Tragedia del Cadore, Angelika Hutter dal carcere: ''L'auto ha avuto un guasto tecnico". I famigliari delle vittime: "Lei la responsabile. Abbiamo perso tutto"
L’automobilista tedesca di 33 anni che guidava l’Audi A3 che il 6 luglio 2023 ha falciato i tre innocenti che camminavano tranquillamente sul marciapiedi, dal carcere della Giudecca a Venezia ascriverebbe ad un guasto meccanico alla sua vettura la causa dell’incidente. Sono morti Marco Antoniello, 47 anni, la nonna Maria Grazia Zuin, 64 anni e il piccolo Mattia di soli 2 anni

SANTO STEFANO DI CADORE. “La responsabilità è tutta, solo e indiscutibilmente della conducente”. Sono parole forti e chiare quelle che arrivano da Elena Potente e Rocco Antoniello i due sopravvissuti alla tragedia avvenuta a Santo Stefano di Cadore il pomeriggio del 6 luglio.
Un'auto, alla cui guida c'era Angelika Hutter, ha falciato e ucciso l'intera famiglia di Elena Potente. E' morto il compagno Marco Antoniello, 47 anni, e la nonna Maria Grazia Zuin, 64 anni. In ospedale a Belluno successivamente anche il cuore del piccolo Mattia di soli 2 anni, ha smesso di battere.
Finora i familiari hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, mantenendo un profilo molto basso, sia per il dolore immenso che provano e che ogni giorno diventa più forte, sia per il massimo rispetto e fiducia nel lavoro della magistratura. Per loro, però, è stato troppo - per non rompere per un attimo il silenzio - apprendere che Angelika Hutter, l’automobilista tedesca di 33 anni che guidava l’Audi A3 che il 6 luglio 2023 ha falciato i tre innocenti che camminavano tranquillamente sul marciapiedi, dal carcere della Giudecca a Venezia ascriverebbe ad un guasto meccanico alla sua vettura la causa dell’incidente.
“L’eccessiva velocità, determinante per le conseguenze terribili della tragedia, non dipende da 'fattori terzi', è inaccettabile addurre come alibi un guasto, e l’iniziale 'disinteresse' pesa come un macigno: troppo facile provare rimorso adesso” spiegano i famigliari.
“Sarà la consulenza tecnica disposta dalla Procura di Belluno ad accertare la fondatezza di questa circostanza” premettono Elena Potente, che in un solo colpo ha perduto il figlioletto, il compagno e la mamma, e Rocco Antoniello, il fratello di Marco, alludendo alla perizia (senza contraddittorio tra le parti) affidata dal Pubblico Ministero della Procura di Belluno, dottor Simone Marcon, titolare del procedimento penale per triplice omicidio stradale a carico della trentatreenne, all’ingegner Andrea Calzavara per ricostruire la dinamica, le cause e le responsabilità del sinistro e di cui attendono con ansia le conclusioni.
Tutti i familiari delle vittime, attraverso l’Area manager Veneto Riccardo Vizzi, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha già indicato e messo a disposizione quale consulente tecnico di parte l’ingegner Mario Piacenti, e all’avvocato Alberto Berardi del Foro di Padova.
“Ma anche ammesso che la macchina abbia avuto un qualche problema tecnico – spiegano Elena Potente e Rocco Antoniello - non c’è il minimo dubbio che la causa principale della tragedia e delle sue proporzioni sia la velocità tenuta dalla Hutter, che andava quasi al doppio del limite vigente in quel tratto di strada, di 50 chilometri all’ora, com’è stato già ampiamente comprovato, e qui la responsabilità è tutta, solo e indiscutibilmente della conducente”.
Elena Potente e Rocco Antoniello si dicono anche quanto meno perplessi, se non offesi, in merito ai presunti sentimenti di pentimento e rimorso che oggi la responsabile della strage afferma di provare in carcere, “che contrastano con la condotta tenuta nell’immediatezza dell’incidente dalla donna, che si è letteralmente disinteressata di tutto, chiudendosi nel silenzio, come se nulla fosse accaduto - concludono Elena e Rocco per il tramite di Studio3A - E’ troppo facile esprimersi così adesso ed è anche irrispettoso nei confronti di persone come noi che abbiamo perso in un istante così tanti affetti, che dobbiamo cercare la forza ogni minuto di ogni giorno per trovare i motivi per andare avanti e a cui nulla e nessuno potranno restituire l’immensità che c’è stata strappata”.












