Centinaia di fan rimangono fuori dal teatro dove suonano Colapesce Dimartino: al Wired Next Fest è caos prenotazioni
Giuliano Lott, roveretano “doc”, come tanti altri non ha potuto assistere al concerto che inaugurava Wired Next Fest al Teatro Zandonai nonostante la registrazione online: “Abbiamo prenotato due settimane fa, siamo arrivati in ampio anticipo rispettando le indicazioni: e invece siamo rimasti fuori, e come noi almeno altre 250 persone. Alcuni erano venuti apposta da Padova e da altre città lontane da qui: una ragazza è scoppiata in lacrime"

ROVERETO. Delusione, rabbia e confusione. Queste le emozioni che hanno accompagnato la prima serata del Wired Next Fest 2024 di Rovereto: perché mentre al Teatro Zandonai si celebrava l’inaugurazione dell’edizione del festival con l’atteso concerto di Colapesce Dimartino, momento clou dell’appuntamento di tre giorni di Rovereto, fuori dal teatro c’erano almeno altre 250 persone “rimbalzate” all’ingresso dall’organizzazione.
A riavvolgere il nastro e aiutarci a inquadrare la situazione ci viene in soccorso la testimonianza di Giuliano Lott, ex giornalista e titolare del “Velvet Music Experience” nella Città della Quercia, che ha raccontato la sua esperienza a Il Dolomiti.
“È stato davvero tutto assurdo”, dice Giuliano. “Il concerto era ad accesso gratuito, ma su registrazione. Quindi diligentemente il 14 settembre, un paio di settimane fa, ho compilato il form online per registrarmi all’evento. Una procedura piuttosto farraginosa, perché occorreva lasciare a Wired, ente organizzatore, alcuni dati personali come nome, cognome, data di nascita, mail. Tutto sommato però, niente di strano: tanto che al termine della rapida operazione ho ricevuto una mail di conferma con tanto di Qr code da presentare all’ingresso del teatro il giorno del concentro e la raccomandazione di essere lì almeno 30 minuti prima dell’inizio dell’evento, in programma alle 21”.
L’amara sorpresa è arrivata proprio a pochi minuti dall’esibizione: alle persone che ben prima delle 20.30 avevano formato una lunga fila all’ingresso è stato comunicato che i posti del teatro erano esauriti e che non avrebbero potuto assistere al concerto.
“Il bello è che come me e la mia compagna – prosegue Lott – ci saranno state almeno 250 persone in coda. Ed è una stima al ribasso. Tutti regolarmente registrati e pronti ad esporre il proprio Qr code. La capienza del teatro al completo credo sia intorno ai 450 posti. Insomma, era evidente che qualcosa non avesse funzionato a dovere”.
Le persone dell’organizzazione che gestivano l’afflusso del pubblico si sono giustificate rimandando a una mail inviata a tutti coloro che si erano registrati sul portale che evidenziava come l'ingresso sarebbe stato consentito "fino a esaurimento posti".

“Ma quella mail – riprende Giuliano – è stata mandata solamente il giorno dell’evento, e per di più non specificava in alcun modo che chi si fosse registrato potesse rimanere senza posto. Insomma, mi sembra la classica situazione in cui l’organizzazione, verificato un errore nella fase di prenotazione e in ogni caso un palese “overbooking” dell’evento, abbia provato a metterci una toppa del tipo ‘chi prima arriva, meglio alloggia’. Creando però un cortocircuito comunicativo prima e organizzativo poi: io tutto sommato abito a 50 metri dal Teatro e non sono un fan sfegatato di Dimartino Colapesce, mi sono messo il cuore in pace; ma vicino a me in coda c’era chi era venuto apposta da Padova e da altre città lontane da Rovereto e dal Trentino. Una ragazza è scoppiata in lacrime. A concerti e spettacoli live ci vado da oltre 40 anni e ne ho visti tanti, anche grossi, ma non ho mai visto nulla del genere”.
“A fare rabbia – conclude laconico Giuliano - è che questo evento, che peraltro riceve ingenti contributi pubblici, si propone di essere un punto di partenza verso un futuro di tecnologia, modernità e progresso, e invece poi ‘scivola’ in un disservizio organizzativo grave come questo senza nessun tipo di scusa o spiegazione. Sembra ‘Impossibile’ (questo è il titolo dell’edizione del Wired Fest 2024), e invece è realtà”.













