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Trento
01 dicembre | 15:25

“Valori fuori norma per il 5G”. Virale il video girato a Trento ma l'Appa smentisce: “Dai monitoraggi nessuna anomalia, ci scrivono cittadini preoccupati”

Le immagini sono presto diventate virali e mostrano delle rilevazioni effettuate da un cittadino nei dintorni di un ripetitore nella zona di via Maccani: “Non più tardi di un mese fa abbiamo effettuato delle rilevazioni proprio lì – dice però a il Dolomiti Gabriele Tonidandel, funzionario dell'Appa – e non è emersa alcuna anomalia. La misura realizzata non è adeguata a quantificare la tipologia di emissione legata al 5G. Il risultato è quindi riferito a qualcos'altro: probabilmente, ipotizzano i nostri tecnici, si tratta di misure legate non tanta alle alte, ma piuttosto alle basse frequenze”

“Valori fuori norma per il 5G”

TRENTO. Il sempreverde 5G. Le polemiche e l'allarmismo in merito alle reti di nuova generazione proseguono ormai da anni, ripercorrendo (sempre) una serie di questioni e presunti rischi per la salute che sarebbero rappresentati dal sistema: si va dall'epistassi (la perdita di sangue dal naso) fino ai presunti deficit di apprendimento nei più piccoli e all'assurda correlazione proposta tra la rete 5G e l'epidemia da coronavirus (la smentita, in quest'ultimo caso, è arrivata addirittura dal Ministero della Salute). E proprio il primo di questi 'sintomi', l'epistassi, è stato citato negli scorsi giorni da un cittadino trentino, che ha realizzato un video circolato velocemente sui social per denunciare i presunti 'effetti' dell'antenna per la telefonia mobile nella zona di via Maccani, parlando di valori di emissioni fuori scala” e di frequenze “oltre i limiti di legge”. Dati che l'Agenzia provinciale per la protezione ambientale, contattata da il Dolomiti, prontamente smentisce, citando, tra l'altro, una serie di monitoraggi effettuati proprio in quella zona (tutti con dati ampiamente al di sotto delle soglie stabilite) non più tardi di un mese fa. Ma procediamo con ordine.

 

Innanzitutto, il video. Il cittadino come detto ha parlato della perdita di sangue dal naso subita da lui e da un'altra persona all'interno del nucleo familiare negli scorsi giorni (le immagini sono state registrate il 29 novembre), inquadrando la vicina antenna e individuando la causa proprio nella rete 5G. In seguito viene mostrato uno strumento di rilevazione, che secondo l'autore del video presenterebbe dati, come detto, superiori a quelli massimi stabiliti all'esterno (sul balcone), per poi scendere una volta dentro casa. In primo luogo, dal punto di vista sanitario l'Istituto superiore di sanità ha affrontato in diverse occasioni i presunti rischi rappresentati dalle emissioni elettromagnetiche del 5G e, nelle parole di Alessandro Polichetti, del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni e fisica computazionale dell'Iss: “I dati disponibili non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione connessi all'introduzione del 5G” ribadendo comunque l'importanza del monitoraggio (effettuato, in Trentino, proprio dall'Appa) e della ricerca sui possibili effetti a lungo termine (attualmente “non accertati”, dice lo stesso Polichetti, nonostante “i numerosissimi studi scientifici condotti al riguardo”).

 

In particolare “gli unici effetti sulla salute umana dei campi elettromagnetici a radiofrequenza che siano stati accertati dalla ricerca scientifica sono gli effetti a breve termine, di natura termica, dovuti a meccanismi di interazione tra i campi e gli organismi biologici ben compresi” ed il 5G (come le tecnologie di telefonia mobile di seconda, terza e quarta generazione) “non richiede segnali elettromagnetici di intensità tale da indurre aumenti significativi della temperatura corporea dei soggetti esposti, per cui non è prevedibile alcun problema per quanto riguarda gli effetti noti dei campi elettromagnetici”.I presunti rischi rappresentati dal 5G, ed in particolare dall'aumento del numero di antenne previsto per l'introduzione della nuova rete, erano stati citati negli scorsi anni (parliamo del 2019) anche dall'allora senatore trentino di Fratelli d'Italia Andrea de Bertoldi, al quale aveva risposto sul Dolomiti Roberto Saracco, ex direttore degli Eit Italia e grande esperto delle architetture di telecomunicazioni innovative, sottolineando come con più antenne “il segnale potrà e dovrà essere meno forte”, essendo le antenne stesse più vicine ai nostri telefoni, determinando “un crollo dell'inquinamento elettromagnetico di almeno 50 volte”.

 

E in ogni caso, come detto in precedenza, ad una normativa italiana particolarmente stringente (e più restrittiva rispetto agli standard internazionali) si accompagnano operazioni di monitoraggio costanti effettuate direttamente sul territorio: “Effettuiamo i monitoraggi – dice a il Dolomiti Gabriele Tonidandel, dell'Appa – su richiesta degli enti territoriali, come i Comuni, e per le attività dell'agenzia stessa. Guardando il video possiamo dire innanzitutto che, a monte, prima di rilasciare l'autorizzazione per strutture come le antenne per la telefonia mobile, viene effettuata una valutazione di tipo tecnico-simulato molto precisa, che garantisce l'assenza di emissioni di potenza superiori a quelle fissate dalle norme. A maggiore tutela si monitora poi il territorio direttamente sul campo, con tutta la strumentazione del caso, per registrare le misurazioni reali. Casualmente, non più tardi di un mese fa una di quelle misurazioni è stata effettuata proprio in quella zona, nel cortile del condominio mostrato nel video, ed i valori misurati erano assolutamente inferiori al limite di 6 volt al metro quadro per quel tipo di emissioni, legate all'alta frequenza e alla telefonia mobile. Nessun tipo di anomalia”.

 

Per quanto riguarda in particolare lo strumento utilizzato dall'autore del video, spiega Tonidandel: “Abbiamo effettuate delle ricerche sul modello in questione. Fornisce una misura che, da un punto di vista tecnico, presente delle grosse criticità. In poche parole, la misura realizzata non è adeguata a quantificare la tipologia di emissione legata al 5G. Il risultato è quindi riferito ad altri parametri: probabilmente, ipotizzano i nostri tecnici, si tratta di misure legate non tanto alle alte, ma piuttosto alle basse frequenze. Ed è importante sottolineare che i limiti, in questo caso, sono molto diversi: se per le alte frequenze bisogna rimanere al di sotto dei 6 volt al metro quadro, per le basse frequenze il limite arriva a 5mila volt. Il mondo delle onde radio è estremamente complesso e quando effettuiamo i nostri monitoraggi utilizziamo una strumentazione molto precisa, dal valore di diverse migliaia di euro, per fornire un quadro accurato. Da un punto di vista sanitario poi, l'epistassi non risulta come un possibile effetto correlabile con la rete di telefonia”.

 

Le immagini però, come detto, sono circolate parecchio preoccupando non poco diversi cittadini (e portando anche a due diverse interrogazioni sul tema, presentate da Fratelli d'Italia e dai Verdi): “C'è chi ha scritto all'azienda per chiedere chiarimenti dopo aver visto quel video – continua Tonidandel – e ovviamente risponderemo riportando quanto spiegato in precedenza. Se necessario e richiesto dalle autorità sanitarie siamo più che disponibili a ripetere le operazioni di monitoraggio in zona ma, a livello generale, abbiamo ravvisato delle criticità all'interno del filmato da questo punto di vista che ci lasciano più di una perplessità”. Curiosamente, in conclusione, l'inquadratura del video si alza verso il cielo, mostrando delle scie di condensazione tra le nubi, con un chiaro riferimento dell'autore alla famosa teoria del complotto sulle scie chimiche.

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