Sanità, parla la cooperativa di medici: "Si punta il dito contro la 'toppa', quando il problema è il buco". Ecco come vengono 'reclutati' i gettonisti
Il 30 marzo scorso il ministro alla Salute Orazio Schillaci con il decreto legge 34 è intervenuto per arginare il fenomeno delle cooperative e dei medici a gettone. L'intervista al dottor Abbas della Medical Service Südtirol: "Non è privatizzazione, ma 'sano' ossigeno. È vero che vengono accorpati dei turni, ma per rendere conveniente lo spostamento per diverse centinaia di chilometri dal luogo di residenza"

TRENTO. "Il vero problema da risolvere è la carenza di personale medico nelle strutture pubbliche. Si è agito colpendo la soluzione al problema invece di affrontarlo, risolverlo e non avere più bisogno di soccorso. È innegabile che la gestione degli affidamenti qualche volta non è stata adeguatamente gestita e controllata; ma non è giusto fare di tutta un'erba un fascio". E' così che il dottor Jamil Abbas, coordinatore medico all'interno della Medical Service Südtirol srl commenta il nuovo decreto legge 34 del Governo Meloni.
"Non si può demonizzare tutto un sistema per degli sporadici casi di inadempienza - aggiunge Abbas -. Ho l'impressione che il legislatore si sia mosso sotto la pressione della cattiva propaganda degli ultimi mesi e delle informazioni fuorvianti".
Lo scorso 30 marzo il ministro alla Salute Orazio Schillaci è intervenuto per arginare il fenomeno delle cooperative e dei medici a gettone, sempre più utilizzati dalla sanità pubblica per far fronte all'incolmabile vuoto della carenza di personale.
Non sono poche le criticità più volte sottolineate dai sindacati: la prima è, per esempio, la deriva "privata" della sanità pubblica. Negli ultimi mesi sono state tante le polemiche sollevate: a destare scalpore non solo i compensi economici dei 'gettonisti' ma anche la fuga dei professionisti sanitari verso il privato, per poi rientrare nel pubblico (magari anche nello stesso reparto) in veste di liberi professionisti.
Dopo diversi approfondimenti sul tema, ecco che, proprio in questi giorni, si ritorna a parlarne. Questa volta a fornire un "nuovo" punto di vista è il dottor Abbas della Medical Service Südtirol, attiva in Alto Adige, Veneto e Lombardia. Lui, libanese di origine, da 43 anni in Italia, si occupa di selezionare il personale medico per la società. Come funziona lo spiega in un'intervista il Dolomiti.
Come vengono 'reclutati' e assunti i medici per la MSS?
Vengono incaricati professionalmente medici che svolgono la loro attività in regime di libero professionista, abilitati all'esercizio della professione in Italia. La selezione avviene individuando i professionisti che abbiano le competenze richieste dal bando di gara. Inoltre, nella fase di partecipazione presentiamo un progetto dove viene indicato il personale che sarà impiegato allegando il curriculum del quale si tiene conto nella valutazione dell'offerta.
Che tipo di rapporto c'è con le Aziende sanitarie?
In tutte le gare d'appalto di prestazioni mediche, i criteri di qualità della prestazione richiesta sono definiti e l'Azienda Sanitaria e nella fattispecie il Dec - figura sanitaria, in genere il responsabile del servizio esternalizzato (il primario), ha sempre la facoltà di disporre l’allontanamento di chi dovesse risultare non rispondente alle aspettative. Negli ultimi tempi si è parlato molto di cooperative, anche di casi "negativi", in cui non si selezionano medici "di qualità" o professionisti specializzati, e che non ci sia particolare "controllo" da parte delle Aziende sanitarie.
C'è effettivamente il rischio di uno scarso controllo da parte dell'ente pubblico secondo Lei?
Ovviamene se si rispettano le regole e le condizioni di gara il rischio non c'è. Riguardo la specialità, dove è richiesta vanno forniti specialisti altrimenti si ricorre nell'inadempienza con successiva disdetta dell'appalto. In altri casi è richiesta una documentata esperienza nel campo e qui la selezione avviene per opera del responsabile della struttura che ha la facoltà di rifiutare un medico proposto se non soddisfa le sue aspettative. Sono rari i casi in cui il medico non si integra comportandone l'esclusione.
Alla fine il controllo sulla qualità della prestazione resa è in mano all’azienda sanitaria appaltante ed è compito dell'operatore economico fornire prestazioni in linea con le condizioni di gara e le aspettative dei responsabili anche in termini di qualità dei medici impiegati. Non è giusto generalizzare quando le eccezioni possono esserci e possono comportare un danno anche a chi opera con la massima serietà. Per questo sulla qualità delle prestazioni rese lascerei il giudizio, a chi lo riceve, in primis sentirei il parere dei primari. E si ascolti soprattutto il loro grido d'allarme.
Non è vero che le esternalizzazioni avvengono senza alcun controllo (almeno nella maggior parte dei casi), come non è vero che le gare vengono affidate al massimo ribasso. Nell’offerta ai bandi di gara l'operatore economico presenta un progetto con i curriculum dei medici che prevede svolgeranno il servizio. Questi devono rispondere a dei requisiti richiesti e vengono valutati dalla commissione in fase di valutazione delle offerte per l'aggiudicazione.
Riguardo l'organizzazione dei turni, è vero che i medici assoldati dalle cooperative possono accorpare più turni consecutivi 'senza limiti'?
È vero che vengono accorpati dei turni per rendere conveniente lo spostamento per diverse centinaia di chilometri dal luogo di residenza. Ma è anche vero che spesso le regole e le condizioni di gara impongono il limite orario e comunque nella consuetudine i responsabili delle strutture e degli operatori economici che si comportano correttamente, non permettono lo svolgimento oltre il lecito di prestazioni logoranti. Per esempio non troverà mai un medico che fa un turno più lungo di 12 ore in un pronto soccorso di primo livello dove il lavoro è logorante, né il medico è in grado di fare un secondo turno senza un adeguato riposo (quindi almeno un riposo di 12 ore) né i responsabili della struttura permettono che ciò accada.
Non crede però che si sta andando sempre più verso una privatizzazione della sanità?
Nella fattispecie delle esternalizzazioni oggetto di "eco mediatico" non è privatizzazione della sanità pubblica: è "buon ossigeno" per la sopravvivenza
È il ricorso al privato per il mantenimento delle prestazioni mediche offerte al cittadino, in seno alla sanità pubblica. La carenza di personale medico in alcune branche specialistiche tra cui quella dell’emergenza/urgenza, è globale, non c'è solo in Italia. Ed è questa la ragione per la quale alcune aziende sanitarie sono costrette a ricorrere all'esternalizzazione di alcune prestazioni, a supporto delle dotazioni proprie. Ci sono anche dei "vantaggi occulti" della libera professione. Per esempio contiene l'emorragia di medici verso l'estero e permette il reinserimento di risorse umane qualificate ancora capaci. Non sfugge a nessuno la carenza di specialisti che è, tra l'altro, una delle ragioni per cui molti concorsi pubblici vanno "deserti".
E sulla questione compensi?
Si punta il dito contro la toppa quando il problema è il buco. Spesso è condannato pregiudizievolmente il compenso che viene riconosciuto ai medici che scelgono di prestare la loro opera in regime di libera professione mettendola a confronto con quella data in regime di dipendenza. Pur non essendo così veritiera l'ampia divergenza dei costi (che all'apparenza può sembrare tale), ritengo più opportuno verificare quanto sia adeguato il compenso del dipendente pubblico, piuttosto che condannare quello del libero professionista.
Oltre a non avere le ferie retribuite e non avere indennità in caso di malattia per esempio, i gettonisti si prendono i "rimasugli dei turni", quelli che i dipendenti non vogliono fare. Questo significa fare turni più difficili (le notti, i fine settimana e i festivi) e spostarsi da una regione all'altra anche facendo qualche centinaio di chilometri di viaggio per arrivare sul posto di lavoro.













