"Il coregone sta scomparendo dal Garda: pescato diminuito dell'80%", dall'allarme dei pescatori all'analisi di Gavazzoni: "Investire nell'ambiente, non solo in infrastrutture"
A fornire i dettagli della situazione allarmante, basandosi sui dati del pescato forniti dai grossisti, è il vicepresidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni: "Si è passati dalle 56 tonnellate del 2020 alle 12 di quest'anno ed è la prima volta nella storia che si registra un calo progressivo così importante e continuo: bisogna concentrarsi sulle possibili soluzioni"

TRENTO. Le specie ittiche pregiate del lago di Garda hanno subito un calo vertiginoso negli ultimi anni: tra tutti il coregone, vero e proprio fiore all'occhiello della gastronomia locale e specie fondamentale per l'attività dei pescatori professionisti gardesani, che già nei mesi scorsi avevano lanciato l'allarme (articolo qui), assieme alla Comunità del Garda.
Ora però ci sono dei numeri concreti e a raccoglierli è stato il vicepresidente della Comunità del Garda - nonché vicesindaco di Peschiera - Filippo Gavazzoni che, basandosi sui dati del pescato forniti dai grossisti che acquistano le specie ittiche direttamente dai pescatori, ha tracciato un ritratto della situazione.
"Nel 2020 la quota annuale di coregoni prelevata a livello professionale, calcolata su circa l'80 per cento del pescato, era di 56 tonnellate – spiega Gavazzoni – mentre nel 2024, con i dati aggiornati a qualche giorno fa e considerabili quindi definitivi, si parla solamente di 12, con un calo progressivo annuo di circa il 20 per cento sulla quota precedente".
Guardando alla progressione: dai 56 mila chili del 2020 si è passati ai 45 mila del 2021, e dai 31 mila del 2022 fino ai 23 mila del 2023, per finire con i 12 mila di quest'anno. "Una continuità nel calo – conferma Gavazzoni – che non è mai stata riscontrata nella storia da quando si calcola il pescato".
I dati raccolti, viene sottolineato, dimostrano inoltre che la riduzione del Coregone – specie immessa nel 1918 proprio per supportare il settore della pesca – non è direttamente collegata al decreto ministeriale che ha fermato i ripopolamenti di specie non autoctone: "Questo ha interrotto il ripopolamento e l’attività degli incubatoi nel 2021 e se a questo dato, che è certo, aggiungiamo che la media stimata di accrescimento per avere un coregone in misura per la pesca è di due anni, risulta evidente che il calo non è da ricondursi principalmente a ciò, anche se sicuramente ha avuto un impatto".
Ma quali sono dunque le cause di questo fenomeno? "Naturalmente questa analisi non può avere un valore scientifico – spiega il vicepresidente della Comunità del Garda – ma ho voluto recuperare questi dati per indurre alla riflessione su alcuni aspetti fondamentali: la preservazione dell'habitat naturale di riproduzione dei pesci, l'impatto delle specie invasive, e le conseguenze attribuibili ad un prelievo eccessivo rispetto alla reale produttività del lago".
In sintesi, secondo Gavazzoni, la lente di ingrandimento va posta su una questione: se un ambiente naturale fatica ad esprimere le caratteristiche necessarie affinché una specie ittica come il coregone possa riprodursi efficacemente, e se a questi fattori si somma un prelievo, che comprende anche il bracconaggio evidentemente non quantificato, che va oltre la quota che naturalmente questa specie può esprimere, è evidente come si possa andare incontro ad un calo costante come quello a cui stiamo assistendo.
Un altro esempio che viene portato dal vicepresidente della Comunità del Garda, sempre basandosi sui dati raccolti, è quello riguardante l'agone (la sarda di lago), altra altra specie ittica pregiata che negli ultimi anni ha registrato "un calo preoccupante" del 50 per cento: dal 2022 ad oggi il si è passati infatti da circa 6500 chili a 3000.
"Magari assisteremo in futuro ad un aumento del pescato ma per ora bisogna essere realisti e fare i conti con lo stato attuale concentrandosi sulle soluzioni possibili – dichiara Gavazzoni – che però non daranno risultati nel brevissimo periodo: parlo del recupero degli habitat, dell'attuare massime tutele, rinaturare dove possibile e finalmente elaborare quella stima della biomassa e della reale produttività del lago, per arrivare ad un prelievo consapevole e non impattante".
Ad essere lanciato, a tal fine, è un appello deciso agli enti sovracomunali – le regioni Lombardia e Veneto e la Provincia di Trento – che sono coinvolti nella gestione del Lago di Garda.
"Il futuro va programmato distribuendo gli investimenti non solo per le infrastrutture turistiche che, per quanto importanti, – conclude Filippo Gavazzoni – assumono valore solo grazie all’attrattività del territorio, che può essere effettiva solo se questo riuscirà a preservare ed esprimere le sue importanti caratteristiche ambientali. Se così non fosse, anche il turismo si rivolgerà ad altre mete, e a subirne le conseguenze sarà anche la filiera economica locale".












