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| 08 apr 2023 | 20:36

"Pochi mesi e le cooperative potrebbero chiudere i battenti". Il 'gettonista' al pediatra ospedaliero: "Si prospetta un'emergenza sanitaria, ridotta a una triste 'guerra' tra noi"

Prosegue il dibattito sulle cooperative di medici gettonisti. Dopo la lettera del medico ospedaliero (dipendente pubblico) risponde il pediatra Cuffaro: "Si riduce il nocciolo del problema all'aspetto retributivo. Quando un'azienda, a causa di una cattiva programmazione si trova a non avere abbastanza personale specializzato per svolgere determinate mansioni, è costretta a esternalizzare il lavoro"

"Pochi mesi e le cooperative potrebbero chiudere i battenti"
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Prosegue il dibattito sulle cooperative di medici gettonisti, liberi professionisti 'ingaggiati' dal sistema sanitario pubblico per sopperire alla grave carenza di personale.

 

"Tra qualche mese probabilmente le cooperative chiuderanno i battenti, ma i punti nascita con meno di 500 nati all'anno verranno mantenuti aperti. Esattamente l'opposto di ciò che raccomandano le associazioni dei medici ginecologi, neonatologi e degli anestesisti-rianimatori", ribatte il dottor Giorgio Cuffaro, libero professionista attivo per alcune cooperative in alcuni ospedali in Veneto e in Alto Adige, nel botta e risposta con il collega ospedaliero, dipendente nel pubblico.

 

Quest'ultimo in una lettera inviata a il Dolomiti qualche giorno fa, accusava che fosse "una menzogna quella della copertura dei turni più scomodi" e che quindi "Natale, Pasqua e i ponti festivi non sono mai coperti da medici gettonisti, che fanno molte notti sì, ma soprattutto quando comoda a loro, per poter incastrare più turni in più ospedali e guadagnare di più".

 

Da mesi ormai è noto che il pubblico, faticando a coprire i turni nelle strutture ospedaliere con le proprie risorse interne, stia cercando di 'esternalizzare' i propri servizi. Se da una parte questa non può essere considerata una soluzione a lungo tempo, dall'altra le aziende sanitarie non sembrano riuscire a trovare altre soluzioni (nonostante, come sottolineato dai sindacati, siano molte le criticità di questo modus operandi).

 

Cuffaro quindi si difende (nuovamente) dalle accuse del pediatra ospedaliero, rispondendo in una lettera di cui riportiamo il testo di seguito.

 

Caro collega,

 

mi spiace molto per il risentimento che hai dimostrato nella replica alla mia intervista a Il Dolomiti. Cercherò di rispondere per punti con la premessa che, essendo tu dipendente, a differenza mia che ho lavorato in 15 ospedali negli ultimi 3 anni, non puoi che avere un punto di vista estremamente "limitato" (oltre che distorto).

 

Sono molto dispiaciuto, in particolare, per il tuo intento di trasformare quella che potrebbe configurarsi come una emergenza sanitaria (ambulatori ridotti all'osso, non solo pediatrici, reparti ridimensionati o addirittura chiusi, con enorme disagio per l'utenza ed esposizione ad aumentati rischi, se pensiamo al valore che ha il tempo nel gestire le emergenze-urgenze) in una triste guerra "dipendenti-gettonisti", riducendo il nocciolo del problema all'aspetto retributivo. Ma agli utenti, poco importa chi rianima loro figlio efficacemente scongiurando una asfissia neonatale, o chi lo visita accuratamente in ps prescrivendo la più adeguata terapia.
 

Ma andiamo con ordine. Nella tua risposta dici che "Natale, Pasqua e i ponti festivi non sono mai coperti da medici gettonisti". Il tuo "mai" si scontra violentemente con la realtà italiana in svariati reparti e, per certo con 2 pediatrie del Veneto dove, la cooperativa con cui collaboro, copre tutte le notti dell'anno, e tutti i festivi diurni, maggiori e minori.

 

In quei reparti, di pediatri dipendenti, ce ne sono un paio. Come potrebbero tenere aperto? Si scontra anche con altre 3 pediatrie del Veneto dove sono sistematicamente coperte quasi tutte le notti dei weekend (circa il 90% dei venerdì, sabato e domenica notte di ogni mese), anch'esse con un numero di dipendenti che è circa la metà di quello necessario per "mandare avanti la baracca" con le sole forze interne. Questa situazione è una costante anche per diversi altri reparti specialistici diversi dalle pediatrie.

 

Da che mondo è mondo, quando un'azienda, a causa di una cattiva programmazione (come è questo il caso), o di un imprevisto aumento delle commesse, si trova a non avere abbastanza personale specializzato per svolgere determinate mansioni, è costretta a esternalizzare il lavoro, avvalendosi di consulenti esterni. Consulenti esterni, come sono i "gettonisti", che percepiscono una retribuzione oraria superiore ai dipendenti di quella stessa azienda (niente di clamoroso). È ciò che è accaduto con i nostri reparti, non solo pediatrie, ma anche ginecologie, radiologie, cardiologie, psichiatrie e, ovviamente, anche i Pronto Soccorso dell'adulto.

 

Scrivi "fanno molte notti sì, ma soprattutto quando comoda a loro". Forse nel tuo reparto; in quelli dove lavoro io, sono i primari a richiedere i turni, e la cooperativa si impegna a coprirli, in genere con ben poco margine di modifica delle richieste stesse. In una delle pediatrie venete dove ho lavorato, con un importante numero di accessi di pronto soccorso pediatrico, lo scorso anno mi sono trovato per 2 festivi diurni a lavorare da solo. Niente di strano se, lì, i festivi diurni non fossero sempre svolti in doppio (pediatra di guardia in ps e reparto, secondo pediatra in patologia neonatale e nido). Ma sai, c'era il gettonista.

 

Dici che il gettonista "non ha nessun interesse a organizzare il lavoro per chi viene dopo di lui, seguire i pazienti, rendersi disponibile per dare continuità di cura (esempio: le lettere di dimissione)". Tu di notte, sei solito redigere lettere di dimissione dei pazienti ricoverati? Io l'ho fatto più volte, di notte, per tutte le emergenze che ho dovuto trasferire nei centri di riferimento, dopo opportuna stabilizzazione. E anche nei festivi diurni, ovviamente, quando non di rado mi sono preso la responsabilità di dimettere bambini che avrei potuto lasciare "parcheggiati" fino al lunedì mattina.

 

Dici poi che "basterebbe pagare un po' di più i dipendenti – non le cifre folli dei gettoni – e magicamente i concorsi non andrebbero più deserti e le finte cooperative di gettonisti scomparirebbero in breve tempo. Ci vuole solo volontà politica".

 

È evidente che tu non sappia chi, nella stragrande maggioranza dei casi, svolge l'attività di "gettonista" che, come dicevo, non avrebbe alcuna intenzione di farsi assumere, nemmeno se si chiudesse per davvero alle cooperative (pensionati o liberi professionisti puri di una certa età nella quasi totalità dei casi).

 

I concorsi vanno deserti perché mancano specialisti. Conosco un paio di "giovani" come me che svolgono questo lavoro, gli altri, preferiscono la serenità di una convenzione come Pediatra di libera scelta o, come hai preferito tu, di un contratto a tempo indeterminato. Quella della libera professione è una scelta sacrosanta e meritevole di rispetto tanto quanto quella della dipendenza.

 

Tra qualche mese probabilmente le cooperative chiuderanno i battenti, ma i punti nascita con meno di 500 nati all'anno verranno mantenuti aperti, come approvato all'unanimità qualche ora fa dalla Commissione Affari Sociali. Esattamente l'opposto di ciò che raccomandano le associazioni dei medici ginecologi (Sigo) neonatologi (Sin) e degli Anestesisti-rianimatori (Siaarti). Scacco matto.

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