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Trento
02 agosto | 12:37

"Avevamo chiesto il recinto elettrificato ma non c'era disponibilità: ecco l'ennesimo animale predato dall'orso, questa volta è toccato alla puledra Rheina"

La segnalazione arriva da Fabio Maffei, allevatore di Pinzolo, dopo il ritrovamento dei resti della puledra Rheina, sparita da diversi giorni dalla malga Bregn de l'ors nel comune di Giustino: “Avevamo chiesto al Servizio forestale di Tione un altro recinto elettrificato, ma ci hanno risposto che non c'era più disponibilità né di reti né di batterie”

Avevamo chiesto il recinto elettrificato ma non c'era disponibilità

TRENTO. “Oggi abbiamo ritrovato la nostra Rheina, così abbiamo deciso di abbandonare la malga e riportare i nostri cavalli a casa. Noi alleviamo per passione e la nostra Rheina era nata letteralmente tra le nostre braccia, non se ne può più”. Sono queste le parole di Paola Mosca, la proprietaria della puledra scomparsa domenica scorsa da malga Bregn de l'ors, nel comune di Giustino, e i cui resti sono stati ritrovati ieri poco distante dalla struttura. Proprio lì Mosca aveva portato, alla metà di giugno di quest'anno, i suoi otto cavalli 'in vacanza' al Dos del Sabion (montagna frequentata in estate anche da parecchi turisti), affidando gli animali in gestione a Fabio Maffei, allevatore di Pinzolo che, nella zona, gestisce la Bregn de l'ors e Malga Cioca.

 

“E' l'ennesima predazione da orso – dice a il Dolomiti lo stesso Maffei – da domenica, quando Rheina è scomparsa, ci siamo attivati per cercarla finché ieri un forestale ne ha trovato i resti in una zona limitrofa a quella della mia malga”. A livello di prevenzione, continua l'allevatore, nella malga è presente un doppio recinto elettrificato per difendere, in particolare, i vitelli. Un sistema che continua a dimostrarsi efficace ma con il quale, nonostante le richieste dell'allevatore, non è stato possibile proteggere tutti gli animali presenti: “Dopo una prima predazione agli inizi di luglio – dice infatti Maffei – abbiamo richiesto un nuovo recinto che potesse accogliere anche tutti gli altri animali liberi, cavalli compresi visto che non possono rimanere nello stesso recinto insieme ai bovini. Ma il Servizio forestale di Tione ci ha comunicato di non avere più disponibilità né di reti né di batterie. In altre parole, avrei dovuto sostenere da solo il costo di tutta l'attrezzatura, e si parla di diverse migliaia di euro”.

 

Nel frattempo, continua Maffei, per gli allevatori in Val Rendena la situazione si sta facendo sempre più difficile (e tesa): “Per fortuna il mio pastore non ha paura, altrimenti avrebbe abbandonato la malga. Come allevatore mi sento abbandonato prima di tutto dall'Unione allevatori della Rendena e dalle istituzioni proprietarie delle malghe, che dovrebbero comunicare i disagi alla Provincia in maniera più forte. Così non si può continuare ed è necessario lanciare un messaggio forte, come già ribadito lo scorso anno, per chiedere un cambio di rotta, al costo di rinunciare, come allevatori, anche quelle manifestazioni legate ai nostri animali che fanno il folklore e la tradizione della nostra terra. Se non lo facciamo noi allevatori in primis non vedo chi potrebbe farlo". 

 

QUI LA REPLICA DELLA PROVINCIA

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