Antibiotico resistenza, massima attenzione anche negli animali domestici: "La raccomandazione è di ridurre l'utilizzo di questi farmaci"
Il fenomeno può avere conseguenze serie, dal momento che i batteri resistenti portano a gravi infezioni negli uomini e negli animali. Il presidente dell'ordine dei veterinari dell'Alto Adige Franz Matthäus Hintner: "Ogni medico veterinario deve riflettere attentamente prima di effettuare una prescrizione"

BOLZANO. Il fenomeno dell'antibiotico resistenza può avere conseguenze gravi, dal momento che i batteri "resistenti" possono causare infezioni serie: così negli uomini, ma anche negli animali e nelle piante.
Il rischio è che, seppur lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici negli ultimi decenni abbia rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni, il fenomeno possa rendere vani questi progressi.
E negli ultimi anni, a livello generale, è aumentato notevolmente rendendo necessarie valutazioni specifiche per agente patogeno, per antibiotico ma anche per area geografica: a causarlo, tra gli altri, sono fattori come l'aumento dell'uso (specie se non appropriato) degli antibiotici sia in medicina che in veterinaria, ma anche in zootecnia e in agricoltura, e la maggior diffusione di ceppi resistenti dovuto all'aumento degli spostamenti internazionali.
E proprio alla luce della situazione - e partendo dal fatto che la salute di uomini, piante ed animali è interconnessa - è stato elaborato il concetto di "One Health": una strategia globale dell'Unione Europea per la salute che prevede che tutti gli stati membri siano chiamati a svolgere un lavoro di educazione, sensibilizzazione e prevenzione a vari livelli e fasi.
Tutti questi progetti sono previsti dal PNCAR, il piano nazionale contrasto antibiotico resistenza, e sono delegati gerarchicamente alle province e alle rispettive istituzioni responsabili: in questo contesto, il servizio veterinario dell'azienda sanitaria dell'Altro Adige ha lanciato in questi giorni una campagna sul tema "Antibiotici negli animali domestici", con degli appositi volantini informativi rivolti ai proprietari di cani, gatti, conigli, porcellini d'india e altri animali che vivono nelle famiglie.
"È importante che ogni proprietario sappia che l'animale deve essere portato dal veterinario in caso di malattia e, in consultazione con esso, se necessario, verrà prescritta una terapia farmacologica, compresa quella antibiotica", spiega la sostituta direttrice del servizio veterinario provinciale Gerlinde Wiedenhofer.
È poi fondamentale, viene spiegato, che queste terapie vengano eseguite esattamente secondo le istruzioni del medico e che non vengano abbreviate, prolungate o somministrate in modo diverso dalle prescrizioni.
"Questo tipo di comportamento può portare alla resistenza in medicina veterinaria, proprio come avviene in quella umana o nelle piante – spiega Wiedenhofer – il che significa che il farmaco non funziona più o che la fonte della malattia non può essere combattuta completamente e un problema acuto diventa cronico".
A fare il punto della situazione, intervistato da il Dolomiti, è il presidente dell'ordine dei veterinari dell'Alto Adige Franz Matthäus Hintner che specifica come la filosofia europea, nella gestione dell'uso degli antibiotici "vada nella direzione della riduzione del loro utilizzo, soprattutto per quanto riguarda gli animali d'allevamento, anche perchè spesso questi farmaci sono stati usati per la prevenzione delle malattie e non per la loro cura".
"Lo stesso discorso vale anche per gli animali da compagnia e la raccomandazione anche ai veterinari è quella di ridurre il loro utilizzo – specifica Hintner – e ogni medico deve riflettere attentamente prima di effettuare una prescrizione, tenendo conto, naturalmente, che se servono per la salute dell'animale gli antibiotici vanno utilizzati".
Ad assumere un ruolo importante, nell'ottica di un corretto utilizzo di questo tipo di farmaci, sono poi gli esami di laboratorio per permettere di giungere ad una diagnosi il più mirata possibile, in modo che anche la terapia lo sia.
"Esistono due tipi di antibiotici, quelli 'generali' e quelli 'di riserva' – spiega Hintner – e questi ultimi hanno un'azione più specifica e devono essere utilizzati solo quando i primi non ottengono l'effetto sperato: molti veterinari, in passato, hanno agito nel modo opposto e il rischio è proprio quello di rafforzare alcuni batteri".
E il pericolo, conclude il presidente dell'ordine dei veterinari altoatesino, è quello che i rischi si proiettino anche sull'essere umano dal momento che "numerosi ceppi batterici sono simili, e per questo motivo possono infettare sia animali che persone".














