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| 10 apr 2023 | 20:01

Orsi in Trentino, ''Le parole dell'ex ministro Costa rivelano le mancanze della Pat''. L'attacco di Oipa: "Si è investito poco o nulla in termini di prevenzione''

“Come si poteva pensare che reintrodurre a forza gli orsi nelle Alpi e soprattutto nella Provincia di Trento, densamente popolata, non avrebbe potuto causare problemi senza la messa in campo di strumenti d’informazione e di prevenzione?”. L'Oipa riprende le parole dell'ex ministro Sergio Costa e spiega: "In questi anni è stata inesistente l’informazione e la formazione per un corretto comportamento in escursione"

Orsi in Trentino, Le parole dell'ex ministro Costa rivelano le mancanze della Pat''

TRENTO. Le parole dell'onorevole Sergio Costa fanno discutere. In un'intervista rilasciata a il Dolomiti, l'ex ministero all'Ambiente ha spiegato che “il Trentino rifiuto un piano di convivenza con i grandi carnivori” nonostante fosse completamente a carico del Ministero dal punto di vista economico. (QUI L'INTERVISTA

 

Quello che Costa ha “rivelato” ha spiegato l'Oipa in una nota “stupisce”. “La Pat – continua - rifiutò un piano di convivenza con i grandi carnivori che avrebbe messo in campo risorse per un serio monitoraggio in tempo reale (anche per informare la popolazione)”.

 

Il piano l'ex ministro assieme a Ispra avevano messo in campo non è purtroppo sopravvissuto alla contrattazione con la Provincia di Trento che, come ha spiegato lo stesso Costa, ha deciso di rifiutarlo “senza però spiegarne il motivo”. 

 

L'Oipa, dal punto di vista delle attività di prevenzione e sensibilizzazione prende d'esempio l'impegno messo dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) a cui la Provincia di Trento dovrebbe prendere “d'esempio per una corretta gestione della fauna selvatica”.

 

Mentre gli esperti fanno notare come non sia il numero di orsi a causare problemi, ma le occasioni d’incontro con gli esseri umani, spiega sempre in una nota l'Organizzazione Internazionale Protezione Animali,   che dovrebbero quindi essere opportunamente limitate anche con l’allestimento di corridoi ecologici, “il solo considerare la gestione 'illuminata' della Pnalm evidenzia come nella Provincia autonoma di Trento, al contrario, le azioni finalizzate a una serena convivenza tra gli orsi e le comunità locali siano state a dir poco lacunose”.

 

Nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, il movimento degli escursionisti è regolamentato: nelle zone di riserva integrale e di riserva generale è vietato uscire dai sentieri. In alcune aree si può andare liberamente, anche con il cane (al guinzaglio), o il con il cavallo o in bici, ma in altre no, come ha spiegato in questi giorni Luciano Sommarone, direttore del Parco. E nella “zona A” della riserva ci si può muovere solo a piedi, sui sentieri e senza cani. In questa zona non entrano né equini né mezzi di alcun tipo, incluse le mountain bike.

 

Come si poteva pensare – si chiede l'Oipa - che reintrodurre a forza gli orsi nelle Alpi e soprattutto nella Provincia di Trento, densamente popolata, non avrebbe potuto causare qualche problema senza la messa in campo di strumenti d’informazione e di prevenzione?

 

Le critiche arrivate in questi giorni riguardano soprattutto la mancanza negli anni di adeguate azioni di prevenzione e sensibilizzazione.  “La Provincia di Trento ha investito poco o nulla in termini di prevenzione, compresi i corridoi faunistici, che eviterebbero sconfinamenti e incidenti, e quasi inesistente è stata in questi anni l’informazione e la formazione per un corretto comportamento in escursione” ha affermato il responsabile per la Fauna selvatica dell’associazione, Alessandro Piacenza. 

L’Oipa fa infine sue le parole dell’ex ministro Costa a commento dell’intenzione del presidente Maurizio Fugatti di uccidere metà della popolazione degli orsi trentini: “Così si torna al Medioevo e non si risolve il problema perché non si va a diminuire l’indice di rischio”.

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