Blue Tongue, in Trentino i primi casi di sierotipo 3 sulla penisola italiana: ecco cosa succederà ora. “Non riguarda l'uomo, il virus colpisce in particolare gli ovini”
Le positività (al momento si parla di 2-3 casi) sono state riscontrate in alcuni tori di un centro di fecondazione artificiale a Ton, in Val di Non. Si tratta, dice a il Dolomiti Roberto Tezzele, direttore dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Apss, dei primi casi nell'Italia continentale del sierotipo 3 del virus, presente finora a livello nazionale solo in Sardegna

TRENTO. Sono state riscontrate in Trentino, in alcuni tori di un centro di fecondazione artificiale a Ton, in Val di Non, le prime positività (al momento si parla di 2-3 casi) al sierotipo 3 del virus della Lingua Blu nell'Italia continentale. A confermarlo a il Dolomiti Roberto Tezzele, direttore dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Apss: il sierotipo, già presente in Sardegna e in diversi Paesi confinanti con l'Italia, è stato rinvenuto negli animali durante le fasi di controllo dei bovini all'interno del centro e, come detto, non era mai stato riscontrato prima sulla penisola italiana.
Quando si parla del virus della Lingua Blu (Blue Tongue o virus della Febbre catarrale degli ovini), ci si riferisce a una malattia infettiva virale non contagiosa dei ruminanti (innocua per l'uomo) trasmessa da insetti vettori appartenenti al genere culicoides. Interessa in generale bovini, caprini e ovini, dimostrandosi potenzialmente molto pericolosa per questi ultimi: “Anche se tutte le specie di ruminanti sono recettive alla malattia – spiega il Ministero della Salute – il virus colpisce prevalentemente gli ovini con una sintomatologia molto grave con febbre, scolo nasale ed edema della testa e congestione delle mucose della bocca. Nei casi più gravi la lingua, ingrossata e cianotica, fuoriesce dalla bocca, da qui il nome di lingua blu dato alla malattia. L'infezione è anche responsabile di malformazione fetali e aborti e può portare a morte gli animali”.
Nei bovini, sia domestici che selvatici, l'infezione può mostrarsi con forme cliniche più o meno evidenti: “Il bovino, una volta infettato dall’insetto vettore, presenta una fase viremica molto lunga, fino a 60 giorni post infezione. In tal modo rappresenta un serbatoio di virus in grado di garantire all’infezione il superamento dei periodi di freddo invernale nelle zone temperate”. Ciò giustifica, dicono le autorità, le severe misure di restrizioni previste dalla normativa vigente circa il divieto di movimentazione degli animali sensibili: in presenza di un focolaio infatti, è previsto il blocco alla circolazione degli animali per un raggio di ben 20 chilometri. Nel caso trentino, per intenderci, la zona di interesse (se calcolata esclusivamente sulla base della distanza in linea d'aria e senza tenere in considerazione i rilievi montuosi) da Ton si estenderebbe su un'area che da Baselga di Piné arriva fino a Madonna di Campiglio, passando per Martignano a sud e per Caldaro a nord.
“Parlando di Blue Tongue – dice Tezzele – bisogna fare riferimento a molti sierotipi. Da qualche anno nell'Italia del Nord circolano il sierotipo 1 ed il 4 mentre negli ultimi mesi il sierotipo 8 aveva iniziato a diffondersi in particolare in Lombardia (nelle province di Brescia e Bergamo). Prima d'ora il sierotipo 3, simile di fatto al numero 8 e presente da tempo in Sardegna, ma anche in Svizzera, Austria e Germania, non era mai stato riscontrato nell'Italia continentale. Va sottolineato che il virus riguarda esclusivamente gli animali, non l'uomo quindi, ed in particolare bovini, ovini e caprini. I sintomi principali si verificano principalmente negli ovini, mentre i bovini tendono a rimanere asintomatici”.
A differenza di quanto accade con una patologia ben più grave, come la Peste suina africana (Qui Approfondimento), la Blue Tongue, dice Tezzele, rappresenta di fatto un problema principalmente per quanto riguarda gli spostamenti: “Non è necessario abbattere gli animali – spiega – che molto spesso non hanno una sintomatologia. I capi possono essere macellati e venduti e non sono previste limitazioni per i prodotti secondari. Gli ovini contagiati possono però manifestare ulcere del cavo orale, faticando a nutrirsi e portando quindi a un calo delle produzioni”. Per quanto riguarda proprio le limitazioni allo spostamento degli animali: “In linea teorica – continua Tezzele – il blocco si estenderebbe per un raggio di 20 chilometri dal focolaio, ma bisogna tenere in considerazione anche l'orografia del territorio. Diciamo quindi che in questa fase riteniamo che il problema sia legato alla Val di Non e a una prima parte di Val di Sole. Gli animali poi potranno comunque essere spostati dalla zona interessata dopo un esame del sangue che scongiuri, all'interno del capo, la circolazione virale in atto. Al momento non si prevede una vaccinazione specifica, gli interventi in programma riguardano la movimentazione e il controllo del focolaio”.
In una nota diffusa negli scorsi mesi dalla Regione Lombardia, alle prese con l'aumento dei contagi legati alla diffusione del sierotipo 8, gli esperti avevano fatto riferimento anche a una serie di azioni mirate contro gli insetti vettori: "Vanno effettuati trattamenti con prodotti insetto-repellenti, la notte gli animali devono soggiornare preferibilmente al chiuso in locali protetti con zanzariere e devono essere eliminati possibili luoghi che favoriscono lo sviluppo delle larve, come i ristagni idrici".












