“Stop alle cooperative di gettonisti in Lombardia? Un passo in avanti per limitare la fuoriuscita di medici dal sistema sanitario nazionale”
Il presidente dell'ordine dei medici del Trentino, Marco Ioppi, dopo la decisione della Giunta regionale lombarda, che ha messo al bando le cooperative: “Previsti solo contratti libero-professionali senza intermediazione. Così le aziende sanitarie possono avere un contatto diretto con il medico in questione, una garanzia molto importante per la sicurezza e la qualità delle cure”

TRENTO. “Mi verrebbe da dire 'un atto dovuto', un provvedimento che va a riequilibrare un modello iniquo. Credo sia un doveroso segno di rispetto verso tutto il personale che lavora negli ospedali con gli stipendi che purtroppo ben conosciamo”. Sono queste le parole con le quali l'assessore al Welfare lombardo, Guido Bertolaso, ha annunciato la delibera con la quale la Regione Lombardia ha in sostanza dato lo 'stop' ai medici e infermieri gettonisti che prestano la loro opera tramite cooperative contrattualizzate dalle strutture sanitarie pubbliche (e vengono remunerati in proporzione alle singole presenze per la copertura dei servizi sanitari).
Una problematica, quella relativa alle attività delle cooperative, della quale il Dolomiti aveva discusso più volte in passato (Qui e Qui Articolo) e che, al momento, non riguarda il nostro territorio provinciale (se non per quei 'gettonisti', principalmente infermieri, assunti direttamente dall'Apss, Qui Articolo). Dopo la decisione della Giunta della Lombardia però, ora c'è la possibilità che i medici a gettone in attività in Lombardia decidano di spostarsi oltre i confini della Regione, l'unica al momento a intraprendere questo percorso. Abbiamo contattato il presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino, Marco Ioppi, per ragionare sui possibili risvolti della decisione.
“Guardando alla situazione generale – dice Ioppi – l'utilizzo dei gettonisti da cooperative non è assolutamente un fatto positivo. Personalmente l'ho definito 'una vergogna'. Sicuramente quindi la decisione presa in Lombardia è positiva, visto che la presenza di medici da cooperative prevede necessariamente il metter a contatto professionisti, all'interno dello stesso reparto, con modalità diverse di trattamento e con obiettivi a loro volta diversi: da una parte quello di garantire il buon funzionamento dei servizi, dall'altra la semplice 'copertura' di turni, con un compenso tra l'altro molto elevato”.
La decisione presa in Lombardia però, come detto, non esclude la possibilità di reclutare personale medico con incarico libero-professionale (la Regione ha previsto una procedura centralizzata): ad essere vietate saranno in sostanza solo le cooperative che fungono da anello di congiunzione tra le aziende sanitarie ed il personale stesso. In Trentino per esempio, dove al momento non ci sono cooperative di medici, sono comunque 90 i 'gettonisti' assunti nel corso del 2022 dall'Apss e impiegati soprattutto in reparti di emergenza e nei punti nascita di Cles e Cavalese. I dati erano stati forniti nei primi mesi del 2023 dall'allora assessora alla Salute Stefania Segnana, che aveva parlato di una “emergenza nazionale” per quanto riguarda la mancanza di medici e sanitari.
Per Ioppi però la decisione presa dalla Giunta regionale lombarda avrà comunque risvolti positivi a livello generale: “Nella delibera c'è la volontà di eliminare le cooperative, per fare in modo che non ci siano in sostanza due aziende, una pubblica e una privata, che operino nello stesso settore con obiettivi completamente diversi (la prima per la salute pubblica, la seconda per motivi economici). Si tratta del primo passo avanti per far sì che prima o poi tutti i medici abbiano lo stesso unico contratto e che permetterà di limitare il 'dropout' (la fuoriuscita) dei medici dal servizio sanitario nazionale alla ricerca di un contratto privato”.
La presenza delle cooperative infatti, continua il presidente dell'Ordine dei medici del Trentino: “Tutelano tutta una serie di aspetti contrattuali e assicurativi di chi si rivolge a loro. Il medico, in pratica, non si trova quindi a dover gestire in autonomia il suo rapporto con il pubblico, visto che la cooperativa si occupa di quel ruolo di intermediazione. Eliminare questo intermediario riduce quindi le possibilità che i medici vadano ad operare come gettonisti. Il contratto diretto con le aziende sanitarie, inoltre, si sigla sulla base delle referenze portate dal medico stesso, garantendo un controllo maggiore da parte del pubblico. Una cosa che non sempre è possibile quando si parla di cooperative: si tratta di una garanzia molto importante per la sicurezza e la qualità delle cure”.


















