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| 31 mag 2023 | 06:01

Orsi, dal ''progetto fuori controllo'' al ''numero massimo di 50 esemplari'' dal ''referendum'' allo ''spray'', tutte le bufale (anche di chi governa) smentite dal Pnab

Il Parco Adamello Brenta ha diffuso un nuovo documento con domande e risposte sui luoghi comuni che si stanno diffondendo in queste settimane smentendoli (molti dei quali rilanciati in più di un'occasione anche dal presidente della Provincia Fugatti). Ne analizziamo alcuni rimandando al documento integrale che spiega anche come comportarsi e quali sono per il parco le prospettive future per i plantigradi in Trentino 

Orsi, dal progetto fuori controllo'' al numero massimo di 50 esemplari'' dal referendum'' allo spray''

TRENTO. Una serie di domande con altrettante risposte elaborate dal Parco Naturale Adamello Brenta per smentire le tante bufale che circolano sul tema, alcune delle quali, aggiungiamo noi, purtroppo rilanciate e diffuse da chi oggi governa il Trentino e ad ogni occasione pubblica non manca di trasmette informazioni sbagliate o palesemente false. Viene, quindi, spontaneo chiedersi come possa poter affrontare un tema del genere chi dimostra, nonostante la posizione che ricopre, tante lacune e ignoranza in materia.

 

E viene da chiedersi come alcuni cittadini possano credere proprio a questa politica che è così poco ferrata sull'argomento e che promette loro di eliminare 70 orsi, genericamente, come soluzione ai loro problemi riportando la popolazione dei plantigradi a circa 50 esemplari, tanti quanti ce ne erano quando si verificò l'aggressione di Daniza nel 2014 a dimostrazione del fatto che non è il numero a fare la differenza, perché l'incidente può avvenire anche con un solo orso presente, sono i comportamenti, l'informazione e la prevenzione a cambiare le cose.

 

Tutto ciò a fronte del fatto che ad oggi questa stessa amministrazione provinciale non ha nemmeno cambiato i bidoni della spazzatura di Caldes e dei paesi che gravitano attorno al monte Peller dove ci sarebbero almeno 20 esemplari (e dove è avvenuta il 5 aprile la tragedia costata la vita ad Andrea Papi). E proprio in questi giorni altri esemplari si sono avvicinati ai centri abitati attirati proprio dalla spazzatura (è così che si trasformano gli orsi in confidenti e poi problematici). 

 

Ma analizziamo le false informazioni diffuse con conseguente spiegazione del Parco Adamello Brenta che ha diffuso ieri un dettagliato documento con domanda e risposta. 

 

La più clamorosa (ripetuta in tute le sedi) è quella del presidente Fugatti che continua ancora oggi a dire che il progetto di reinserimento degli orsi prevedeva un numero massimo di 40-50 esemplari (notizia smentita da il Dolomiti già all'indomani delle prime dichiarazioni del governatore trentino seguite alla tragedia di Caldes).

 

Questo il Parco:

Il progetto non prevedeva un numero massimo di orsi, ma un numero minimo da raggiungere come obiettivo (40-60) individuato come Minima Popolazione Vitale, un concetto conservazionistico che descrive una popolazione animale in grado di andare verso il futuro senza nuovi interventi di ripopolamento da parte dell’uomo.

 

Sempre Fugatti in più di un'occasione ha ribadito che il progetto di ripopolamento degli orsi sarebbe sfuggito di mano essendo oggi circa 120 gli esemplari (e per questo ne vorrebbe eleminare almeno 70). Frase pronunciata espressamente da Lorenzo Cicolinipresidente della Comunità della val di Sole, durante la conferenza stampa al Commissariato del Governo dell'8 aprile scorso.

 

Questo il Parco:

Lo sviluppo numerico della popolazione degli orsi in Trentino è da considerarsi anormale? No. Lo studio di fattibilità realizzato da ISPRA (allora INFS) su commissione del Parco nel 1998 (poi pubblicato nel 2000) ipotizza crescite simili a quelle che si sono verificate.

 

Ancora Fugatti: ''Gli scienziati vanno ascoltati ma non ci avevano detto che l’orso avrebbe aggredito e ucciso una persona” (QUI IL VIDEO).

 

Questo il Parco:

Ci si aspettava la possibilità che un orso aggredisse o uccidesse una persona? La possibilità che un orso aggredisse una persona, anche con esiti gravi, era prevista dallo studio di fattibilità realizzato nel 1998 e posto alla base della richiesta di tutti i permessi ottenuti per liberare gli orsi. Il fatto che potesse uccidere era evidente anche dopo l’aggressione drammatica del 2015 vicino a Cadine, nel contesto della quale il runner aggredito si è salvato ma subendo ferite al limite del mortale.

 

Si smentisce anche la bufala, ripetuta in vari contesti e finita anche su manifesti e striscioni (come durante la manifestazione contro gli orsi avvenuta il 20 maggio cui ha partecipato salendo anche sul palco il presidente Fugatti) che l'opinione pubblica sarebbe stata contraria alla reintroduzione degli orsi. E c'è chi ha anche chiesto un referendum sull'argomento (Fugatti lo proponeva nel 2015 con la Lega).

 

Questo il Parco:

La reintroduzione è stata voluta dalle genti trentine. (...). In un contesto democratico, già la mole di permessi elencati nel punto precedente (dalla Ue a tre ministeri, a commissioni varie e servizi forestali della Pat oltre Ispra, Parco Adamello Brenta, comitato faunistico provinciale, etc ndr) , molti dei quali ottenuti in base all’opinione dei nostri referenti territoriali (sindaci, rappresentanti dei comuni e di molte associazioni di categoria) può essere considerata come una base di condivisione. Inoltre, prima del progetto sono stati realizzati numerosi incontri pubblici e numerosissimi articoli su giornali trentini, utili a presentare alla gente quanto si stava andando a realizzare. (...) È stato inoltre realizzato un sondaggio demoscopico commissionato a Doxa s.r.l.​ (...) In base a tutte queste cose, l’eco del progetto prima ancora che ne iniziassero le fasi esecutive dei rilasci è stato fortissimo​. Da notare anche che lo strumento referendario richiamato più volte da alcune componenti sociali non è previsto per legge nel nostro contesto provinciale.

 

Sui social, anche a commento di alcuni video e articoli pubblicati da il Dolomiti su deficienti che inseguono gli orsi in macchina o fatti simili, sostengono che fanno bene perché gli orsi dovrebbero avere paura dell'uomo e quindi, in qualche modo, sia utile spaventarli se li si incontra.

 

Questo il Parco:

Può sembrare paradossale ma gli orsi che tanto spaventano numerose persone, sono pericolosi solo quando hanno paura dell’uomo. Per questo motivo, oltre alle semplici regole di comportamento che si possono trovare su opuscoli, cartelloni e siti web, è di estrema utilità pensare che gli orsi non debbano essere spaventati. Nel caso di un incontro a breve distanza, il nostro comportamento dovrebbe essere sempre legato al tentativo di fare capire all’orso che noi non siamo una fonte di pericolo

 

Poi anche una considerazione sul famigerato spray al peperoncino che la Lega di governo (la deputata Vanessa Cattoi in testa lo ribadiva pochi giorni fa) vorrebbe consegnare a tutti i frequentatori dei boschi (in questi giorni sono continui i titoli a tutta pagina per parlamentari leghisti e ministri che dicono ''via libera allo spray al peperoncino ai forestali'' ma Cattoi e gli altri esponenti leghisti aggiungevano ''Ma non basta, vogliamo che venga data la possibilità di avere lo spray antiorso a tutti i cittadini'').

 

Questo il Parco 

Lo spray può essere utile, ma il Parco, consapevole dei possibili risvolti negativi, si è espresso negativamente nelle osservazioni alla bozza del piano faunistico provinciale realizzata nel 2023, lasciando aperta l’ipotesi di un utilizzo da parte dei soli agenti Forestali. Per le persone che normalmente frequentano il bosco lo spray antiorso rimane sconsigliato oltre che, fino ad oggi, proibito per legge''. 

 

Infine anche la bufala rilanciata quando era all'opposizione sempre dall'attuale presidente della provincia Fugatti sul fatto che chi dice che i lupi sono ritornati in Trentino e non sono stati reintrodotti racconterebbe ''barzellette e storielle''.

 

Per il Parco chi dice che i lupi siano stati reintrodotti si affida a ''dicerie'' e chiarisce in maniera diretta: ''I lupi sono stati reintrodotti? No. I lupi sono tornati sull'Arco Alpino spontaneamente dagli Appennini e dalle montagne Dinariche slovene''.

 

Le faq del Parco sono tutte molto interessanti. Aggiungono risposte sui comportamenti da tenere in caso di incontro con i plantigradi, su se siano più ''pericolosi'' i lupi o gli orsi, su sia meglio catturare o abbattere gli esemplari problematici e se debba essere l'uomo ad adeguarsi alla presenza dell'orso o viceversa. Pubblichiamo il documento integrale qui sotto.

 

 

 

 

Concludiamo con la risposta alla fatidica domanda ''Quale è la posizione del Parco sul futuro dell’orso?''

 

Ecco la risposta:

La situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni lascia forti dubbi sulla conservazione della popolazione di orsi nell’area del Parco. Ai fattori di minaccia già presenti, come la consanguineità, si è andato nel tempo a sovrapporre un astio da parte di alcune componenti sociali che, in mancanza di misure concrete, potrebbe portare al bracconaggio.

 

Ma gli orsi sono presenti e l’impegno che è stato preso reintroducendoli non può venire a meno in un momento difficile come quello che stiamo vivendo. In questo contesto il Parco ribadisce la necessità di allontanare la discussione dagli estremismi che si sono venuti a creare tra chi vuole l’orso “a tutti i costi” e chi ne vorrebbe la rimozione. È necessario tornare ad un dibattito costruttivo e tecnicamente corretto che tenga conto anche dell’opinione della gente senza rimanerne imbrigliata e seguendo i canoni dei più normali processi democratici.

 

Il Parco rimane inoltre dell’idea che alla base delle azioni di conservazione nei confronti dei grandi carnivori debba esserci una intensa attività di educazione ambientale e di comunicazione che abbia i connotati della trasparenza, della correttezza e della laicità. È necessario creare una cultura dell’orso per abbassare il più possibile il rischio di incidenti.

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