetto nei confronti di questa tragedia. Oggi però pensiamo sia utile confrontarci e portare il nostro contributo all’evoluzione del dibattito”.
La parola è poi andata a Mustoni che ha tracciato una panoramica del percorso fatto fin dagli anni 90. Poi ha chiarito che ''gestire animali selvatici è un lavoro, una professione. Bisogna che ai tecnici venga dato nuovamente il ruolo che spetta loro e che supportino e aiutino con coraggio i politici a fare le scelte più corrette nell’interesse di tutti. Cosa vorremmo, come Parco, che accadesse, da qui in avanti? Innanzitutto che la discussione venisse riportata su binari tecnici, più corretti e lontani dal vociare di questi strani giorni. Dobbiamo farlo andando oltre i populismi e il tifo da stadio. Dobbiamo farlo anche per rispetto ai familiari di Andrea Papi. Ma catturare e trasferire o addirittura abbattere 70 orsi mi sembra non praticabile. Non sono chiuso all’idea di diminuire il numero di orsi sul territorio. Inoltre, la diminuzione degli orsi non può essere intesa come la sola soluzione. Al contrario, devono essere perseguite tutte le strade possibili per diminuire la possibilità che si verifichino incidenti o situazioni sgradevoli. Un lavoro difficile ma fattibile se si curano anche i minimi particolari. Ed è necessario che gli esperti tornino ad avere un ruolo importante. È più oneroso in tutti i sensi correre ai ripari dopo che agire prima”.
Da parte dei sindaci sono emerse puntuali richieste di chiarimento sulla situazione e sulle diverse strategie possibili, come l’abbattimento, la rimozione e così via. Molte, naturalmente, le preoccupazioni espresse dai primi cittadini. Ma assieme a queste, anche il riconoscimento che confrontarsi è utile e che farlo con dei tecnici lo è ancora maggiormente. Anche perché, è stato osservato, certe cose emerse nel corso dell’incontro non si erano mai sentite prima, e sono utilissime al fine di ragionare più seriamente e sensibilizzare anche gli organismi provinciali sull’importanza di un ente come il Parco. Naturalmente nel rispetto della distinzione dei ruoli fra piano tecnico e piano politico, e mettendo sempre al primo posto la sicurezza dei cittadini.














