"Coregone immesso di nuovo nel Garda? Non è l'azione fondamentale: serve agire per il recupero dell'habitat e la politica deve trovare soluzioni a medio-lungo termine"
Dopo l'annuncio dell'assessore regionale Beduschi sulla sospensione del divieto di immissione delle specie non autoctone, arriva il commento del vicepresidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni: "Il ripopolamento non è fondamentale per mantenere in vita una specie in un ambiente fondamentalmente sano, perché è la buona salute dell'ecosistema che mette la specie nelle condizioni di potersi riprodurre in modo efficace: l'attenzione deve essere indirizzata in questa direzione"

TRENTO. "Il coregone potrà tornare ad essere immesso nelle acque del lago di Garda? Pur nel rispetto del lavoro fatto dalle regioni, dico che quest'azione non è fondamentale per la preservazione della specie, quello che conta è invece è programmare azioni per il recupero dell'habitat gardesano, perché è quello che permette ad una specie di riprodursi efficacemente".
Questo, in estrema sintesi, il pensiero del vicepresidente della Comunità del Garda e vicesindaco di Peschiera Filippo Gavazzoni - che ha inoltre alle spalle un'intensa attività di studio e di approfondimenti sull'ecosistema gardesano - che, intervistato da il Dolomiti, commenta l'annuncio dell'assessore regionale Alessandro Beduschi (QUI ARTICOLO) relativo alla modifica della normativa che vietava l'immissione della specie considerata "aliena", seppur presente da molto tempo nel Garda.
Ma prima di dare spazio alle parole di Gavazzoni, riassumiamo in breve la vicenda: l'annuncio dell'assessore Beduschi è arrivato nelle scorse ore dopo che la Legge di Semplificazione 182 del 2 dicembre 2025 ha introdotto la sospensione del divieto di immissione delle specie non autoctone fino al 31 maggio 2026. Il vincolo, nello specifico, aveva bloccato ogni ripopolamento del coregone.
Nel concreto, è stato spiegato, nei prossimi giorni inizierà la ricerca dei riproduttori da parte dei pescatori professionali del Garda, indispensabile per garantire all’incubatoio ittico di Desenzano un bacino di circa 40 milioni di uova, il quantitativo necessario per programmare le immissioni del 2026. Immissioni che, secondo la road map sta stabilita, potrebbero partire già a febbraio 2026.
Ma qual è il valore assoluto di quest'operazione, tenendo conto che negli ultimi anni si è registrato un calo drastico (QUI APPROFONDIMENTO) del numero specie ittiche pregiate tra cui appunto il coregone, ma anche l'agone, il persico l'alborella?
"Il ripopolamento non è fondamentale per mantenere in vita una specie in un ambiente fondamentalmente sano - osserva Filippo Gavazzoni - perché è la buona salute dell'ecosistema che mette la specie nelle condizioni di potersi riprodurre in modo efficace. L'attenzione deve essere indirizzata in questa direzione, aspetto da privilegiare rispetto alla reintroduzione artificiale: sia chiaro, non sono contro i ripopolamenti ma questi devono essere fatti con cognizione di causa, in modo assistito, qualitativo, non massivo e soprattutto su base scientifica".
Pur sottolineando come il lavoro degli enti e dei tecnici vada rispettato, Gavazzoni sottolinea il fatto che, analizzando la questione ambientale gardesana, la "questione Coregone" sia marginale.
"Chiaramente la politica giustamente vuole dare risposte quanto più possibili in linea con ciò che un territorio chiede, ma - va rimarcato - ha anche l'obbligo di cercare e dare soluzioni che possano impattare positivamente nel medio-lungo periodo. La risposta che in questo dovrebbe arrivare, se immaginiamo il Lago di Garda, in un gioco di fantasia, come una persona in difficoltà e che chiede aiuto, è una soltanto: è fondamentale pianificare azioni consapevoli e mirate per il recupero dell'habitat naturale".
Il vicepresidente della Comunità del Garda osserva infine come, se l'habitat naturale del Garda risultasse rigenerato - " ricostruendo e tutelando al meglio le zone di frega, valutando attentamente i periodi di riproduzione, e con una lotta serrata e senza sconti ai bracconieri" - non sarebbe più necessario "rincorrere" questioni come quella del "coregone autoctono o meno".
"Questo perché - conclude Filippo Gavazzoni - il coregone sarebbe in grado di riprodursi autonomamente e in modo proficuo. Parliamo di specie che formano un ecosistema che, allo stato delle cose, è l'equivalente di un castello di carte: o si arriva ad un equilibrio, oppure nulla si tiene".













