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Trento
01 ottobre | 13:16

Autori di minacce mafiose ma anche pronti a sparare (VIDEO), lanciare molotov e usare lanciarazzi contro i carabinieri: 2 trentini arrestati, volevano gambizzare delle persone

I due, il mandante di 60 anni della Val di Sole e l'esecutore di 56 anni della Val di Non, sono gli autori delle minacce con metodi mafiosi  a Dimaro dove, davanti alla casa di un imprenditore lo scorso anno fu recapitato un messaggio intimidatorio corredato da una testa mozzata di pecora. Al duo criminale è stato anche attribuito l'incendio che pochi mesi fa ha distrutto il Bicigrill di Pellizzano 

Autori di minacce mafiose ma anche pronti a sparare, lanciare molotov e usare lanciarazzi contro i carabinieri

TRENTO. Usavano metodi mafiosi per intimidire ed era pronti a colpire gambizzando le proprie vittime. Sono due trentini di 56 e 60 anni gli uomini arrestati dai carabinieri nelle scorse ore nell'operazione “Souvenir” condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trento, unitamente a quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Cles. 

L’indagine trae origine dall’episodio avvenuto a giugno del 2023, allorquando venne recapitato un messaggio intimidatorio corredato da una testa mozzata di ovino davanti casa di un imprenditore ortofrutticolo di Dimaro. In un foglio insanguinato era stato scritto, in dialetto siciliano, “Questo te la manda la famiglia che non dimentica l'infamata. La prossima volta mandiamo la testa di tuo figlio”. 

 

La denuncia fatta immediatamente dalla famiglia vittima del metodo mafioso ha permesso ai carabinieri di muoversi immediatamente. Nonostante mandante ed esecutore siano due trentini il messaggio era stato  scritto in dialetto “calabrese” così da evocare l’esistenza di un vincolo mafioso teso a rafforzare il carattere intimidatorio delle loro minacce e   ad ingenerare assoggettamento ed omertà nelle vittime.

 

Alla base del folle gesto estorsivo parrebbe esserci un movente economico. Il mandante, infatti, arrestato nelle prime ore oggi e trovato in possesso di una pistola con silenziatore, avrebbe voluto rifarsi economicamente di una sua proprietà ceduta anni addietro alla famiglia dell’imprenditore per far fronte ad un debito contratto da un suo congiunto.  Il 60enne, però, nei mesi scorsi assieme al 56enne, avevano addirittura iniziato a ipotizzare di aggravare la portata intimidatoria del primo gesto pensando di andare a “sparare alle gambe” alle loro vittime in modo tale da costringerli a consegnarli i soldi.

 

 

A fronte di questa minaccia i carabinieri hanno nelle scorse settimane sottoposto a perquisizione i due uomini ritenuti autori delle minacce. In casa dell'esecutore sono state trovate una pistola semiautomatica calibro 7,65 con silenziatore, una replica di pistola mitragliatrice Uzi ed un simulacro di fucile a tamburo più proiettili di vario calibro per le quali veniva arrestato in flagranza. Quest'oggi, invece, è stato fermato il 60enne solandro, mandante delle intimidazioni, con numerosi precedenti all’attivo, ritenuto responsabile, assieme all’altra persona, di porto e possesso di armi, incendio doloso e tentata estorsione commessa con il metodo mafioso. 

 

Le prolungate attività d’indagine coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia hanno permesso anche, a distanza di un anno dal primo fatto, di attribuire al duo criminale un altro gravissimo episodio intimidatorio avvenuto la notte del 6 giugno. Si tratta dell'incendio che ha distrutto il Bicigrill di Pellizzano per il quale sono in corso ancora degli approfondimenti sul movente. 

L'arresto del 60enne avvenuto questa mattina si è reso necessario considerata la grave pericolosità evidenziata dal soggetto e i propositi captati dagli investigatori di sottrarsi - anche reagendo in maniera violenta usando lanciarazzi e molotov in caso di un suo eventuale arresto. Come già detto  l'uomo fermato fuori di casa è stato trovato con una pistola calibro 22 carica e munita di silenziatore con matricola abrasa nascosta sotto il sellino della moto.

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