Orsi in Trentino, la Lndc: ''Dalla Provincia di Trento anni di malagestione. Stop a quella territoriale. Della prevenzione del piano faunistico non è stato attuato nulla''
Sul piano mediatico la contrapposizione che sta creando il presidente Fugatti nelle trasmissioni nazionali oltre che nelle conferenze stampa sta creando una frattura sempre più netta con il Paese. Una strategia buona sul piano elettorale all'interno ma che non aiuta minimamente il territorio ad avere risposte. L'avvocato Letrari: ''Il Piano Faunistico Provinciale approvato alcuni mesi fa prevede una serie di misure di prevenzione, monitoraggio e comunicazione che l’ente non ha mai realmente messo in campo''

TRENTO. ''La gestione della fauna selvatica, in particolare di quella protetta, non può essere lasciata in mano a una singola amministrazione locale. La mancanza di adeguate misure di prevenzione degli incidenti e della corretta informazione alla popolazione ha comportato che la Pat lavorasse sempre sull’emergenza, emettendo ordinanze per la “rimozione” degli animali problematici a seguito di incidenti che potevano essere evitati''. A parlare è l'avvocato Paolo Letrari responsabile grandi carnivori della Lndc Animal Protection e di fatto arriva a chiedere quello che molti temevano sarebbe potuto succede, visto la tutt'altro che fulgida gestione del rapporto uomo-grandi carnivori che c'è stata in Trentino negli ultimi anni: una sospensione dell'Autonomia, almeno in questo ambito.
E d'altronde gli interventi pubblici del presidente Fugatti in televisione o nelle conferenze stampa dove di fatto attacca tutti senza mai assumersi la responsabilità di nulla e senza poter raccontare cosa ha fatto la sua amministrazione in questi 4 anni di governo (semplicemente perché non si è fatto altro che proseguire con l'ordinaria amministrazione seguendo, a marce ridotte, quanto messo in campo in precedenza) non sta aiutando la causa trentina ma sta isolando sempre di più il territorio agli occhi del Paese. Un'operazione senz'altro utile all'interno dei confini della Provincia a fini elettorali ma che non faciliterà certamente il raggiungimento di qualche beneficio per il territorio e ''sparate'' come quella che ''elimineremo 50 orsi, li porteremo via, come non lo sappiamo ma l'importante è farlo'' dimostra come non si stai minimamente affrontando sul serio la questione (ci vorrebbero anni per farlo, infatti, e da soli non accadrà mai) ma si sta giocando con l'emotività delle persone polarizzando le opinioni.
Non stupisce, allora, che comincino ad arrivare richieste di depotenziare l'autonomia trentina sul tema gestione grandi carnivori dimostrando, anche in questi giorni, di non essere in grado di assumersi quelle responsabilità che l'autonomia richiede ma concentrata nel cercare colpevoli altrove (dal Tar all'Ispra, passando per ''quelli di città''). ''Bisogna che passi il concetto che la gestione della fauna selvatica, in particolare di quella protetta, non può essere lasciata in mano a una singola amministrazione locale - spiega Letrari -. Soprattutto ora, alla luce della recente modifica del II comma dell'art. 9 della Costituzione a mente del quale "la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Per questo ci rivolgeremo anche alla UE, che ha finanziato il progetto affinché vengano rispettati i principi fissati dalla Direttiva Habitat in materia di conservazione delle specie protette, e siamo pronti ad arrivare alla Corte di Giustizia europea, che già si è pronunciata in materia nel 2020 e prima ancora nel 2018”.
Per la Lndc l'origine dei ''mali'' arriva proprio dal fatto che non è stato centralizzato il progetto di gestione del Life Ursus. ''Il Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (comunemente noto come Pacobace) fu redatto, sottoscritto e formalmente approvato da diversi enti territoriali e nazionali: Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Regioni Friuli Venezia Giulia, Regione Lombardia, Regione Veneto, Ministero dell’Ambiente e Ispra. Il coinvolgimento dei vari enti territoriali - spiega la Lndc - era dovuto al fatto che, in base al progetto iniziale, la popolazione di plantigradi avrebbe dovuto essere distribuita su tutte le Alpi centro-orientali attraverso la creazione di corridoi in grado di attirare gli orsi nei vari territori delle Regioni confinanti con il Trentino. La prima criticità, quindi, è stata quindi il rifiuto da parte delle altre Regioni ad accogliere orsi sui propri territori nonostante fossero firmatarie del Pacobace''.
''Ma lo stesso Pacobace - prosegue l'associazione animalista - in un certo senso, è stata una criticità perché ha spostato la responsabilità della gestione della popolazione di orsi sugli enti territoriali anziché centralizzarla a livello statale. A tal proposito, è bene ricordare che la fauna selvatica è un patrimonio indisponibile dello Stato e quindi di tutti i cittadini italiani. Un altro aspetto importante da sottolineare è che le eventuali infrazioni alla Direttiva Habitat dell’Unione Europea commesse dalla Provincia Autonoma di Trento, che attualmente è l’unico ente responsabile della gestione degli orsi, ricadono comunque sullo Stato e pertanto su tutti i cittadini italiani. E in questi anni, la Pat ne ha commessi tanti di errori, spesso entrando in contraddizione con quanto dichiarato dalla stessa amministrazione. Il Piano Faunistico Provinciale approvato alcuni mesi fa, infatti, prevede una serie di misure di prevenzione, monitoraggio e comunicazione che l’ente non ha mai realmente messo in campo. Si parla di cassonetti dei rifiuti a prova di orso, indagine sul comportamento dell’orso mediante radiocollari applicati a un vasto numero di soggetti, promozione di forme di custodia migliori per il bestiame, miglioramento dei corridoi faunistici, adozione di un piano di comunicazione. Ma tutto questo non è mai stato eseguito in alcun modo. L’unica azione, prevista anche nel suddetto piano faunistico, che la PAT intende mettere in campo è la “rimozione” dei soggetti eccessivamente pericolosi o dannosi''.


















