Arrivano i nuovi dissuasori con ''barriere'' che dissuadono anche i condomini dall'uscire di casa, bloccando l'ingresso
I nuovi dossi creati per dare 'priorità' ai ciclisti posizionati a Gardolo stanno generando molti problemi ai residenti. Per non parlare di furgoni e mezzi della nettezza urbana che faticano a fare manovra, bloccati dai nuovi strumenti rallenta traffico

TRENTO. Non è di sicuro la strada più pericolosa di Gardolo. Altre, con situazioni più preoccupanti, attendono da quasi due anni i rallentatori promessi ma mai collocati. Non è una strada penalizzante per chi la abita. Probabilmente è solo una delle strade più “in pancia” a chi con frenesia ma anche con parecchio strabismo segnala al Comune dove intervenire. Pare lo faccia con solerzia dai posti di comando della Circoscrizione. Fatto sta che in via 8 Marzo, laterale a doppio senso che collega due vie ad alto scorrimento di traffico (Don Milani e 4 Novembre), la solerzia comunale nel nome della limitazione della velocità si è “messa” in opera in tempi sorprendenti. E ha messo “in opera” un pasticcio.
Della serie per risolvere un problema - (per la verità non così pressante, se non nelle esagerazioni di qualche abitante) - se ne crea un altro. Piuttosto serio. Succede che da qualche giorno all’altezza dell’attraversamento ciclabile di via 8 Marzo è stato collocato un rallentatore atipico per Trento. Deve essere di ultima generazione: una struttura fin qui inconsueta che pare si richiami agli Usa almeno per il nome. Non si tratta del classico dissuasorie gommato che fa cunetta e consiglia di decelerare. Sono due paletti a lato di un dissuasore classico che restringono la carreggiata (ricordiamo, a doppio senso) con un passaggio largo non molto più della larghezza di un’auto, al limite per un furgone e forse impossibile per un camion che non si restringa alla bisogna come nei cartoni animati.
Pare si tratti di un sistema adottato all’estero sul quale i tecnici comunali confidano non poco. Il problema è che i tecnici comunali del servizio strade hanno piazzato la strozzatura ad un passo dall’uscita di un condominio, 26 abitazioni. In un attimo, il tempo di rendersi conto, quello è diventato il condominio delle maledizioni: per immettersi su via 8 Marzo, volendo svoltando a destra verso Via 4 Novembre, occorre manovrare non poco. E “smadonnare”. Di facile resta, infatti, solo la svolta a sinistra, sempre che non si incontrino auto in senso opposto.
Ma se attingendo al vocabolario più scurrile in qualche modo gli automobilisti del condominio se la potrebbero (forse) cavare, per i camionisti e gli onnipresenti autisti di furgoni da consegna rapida non c’è nulla da fare. Le manovre prima normali di entrata ed ingresso al condominio in questione sono complicate se non impossibili e l’impossibilità riguarda, ad esempio, anche i mezzi della “nettezza” (le raccolte differenziate): prima entravano più meno agevolmente a marcia indietro nel lungo cortile del condominio (alcuni bidoni sono in fondo), per poi uscire sempre in retro e abilmente rimettersi dritti per svoltare a destra e continuare il giro su via 4 Novembre. Manovra oggi ardua per via del budello inventato non si sa con quale logica. In verità, infatti, l’unico vero rischio su quella strada riguarda i ciclisti che percorrendo la ciclabile che porta dalla piscina al parco sbucano sulla strada per tre metri. Bastava “frenare” la velocità di certi ciclisti che sentendosi ormai padroni della città lasciano indietro anche una Ferrari. Lì andavano piazzati i dissuasori per chi è convinto che tra due e quattro ruote le prima siano un diritto divino a fregarsene di ogni precauzione. Invece no: budello stradale e via.
È probabile che viste le immediate, legittime e comprensibili rimostranze dei condomini ed il pronto intervento di un consigliere comunale che ha chiesto ad assessore e tecnici un rapido sopralluogo, il problema sarà presto risolto. Ma anche se fosse (e si spera sia più ieri che domani) i dubbi restano e rimandano ad una domanda semplice: “Ma si può?”. Non si poteva – cioè – pensare prima agli annessi ed in questo caso sconnessi problemi di un intervento dalle modalità incomprensibili? Certo non è la fine del mondo. Certo si rimedierà a costo che non sarà esoso ma nemmeno zero. Ma l’interrogativo sulla “genialità” di certe soluzioni rimane, più grosso della casa (il condominio) penalizzata.
Quanto poi ai dubbi e quanto poi allo strabismo di chi segnala al Comune le “urgenze” del sobborgo ci sarebbe molto altro da dire. Se Via 8 Marzo non è mai stata una pista di collaudo della velocità al netto dei casi di qualche deficiente motorizzato (che ci sono ovunque e non si faranno mai frenare da alcun limite) in altre zone gli occhi di chi è l’occhio del Comune nella circoscrizione sembrano foderati di insaccati. Se il tema, ad esempio, è quello delle priorità ci sarebbe da guardare prima altrove. Il baccano senza orario di Via Aeroporto, dove c’è un’azienda che smista i pacchi acquistati on line e determina un via vai di mezzi dall’alba al tramonto, pare in fondo alla lista nonostante il fatto che anche lì le proteste (sacrosante) non siano mai mancate. Evidentemente anche l’udito, a volte, diventa strabico.
E che dire della questione ciclabile di via 4 Novembre? Per allungarla ci hanno messo mesi (troppi) ma soprattutto hanno cancellato decine di parcheggi senza offrire alcuna alternativa agli abitanti frontisti. Penalizzando fortemente, tra l’altro, anche un’eroica esercente che ha aperto un negozio su una strada commercialmente desertificata e ora rischia di pagarne economicamente le conseguenze con la beffa di un assessore che le ha solennemente promesso attenzione per poi dileguarsi. E che dire della gioia colorata con cui si sono tolti sei parcheggi in una zona dove sostano insegnanti e utenti della piscina? Si è creato una mini area di svago e sosta progettata dagli studenti delle scuole medie Pedrolli. Scuole medie che hanno uno spiazzo piazza d’armi. Misteri, di nuovo, dello strabismo amministrativo.
Ma se strabismo non fosse? Avanza una malattia nuova che coglie occhi e cervello. Chi crede nella città dolce (a piedi e a pedali) ed è ancora ancorato alla realtà accetta di arrivarci per gradi, lavorando più sulla cultura che su divieti. I bici/pasdaran che la città la pretendono dolce per sé stessi ma amara per tutti quelli che non si mettono in sella alle due ruote anche con la sciatica o il soffio al cuore, beh loro hanno una ricetta “tutto e subito”, definitiva. Ci sono le auto? Batostiamole in ogni modo e “vedrai che così imparano”.












