Orsi in Trentino, ''Nessuna situazione fuori controllo'', l'Ispra a il Dolomiti: ''Ci aspettavamo fino a 120 esemplari'' e sul piano di reintroduzione? ''Il primo della Pat fu bocciato''
Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di Ispra, racconta la volontà iniziale di Pat e Parco Adamello Brenta di reintrodurre gli orsi in Trentino ma che il primo piano presentato fu considerato "inadatto". Sterilizzare JJ4? " Negli scorsi anni ci fu chiesto la possibilità di un intervento sperimentale di sterilizzazione visto che l'aggressività dell'orsa JJ4 sembrava legata all'avere dei cuccioli. Fummo favorevoli ma poi la Pat non prosegui. Ora non avrebbe senso"

TRENTO. “Non vi è alcuna situazione fuori controllo dal punto di vista biologico degli orsi in Trentino”. Usa parole chiare e nette Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in merito alla situazione che molti hanno invece definito insostenibile sul territorio.
Nonostante non si sappia ancora con certezza quanti siano esattamente gli orsi presenti in provincia di Trento, il numero dei plantigradi nelle scorse settimane è finito al centro delle polemiche. Lo stesso governatore Fugatti ha parlato di almeno 70 esemplari in eccesso e che il progetto Life Ursus “prevedeva una cinquantina di esemplari” (QUI L'ARTICOLO) , affermazione questa smentita da più parti.
A chiarire la situazione è il professor Piero Genovesi che nel 2000 è stato fra gli autori dello “Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno sulle Alpi centrali”.
Dottor Genovesi, è vero che gli orsi in Trentino dovevano essere una cinquantina e che invece la popolazione è 'sfuggita di mano' ?
C'è un rapporto uscito nel 2000 che è lo studio di fattibilità che abbiamo redatto in merito alla reintroduzione dell'orso bruno. Vengono riportate nero su bianco tutte le previsioni fatte. Solo nell'area Trentino occidentale ci si poteva aspettare fino a circa 120 orsi e quindi non vi è alcuna situazione dal punto di vista biologico fuori controllo. La soglia dei 50 orsi non era l'obiettivo ma solo un primo passo affinché la reintroduzione avesse un primo senso per ricreare una popolazione di orsi nell'intero arco alpino.
E' vero che Ispra espresse un parere negativo sul progetto iniziale di reintroduzione dell'orso in Trentino?
Il parere sul primo progetto dell'allora “Istituto nazionale della fauna selvatica”, oggi Ispra, che non solo era obbligatorio ma anche vincolante, fu negativo e vennero sollevate una serie di perplessità.
Di che genere?
Lo studio iniziale era esclusivamente focalizzato sul parco Adamello Brenta, analizzava l'idoneità dell'area per una popolazione di orsi e pensava al rilascio di 3 plantigradi. Noi dicemmo che gli orsi si muovano su aree molto più ampie. Non si poteva fare uno studio solo sul parco. Gli orsi in pochissimo tempo avrebbero raggiunto il Veneto oppure l'Austria e sottolineammo la necessità di ampliare l'area considerata. Andava poi studiato l'impatto in termini socio economici. Uno non può liberare l'orso e non farsi carico degli effetti. Sottolineammo anche la necessità di sentire gli abitanti della zona non solo quella interessata ma anche i territori confinanti. Facemmo una serie di rilievi e inizialmente il progetto di blocco e non venne attivato.
E cosa si decise di fare?
Si fece una modifica del progetto Life Ursus. I fondi furono reindirizzati e riprogrammati in accordo con Bruxelles. L'obiettivo fu quello di fare una valutazione più dettagliata con un nuovo studio di fattibilità. Ci fu un sondaggio di opinione con la Doxa in un'area più ampia, dal Bresciano all'Alto Adige, in cui si chiesero diversi elementi alla popolazione parlando di anche di squadra di pronto intervento e di danni indennizzati. I risultati furono inaspettatamente positivi. Riscontrammo una forte proporzione a favore della reintroduzione dell'orso che non ci aspettavamo.
La Provincia si mosse poi per cambiare la norma sull'indennizzo dei danni e per creare la squadra di Pronto intervento. Arrivò anche l'ok dall'Austria e dalla Svizzera e gli altri territori confinanti. Si decise di reintrodurre nove esemplari e non tre come nel primo progetto. Solo a fronte di tutte queste modifiche Ispra cambiò il proprio parere esprimendo un giudizio favorevole. Serviva anche l'ok del Ministero che nonostante alcune perplessità decise di darlo.
Chi fece il primo studio?
Fu la Provincia di Trento con il parco Adamello Brenta. Facemmo diversi incontri perché insistettero moltissimo sulla reintroduzione. Il nostro ruolo è sempre stato quello di segnalare gli eventuali problemi. Pur essendo contenti per la reintroduzione, il piano elaborato dal professor Schröder, un ricercatore tedesco di grande esperienza, per noi non era adeguato.
Lei crede che si possono spostare 70 orsi?
A questa domanda evito di rispondere. E' un argomento oggetto di valutazioni anche politiche.
C'è poi la questione sterilizzazione.
JJ4 aveva mostrato in passato comportamenti di crescente aggressività che però non prevedano la rimozione secondo il Pacobace. Quindi la Provincia ci chiese la possibilità di un intervento sperimentale di sterilizzazione visto che l'aggressività dell'orsa JJ4 sembrava legata all'avere dei cuccioli. La sterilizzazione avrebbe potuto avere un senso.
Noi abbiamo interpellato i massimi esperti e alla fine siamo arrivati alla conclusione che è un tipo di intervento mai fatto al mondo ed era quindi solo sperimentale ma che poteva aver senso. Era potenzialmente utile per ridurre l'aggressività della femmina. Il parere fu favorevole ma poi la Provincia decise di non percorrere questa strada.
Ora non avrebbe più senso?
Adesso non è pensabile per l'orsa JJ4. La nostra posizione tecnica è che il livello di aggressività è tale che l'immissione in natura sia assolutamente non percorribile.














