"Plateatici pagati ma tavoli rimossi”, lo sfogo del bar Momi: “Perdiamo 4 mila euro alla settimana. Nulla contro il Teatro Capovolto, ma l'organizzazione è sbagliata”
Non si discute il valore delle manifestazioni culturali ma il modo in cui queste vengono calate nel tessuto cittadino, spesso senza un adeguato confronto con chi, in quei luoghi, lavora quotidianamente. “Le regole valgono per tutti, non solo per chi paga un plateatico o cerca di fare impresa” spiegano dal bar pasticceria Momi in piazza Cesare Battisti che per due mesi è stata trasformata in platea a cielo aperto del Teatro Capovolto

TRENTO. “Così non si può lavorare. Vanno benissimo le iniziative culturali ma non a discapito dei locali. Noi dobbiamo rispettare le regole? Certo, ma anche gli enti lo devono fare”. Lo sfogo amaro arriva dai gestori del bar pasticceria Momi, uno dei due locali che si affacciano su piazza Cesare Battisti, che per due mesi è stata trasformata in platea a cielo aperto del Teatro Capovolto, la rassegna estiva organizzata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara.
Non si discute il valore delle manifestazioni culturali, e questo i titolari del locale hanno voluto metterlo in chiaro, ma il modo in cui queste vengono calate nel tessuto cittadino, spesso senza un adeguato confronto con chi, in quei luoghi, lavora quotidianamente e che, purtroppo, in alcuni casi deve anche pagarne le conseguenze.
“Dati alla mano – ci spiegano dal Momi – sono 4.000 euro persi alla settimana da quando montano il tendone perché veniamo oscurati, nei mesi oltretutto in cui avremmo maggior possibilità di lavoro visto il bel tempo. Gli affitti rimangono gli stessi, i dipendenti e i fornitori uguali”.
Non è la prima volta che i locali di piazza Cesare Battisti lamentano poco ascolto da parte delle istituzioni e la situazione va avanti dal periodo del Covid. “In questi anni siamo sempre stati noi – spiega il bar pasticceria – a cercare il dialogo con il Centro culturale Santa Chiara e, piano piano, negli anni abbiamo raggiunto dei piccoli traguardi che ci hanno permesso di lavorare in modo migliore”.
L'episodio che sembra essere stato l'ultima goccia a far traboccare il vaso è avvenuto giovedì sera, quando alcuni agenti della polizia locale hanno chiesto al bar pasticceria di rimuovere o spostare alcuni tavolini del plateatico, restringendo ulteriormente le possibilità di accoglienza dei clienti. La corsia centrale, inoltre, “venduta” come un’attenzione nei confronti del locale per aver più visibilità, in realtà ad oggi risulterebbe esser un’uscita d’emergenza.
“Sono arrivati 3 agenti della polizia locale, tra cui addirittura l’ispettore, e non siamo mai stati informati nemmeno del montaggio, smontaggio o delle planimetrie e questo suona molto da 'abuso di potere' più che una svista nelle varie cose da fare” continuano i titolari del Momi. Il locale oggi, purtroppo, non si trova sicuramente in una situazione semplice.
“Prima siamo stati oscurati dalla struttura messa per il teatro, poi ci chiedono di togliere i tavolini e, infine – continuano i proprietari del locale – nei pomeriggi ci sono le prove con volumi altissimi che allontanano i clienti. Come si può lavorare in questo modo?”.
Sono sette i tavolini che gli agenti di polizia locale avrebbero chiesto al bar pasticceria Momi di spostare o togliere per garantire le vie di fuga in caso di emergenza dall'area del teatro in piazza. “Ci chiediamo – concludono – per quale motivo la predisposizione di questa iniziativa non è stata pensata meglio? Bastava avere una planimetria della piazza, guardarla e occupare gli spazi giusti senza dover danneggiare chi in questo posto ci lavora”.
Chi lavora si sente penalizzato da una gestione poco attenta. “Le regole valgono per tutti, non solo per chi ha un plateatico o cerca di fare impresa”, aggiungono dal Momi. “Ogni tavolo in meno – concludono – per noi vuol dire un minor incasso”. E intanto lo spettacolo in piazza continua, mentre c'è chi cerca, giorno dopo giorno, di non far calare il sipario sulla propria attività.


















