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| 07 giu 2023 | 18:50

Stop in Trentino al ripopolamento della trota fario e di altre specie, Manica: ''La Pat perché non ascolta i pescatori e non trova soluzioni?"

Il consigliere provinciale del Pd, Alessio Manica, ha presentato un'interrogazione dopo la dura presa di posizione dell'Unione Pescatori del Trentino

Foto Fb /pescatorivaldifiemme
Foto Fb /pescatorivaldifiemme

TRENTO. “Cosa ha fatto in questi lunghi mesi la Giunta Provinciale per intervenire sulle problematiche sollevate dai Pescatori Trentini? Perché non si è seguito l’esempio virtuoso delle Regioni confinanti e perché rifiuta il confronto con le Associazioni nella ricerca di soluzioni che possano essere davvero utili per i pescatori trentini e per la gestione ittiofaunistica?”. Sono queste le domande che il consigliere provinciale del Pd, Alessio Manica, ha presentato in un'interrogazione dopo la dura presa di posizione con la Provincia dell'Unione dei Pescatori Trentini (QUI L'ARTICOLO). 

 

Il nodo del problema si deve cercare nell’adozione del Dm 02/04/2020 con cui è stata recepita la cosiddetta “direttiva Habitat” ed è stata regolamentata l'immissione di specie autoctone ed alloctone nelle acque italiane. Tale previsione normativa ha infatti messo in forte difficoltà il settore della pesca in Trentino, dove i pescatori sono concessionari per conto della Pat delle attività di allevamento ed immissione e dove le associazioni hanno speso nei decenni scorsi enormi risorse per gli incubatori di valle e le pescicolture. Tanto da spingere le Associazioni ad avviare un’attenta valutazione per verificare il permanere delle condizioni necessarie ad una corretta prosecuzione nella gestione delle acque provinciali e della fauna ittica in sostituzione della Pat.

 

“Alle mie numerose interrogazioni – spiega il consigliere Manica – l’assessora Zanotelli, competente per materia, ha risposto professando grande calma e sicurezza, dicendo che era tutto sotto controllo, che il dialogo con le associazioni era continuo e proficuo, che si era anzi trovato un accordo per una soluzione positiva della vicenda. Peccato che nei giorni scorsi l’Unione Pescatori del Trentino ha usato toni durissimi dai quali emerge come in realtà la situazione sia ancora completamente fuori controllo e come non sia stata individuata e tanto meno attuata da parte della Provincia nessuna azione utile a garantire la piena operatività delle Associazioni e la sostenibilità del sistema pesca”.

 

Da oltre un anno, ha infatti spiegato l'Unione dei Pescatori trentini – le associazioni hanno chiesto con forza alla Provincia di Trento di farsi parte attiva presso il competente Ministero, anche in nome dell'autonomia speciale, per far valere il 'modello trentino'. Incomprensibilmente, seguendo forse i suggerimenti di altri soggetti estranei alla gestione delle acque in Trentino, la Provincia (a differenza di Veneto e Lombardia, ndr) ha scelto un'altra strada, convenendo con gli organismi ministeriali procedure di deroga che però nel concreto hanno finito per avallare soltanto un incremento delle immissioni delle cosiddette "trote pronta pesca. 

 

“A risolvere la situazione – hanno spiegato i pescatori - non giova certamente la condotta della Provincia che, millantando un inesistente accordo con le nostre associazioni territoriali, continua a rifiutare l'ascolto delle solide ragioni dei pescatori trentini, arrivando persino a lasciare senza risposta esplicite e precise richieste avanzate da mesi (via Pec) non solo riguardo all'interpretazione del 'decreto immissioni', ma anche sul tema - purtroppo attualissimo - degli abusi ambientali sugli ambienti acquatici e segnatamente del mancato rispetto dei deflussi minimi vitali a valle di diverse opere di presa idrica sui corsi d'acqua.”

 

Da qui la decisione del consigliere Alessio Manica di ripresentare un nuova interrogazione per chiedere al Giunta “cosa ha fatto in questi lunghi mesi per intervenire sulle problematiche sollevate da tempo.”

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