Compiti a casa e per le vacanze, parla il pedagogista Ianes: ''Andrebbero eliminati. Sono fonte di disuguaglianza, vogliamo studenti con la testa ben piena o ben fatta?''
Dopo la proposta della vice-presidente e assessora Francesca Gerosa, che ha invitato gli istituti scolastici a non dare compiti a studenti e studentesse in vista delle vacanze di carnevale, il Dolomiti ha approfondito la questione con Dario Ianes, docente di Pedagogia e Didattica speciale alla Libera Università di Bolzano, nonché co-fondatore del Centro Studi Erickson, che da anni propone addirittura di abolire del tutto i compiti a casa: "Vogliamo degli studenti con la testa ben piena o ben fatta?"

TRENTO. “A livello generale, io credo che gli effetti negativi siano maggiori dei benefici: per questo sarei dell'idea di abolire del tutto i compiti a casa". A parlare, mentre il tema degli impegni extra-scolastici per gli studenti è al centro delle discussioni in Trentino, è Dario Ianes, docente di Pedagogia e Didattica speciale alla Libera Università di Bolzano, nonché co-fondatore del Centro Studi Erickson. Come già riportato (Qui Articolo), negli scorsi giorni la vice-presidente della Pat, e assessora all'Istruzione, Francesca Gerosa ha invitato gli istituti scolastici del Trentino a non dare compiti a studenti e studentesse in occasione delle vacanze di Carnevale. Una proposta (che, come tale, può essere recepita o meno) che va a toccare un tema di cui si parla da anni in un contesto di riforma scolastica (Qui Articolo), sollevando anche diverse critiche (Qui e Qui Articolo). Al netto però delle discussioni (più o meno) politiche, il Dolomiti ha voluto approfondire la tematica con un esperto del settore come Ianes che, da anni, propone addirittura di abolire del tutto i compiti a casa.
Una posizione, la sua, che ad una lettura superficiale potrebbe per certi versi risultare 'radicale', ma che è necessario inserire in una cornice di cambiamento complessivo del sistema scolastico italiano. “Dobbiamo innanzitutto sfruttare la scuola per quanto può dare – spiega l'esperto –. La scuola, per così dire, occupa tutti allo stesso modo, senza quelle disuguaglianze di carattere sociale ed economico che invece studenti e studentesse si trovano a subire a casa”. Disuguaglianze che vanno dalla presenza di genitori più o meno disponibili a fornire un sostegno fino alle possibilità tecnologiche presenti in casa. Un 'peso', dice Ianes, che in definitiva ricade quindi più sui ragazzi che sulle famiglie.
“Bisogna poi considerare – continua l'esperto – che dobbiamo garantire a studenti e studentesse l'opportunità di crescere culturalmente a 360 gradi: leggere, fare sport, avere interazioni sociali al di fuori del contesto scolastico. Sono tutte esperienze che formano. Memorizzare la nozione, il compito, la data serve, in definitiva, solo a questo: a memorizzare. Al giorno d'oggi però, guardando anche allo sviluppo tecnologico e alle possibilità offerte, giusto per citare un esempio, da strumenti come Chat Gpt, la memorizzazione è ormai superflua. Piuttosto si consigli agli studenti la lettura di un libro o la visione di un film, si consigli loro di vivere una vita a tutto tondo, a maggior ragione durante le vacanze. Citando il noto filosofo e sociologo francese Edgar Morin, vogliamo degli studenti con la testa ben piena o ben fatta?”.
D'altra parte, le critiche a questo schema di pensiero non sono poche. Giusto per citarne un paio: dopo tre mesi di 'pausa' in estate, non c'è il rischio di perdere conoscenze? E come affrontare quegli argomenti che richiedono necessariamente uno sforzo mnemonico? Ancora una volta però, si tratta di dubbi legati ad un sistema scolastico, quello attuale, che per Ianes va riformato proprio per superare la priorità posta sulla memorizzazione dei concetti: “Se intendiamo, per esempio, la storia come un elenco di date e fatti – ribatte il docente – allora certamente nel corso dell'estate il rischio è che si dimentichino le informazioni acquisite. Se la storia diventasse invece ragionare, capire ciò che è successo e interpretare ciò che oggi sta succedendo nel mondo, allora il discorso sarebbe ben diverso. Per usare una similitudine, il passaggio è quello dalla memoria come muscolo semplice, da allenare ripetitivamente, alla memoria come una forma di ragionamento, di risoluzione dei problemi”.
E gli esempi su questo fronte, guardando in particolare alla situazione geopolitica odierna, sono molti: “Ancora una volta pensiamo alle parole di Morin. Una testa 'ben fatta' permette di distinguere, per dire, un fatto da un'opinione, di accorgersi di quando un fatto è distorto da una tesi politica”. È quindi necessario passare più tempo a scuola? “E' possibile, ma non certo a riproporre i meccanismi sopra citati - dice ancora Ianes -. Eventuale tempo 'extra' rispetto all'orario attuale deve essere significativo per la crescita di studenti e studentesse. Pensiamo per esempio allo sport: negli Stati Uniti è uno dei punti di forza nel contesto scolastico e l'attività fisica viene incentivata. In Italia, se sei uno sportivo di livello alle superiori rischi di fare fatica, perché l'imperativo messo di fronte ai giovani, spesso, è un riduttivo: 'Devi studiare'”.
Proprio per questo, dice Ianes in conclusione, a cambiare devono essere anche i programmi: “I professori stessi – precisa – devono accettare che i programmi non sono più quelli di una volta. Oggi si parla di obiettivi di competenza più che di risultati, per così dire, di natura mnemonica. Spesso però anche i docenti sono ancorati a ciò che, a loro volta, hanno imparato nel corso degli anni o ai libri di testo. Cominciare a dire di 'no' ai compiti a casa, sia durante le vacanze che nel corso dell'anno, sarebbe a mio parere un passo in avanti. Per una crescita a livello generale dei giovani non ci vuole solo la scuola, ci vuole tutto il resto: dallo sport ai rapporti sociali fino agli interessi culturali come film, libri, mostre”.














