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Clima pazzo, fra caldo, siccità e maltempo l'apicoltura in difficoltà: "Alimentazioni di soccorso per salvare gli alveari"

A fronte delle situazione difficile affrontata dagli apicoltori italiani, sono arrivate grosse quantità di miele proveniente da altri Paesi. L’abbassamento delle temperature ad aprile durante la fioritura dell’acacia, con pioggia e neve dopo un inizio anno bollente, ha danneggiato numerose produzioni 

Di GF - 19 maggio 2024 - 15:29

TRENTO. Nel 2024 sono aumentate del 23% le importazioni di miele straniero, mentre le anomalie climatiche, con l’alternarsi di caldo, siccità e maltempo, hanno causato problemi alle fioriture costringendo gli apicoltori a ricorrere alle alimentazioni di soccorso per salvare gli alveari. Questo è quanto emerge da un’analisi Coldiretti in occasione della Giornata mondiale delle Api che si festeggia il 20 maggio.

 

"Nei primi due mesi dell’anno -afferma il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Ginaluca Barbacovi- sono arrivati quasi 4,8 milioni di chili di prodotto straniero, di cui oltre ¼ di provenienza Extra Ue, spesso di bassa qualità e a prezzi stracciati, che esercita una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano, mettendo in difficoltà i produttori nazionali, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. L’Ungheria di Orban ha praticamente raddoppiato le vendite nel nostro Paese".

 

Alla concorrenza sleale dall’estero si aggiungono i problemi legati ai cambiamenti climatici che anche in questo inizio 2024 colpiscono l’Alveare Italia. 

 

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Miele, l’abbassamento delle temperature ad aprile durante la fioritura dell’acacia, con pioggia e neve dopo un inizio anno bollente, ha danneggiato le produzioni sulle regioni centro-settentrionali, a partire dalla Lombardia dove per alcune varietà si arriva a un crollo del 90%, e in parte su quelle del versante tirrenico e della Sardegna. Al sud, in particolare in Sicilia, è invece la siccità ad aver determinato danni produttivi, soprattutto per il miele di agrumi, ma anche per il millefiori e quello di sulla.

 

"Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità e sostenere i circa 75mila apicoltori italiani che curano 1,6 milioni di arnie, occorre sempre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica" conclude Barbacovi. 

 

In Italia si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi ma un terzo rispetto alla Germania, secondo il Centro Studi Divulga. L’Italia vince però in biodiversità con più di 60 varietà da quelli Dop come il Miele della Lunigiana, e il Miele delle Dolomiti Bellunesi e il miele Varesino, fino a quelli speciali in barrique o aromatizzati, dal tiglio agli agrumi, dall’eucalipto all’acacia.

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