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Trento
26 marzo | 20:16

Gerosa: "Niente compiti a casa per le vacanze di Pasqua". La consulta provinciale dei genitori rilancia: "Dovrebbero essere non obbligatori e non soggetti a valutazione"

"I compiti devono avere la funzione di supporto al raggiungimento dell'obiettivo formativo. In quest’ottica non dovrebbe essere prevista obbligatorietà e non dovrebbero costituire elemento di valutazione, riconoscendo a ogni singolo studente la libertà di trarne beneficio nei limiti delle esigenze familiari. Purtroppo, troppo spesso, lo svolgimento o meno di tale attività comporta giudizi e, in alcuni casi, per scarso coordinamento tra docenti, può capitare che si creino situazioni di sovraccarico di consegne, prevalentemente nella scuola secondaria"

Gerosa: "Niente compiti a casa per le vacanze di Pasqua"

TRENTO. I compiti a casa? Devono avere "la funzione di un supporto al raggiungimento dell'obiettivo formativo" e "non dovrebbe essere prevista obbligatorietà e non dovrebbero costituire elemento di valutazione riconoscendo a ogni singolo studente la libertà di trarne beneficio nei limiti delle esigenze familiari".

 

La presa di posizione arriva dalla Consulta provinciale dei genitori della Provincia di Trento che, con un comunicato ufficiale firmato dal presidente Maurizio Freschi e dal vice presidente Nicola Tavonatti, segue la nota della vicepresidente e assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa che, proprio lunedì, aveva invitato gli insegnanti a non assegnare compito a casa agli alunni in occasione delle festività di Pasqua, chiedendo al personale docente di considerare "le vacanze di pochi giorni come un'opportunità per consentire alle studentesseagli studenti e alle loro famiglie di dedicare il giusto tempo alle relazioni interpersonali e ai propri interessi". (QUI ARTICOLO)

 

"Alla luce della recente sollecitazione dell’assessore Gerosa in merito ai compiti a casa - si legge nella nota ufficiale -, nello specifico per le vacanze di Pasqua, sarebbe opportuno affrontare la questione senza pericolose generalizzazioni.
Premesso che non si esprime contrarietà all’assegnazione di consegne, che hanno finalità di approfondimento o consolidamento di quanto affrontato in classe, risulta però necessario definire un corretto equilibrio tra esigenze didattiche e familiari. Dando per assodato che la valutazione di conoscenze e competenze acquisite dallo studente debba avvenire in classe risulterebbe ovvio che eventuali compiti svolti a casa, quindi al di fuori dall’orario scolastico, abbiano la funzione di supporto al raggiungimento dell’obiettivo formativo".

 

Poi il passaggio nel quale la Consulta provinciale dei genitori spiega la propria visione dei compiti a casa.

"In quest’ottica - concludono Freschi e Tavonatti - non dovrebbe essere prevista obbligatorietà e non dovrebbero costituire elemento di valutazione, riconoscendo a ogni singolo studente la libertà di trarne beneficio nei limiti delle esigenze familiari. Purtroppo, troppo spesso, lo svolgimento o meno di tale attività comporta giudizi e, in alcuni casi, per scarso coordinamento tra docenti, può capitare che si creino situazioni di sovraccarico di consegne, prevalentemente nella scuola secondaria. Si ritiene, pertanto, opportuna una regolamentazione atta a conciliare finalità didattiche, relazioni familiari e benessere degli studenti".

 

La domanda, dunque, a questo punto sorge spontanea (e più d'uno se l'è già posta): che senso avrebbe continuare ad assegnare i compiti a casa se poi lo svolgimento di questi non fosse obbligatorio e gli elaborati "casalinghi" non fossero oggetto di valutazione?

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