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| 08 apr 2023 | 12:09

"Un grizzly ci aggredì: presi un bastone per difendermi come Papi". Il racconto dell'esperto: "La convivenza con gli orsi passa attraverso compromessi e limitazioni"

Il corpo del giovane runner è stato trovato a Caldes lo scorso 6 aprile. E' il primo attacco mortale da parte di un orso registrato in Italia negli ultimi 150 anni. La testimonianza di Berzi: "L’orso è stato riportato, forse certe previsioni erano sbagliate, ma ormai volenti o nolenti c’è, non si toglie e vanno accettati dei compromessi, da tutte le parti. Consapevolezza e compromesso sono le parole chiave di tutta questa vicenda"

Foto (sx): un'immagine di un grizzly del fotografo Rolf Hicker
di F.C.

TRENTO. "Un grosso grizzly aggredì me e la mia fidanzata di allora nella Lamar Valley, nel Parco di Yellowstone. Io avevo preso un bastone, per difendermi, esattamente come il povero Andrea Papi. La convivenza con gli orsi non è una passeggiata. La paura, anche se non giustificata da esperienze dirette ti può condizionare psicologicamente la vita". E' questo il racconto di Duccio Berzi, esperto di conservazioni della fauna e presidente di Canislupus Italia dopo la morte del 26enne trentino a Caldes, aggredito da un orso.

 

Come è stato confermato dall'autopsia, Andrea Papi, il giovane runner trovato morto il 6 aprile scorso, è stato aggredito da un plantigrado: si tratta del primo attacco mortale da parte di un orso registrato (e documentato) in Italia negli ultimi 150 anni. Dopo la drammatica vicenda, Berzi commenta il fatto ricordando il suo incontro con un grizzly, 25 anni fa.

 

"La paura che ti prende quando un grosso predatore ti sta cercando per mangiarti non è descrivibile - scrive in un post su Facebook -. Un confronto con i fatti di cronaca del Trentino non è possibile, la storia degli orsi è diversa, gli orsi sono diversi, il territorio non è confrontabile, in termini di antropizzazione e pressione turistica. Ma la convivenza passa attraverso dei compromessi, delle limitazioni, degli interventi, come accade a Yellowstone o in praticamente tutti i posti dove vivono orsi, che possono o meno piacere".

 

Di seguito riportiamo il testo integrale della storia.

 

L'estate di 25 anni fa eravamo con l’allora fidanzata nella Lamar Valley, nel Parco di Yellowstone. Durante un trekking in solitaria incontrammo un grosso grizzly che senza fare tanti discorsi, ci aggredì. Per fortuna avevamo qualche decina di metri di vantaggio, eravamo giovani e atletici, scappammo, riuscimmo inerpicarci su una scarpata, li ricordo che passarono pochi interminabili minuti durante il quale l’orso snasava l’aria prima che partisse di corsa a cercarci nella direzione sbagliata, ingannato probabilmente da giochi per noi salvefici delle correnti d’aria. Io avevo preso un bastone, per difendermi, esattamente come il povero Andrea Papi.

 

La paura che ti prende quando un grosso predatore ti sta cercando per mangiarti non è descrivibile. Il trekking ovviamente si concluse li, tornammo di corsa all’auto, psicologicamente devastati, poi andammo alla stazione dei rangers per segnalare l’episodio. Su quell’orso pesavano già diverse segnalazioni simili, non aveva mai ucciso ma ci era andato vicino in più occasioni e quindi stavano valutando di spostarlo in una zona remota (a Yellowstone ci sono zone davvero remote) o abbatterlo.

 

Li non si fanno grossi scrupoli, sono pragmatici e hanno obiettivi ben chiari. Ma ti insegnano come comportarti durante una escursione e ti fanno firmare una liberatoria. Le persone sono quindi formalmente consapevoli che muoversi in quei boschi comporta regole e rischi. Possono portare con se lo spray alla capsicina, che chiaramente noi (eroi) non avevamo.

 

Dopo questo episodio tutto il viaggio nel nord ovest degli Stati uniti prese una piega diversa, eravamo entrati nella consapevolezza che quella natura è profondamente diversa dalla nostra, gli animali si sentono sicuri e non percepivano noi come dei pericoli. Che fossero bisonti o castori, lontre o mule deer, erano facili da avvicinare e a volte per niente timorosi. Ti studiavano. La sicurezza che offre il nostro Appennino, dove ogni animale ha una paura atavica, frutto di una persecuzione portata avanti da sempre dall’uomo, li non esiste. Le regole per muoversi sono necessariamente diverse. Emozioni e rischi, a voi la scelta.

 

Non so che fine abbia fatto quel grizzly. Prima dell’attacco lo guardammo per qualche minuto che ravanava dentro una ceppaia di un abete bruciato, maestoso, con le mosche che ronzavano intorno al muso. Era senza dubbi il padrone di quei boschi, noi eravamo a casa sua, due stupidi giovani italiani a fare “trekking”, lui abitava selvaticamente quella vallata da chissà quante generazioni, d'estate e d'inverno, era tutt'uno con quel bosco e giustamente si comportava da padrone di casa, magari un po’ suscettibile, magari irritabile perché un dente gli doleva, come nella canzone di Bobo Rondelli.

 

Un confronto con i fatti di cronaca del Trentino non è possibile, la storia degli orsi è diversa, gli orsi sono diversi, il territorio non è confrontabile, in termini di antropizzazione e pressione turistica. La convivenza con gli orsi, anche quando sono sempre vissuti in quei boschi e non sono stati reintrodotti, non è una passeggiata. La paura, anche se non giustificata da esperienze dirette ti può condizionare psicologicamente la vita.

 

La paura non ha una ragione statistica. Ma la convivenza passa attraverso dei compromessi, delle limitazioni, degli interventi, come accade a Yellowstone o in praticamente tutti i posti dove vivono orsi, che possono o meno piacere. Passa anche attraverso una crescita culturale, che è quella della consapevolezza che la montagna è bella perché ci emoziona e ci emoziona perché contiene degli elementi di rischio, quali le pendenze, le rocce, le valanghe ed i temporali, il ghiaccio e anche gli animali selvatici, pucciosi o meno, pericolosi o meno, che inevitabilmente comportano dei rischi e che solo in parte possono essere gestiti, prevenuti o rimossi. Ma fanno parte del gioco, siamo in Trentino, ma non siamo in una pista da sci.

 

L’orso è stato riportato, forse certe previsioni erano sbagliate, ma ormai volenti o nolenti c’è, non si toglie e vanno necessariamente accettati dei compromessi, da tutte le parti.

Consapevolezza e compromesso, ecco, io credo che sino queste le due parole chiave di tutta questa vicenda.

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