Sanità, troppi pazienti per medici di base? Paoli: ''Apss è perfettamente in linea coi numeri previsti anzi dovremmo dire grazie a questa Azienda sanitaria per gli sforzi fatti''
Il segretario di Smi interviene dopo l'articolo de il Dolomiti dove dati alla mano e con le testimonianze di una medica e del presidente dell'Ordine dei Medici si mostrava come i pazienti salgono sempre di più per alcuni dottori e arrivano anche ad essere 1.800: ''Dovremmo invece tutti chiederci come vengono gestiti dalla Scuola di Formazione i medici della scuola, che nozioni o informazioni ricevono tali da farli desistere, che normativa impedisce che essi possano essere dislocati nelle valli collegandosi in rete con la scuola da remoto per le lezioni''

TRENTO. Tutto sommato sembra non andare male. Certo i problemi ci sono ma si sta già facendo il massimo e anzi ''dovremmo tutti un grazie a questa Apss, di cui non si ricorda mai abbastanza gli sforzi organizzativi fatti insieme a noi per la partenza sia dei Gmi che del nostro personale di studio''. Il segretario Smi Trentino Nicola Paoli interviene in maniera decisa per smorzare la polemica che riguarda il sempre più alto carico di lavoro cui sono sottoposti i medici anche in Trentino. Lo spunto per aprire una riflessione al riguardo è arrivato dai numeri di pazienti aumentati ancora ad alcuni medici della Vallagarina, dall'Apss. ''Io ne avevo già 1600 - spiegava a il Dolomiti la dottoressa Ornella Dalbosco - ed ora ne avrò 1800 e non è semplice. Mi trovo già in difficoltà con un carico di lavoro importante e non posso immaginare chi arriva addirittura ad avere 2000 pazienti”.
I dati poi parlano chiaro. In Trentino il rapporto Agenas del 2023 indica come in media ogni medico di famiglia abbia in carico 1436 pazienti, al secondo posto dopo Bolzano. Gli ultimi dati pubblici, viene spiegato da Fimmg Trentino, definiscono la presenza in Trentino di 331 medici di medicina generale rispetto ad un fabbisogno standard di 375 medici. E sul tema è intervenuto, sempre su il Dolomiti, anche il presidente dell'Ordine dei Medici: “La situazione è grave dappertutto - ha detto Marco Ioppi -. Purtroppo i medici sono pochi e per coprire tutte le richieste si sceglie la via più facile che è quella di aumentare i massimali di pazienti”.
Paoli, però, non ci sta e interviene per chiarire che ''in riferimento all'accordo provinciale della medicina generale, Apss è perfettamente in linea con i numeri previsti dal nostro accordo provinciale vigente, firmato anche dal sindacato di minoranza dal 2013 al 2022''. Poi cita una delle dichiarazioni dell'articolo: “Aumentare i massimali non risolve il problema”. ''Certo - commenta - ma, laddove possibile, in questo tempo di pensionamenti non corroborati da altrettante nuove leve, risolve in Trentino il problema di tutte quelle persone che altrimenti dovrebbero rivolgersi al privato e non sono in grado di farlo. Risolve soprattutto, con le indennità supplettive concordate nel 2020 in Provincia, il problema degli ambulatori che ci paghiamo di tasca nostra a Trento come a Rovereto, le ferie in mancanza di sostituti, la benzina e il riscaldamento''.
''Attualmente - prosegue il segretario del sindacato di maggioranza Smi - come previsto dal contratto nazionale 2022, tutte le Regioni e Province autonome possono innalzarci il massimale da 1575 fino a 1800 scelte nelle zone disagiate o purché operiamo nell'ambito delle forme organizzative, qui normate come Gruppi di Medicina Integrata, muniti per questo di indennità specifica. Dovremmo tutti un grazie a questa Apss, di cui non si ricorda mai abbastanza gli sforzi organizzativi fatti insieme a noi per la partenza sia dei Gmi che del nostro personale di studio. Tenuto anche presente che nessuno è mai stato obbligato trattandosi di medici che, volontariamente, decidono di aumentare il proprio massimale individuale, in base alle loro esigenze personali''.
''Ci domandiamo piuttosto come mai a Trento, dove ci sono ancora almeno sette medici di base in età lavorativa sotto il massimale e anche l'ottimale, si continuano a chiedere zone carenti proprio nelle loro zone di competenza in sovrabbondanza di medici, piuttosto che nelle valli. I medici della Scuola di formazione sono attualmente 135 per 23 sedi carenti a disposizione, dopo che Apss ha spulciato tutte le graduatorie nazionali e regionali possibili, ottenendo scarsa attrattività. Tali formandi - completa Paoli - sono avvantaggiati dall'accordo che prevede che possano essere messi nelle condizioni di lavorare mentre studiano. Se continuano a rifiutare i posti, dovremmo tutti chiederci come vengono gestiti dalla Scuola di Formazione, che nozioni o informazioni ricevono tali da farli desistere, che normativa impedisce che essi possano essere dislocati nelle valli collegandosi in rete con la scuola da remoto per le lezioni. Altrimenti, non ci si lamenti se medici appassionati, oltre i 70 anni, sia all'Ordine che nei nostri territori, danno ancora un contributo essenziale per la salute dei nostri cittadini''.
Ovviamente nessuno si lamenta dei medici, anzi dando loro voce li si aiuta a far emergere le criticità per cercare di migliorare il sistema e metterli nelle condizioni di lavorare al meglio. E' chiaro che se la situazione è questa si fa di necessità virtù ma è altrettanto evidente che c'è tanto da fare per migliorare e serve uno scatto di sistema (a partire da chi governa la sanità) o i problemi si acuiranno sempre di più.













