Diritti Lgbt+, Gerosa pronta ad incontrare Arcigay. La rete Re.A.dy? "Non convinta della sua utilità" e spiega: "Stiamo lavorando a dei percorsi di rispetto nelle scuole"
Le parole della vicepresidente dopo l'intervento di Arcigay e del consigliere provinciale Paolo Zanella. Francesca Gerosa vuole attivare dei percorsi, a 360 gradi, anche all'interno delle scuole, sull’importanza del rispetto dell’altro e dell’altra, il rispetto delle regole, la valorizzazione di sé all’interno della comunità

TRENTO. “Prima di tutto credo sia importante sottolineare quanto sia fondamentale essere convinti, ed io lo sono, che all'interno della nostra società si debbano tenere comportamenti di rispetto, nei confronti di tutti. No alla violenza fisica e no alla violenza verbale. La rete Re.A.dy? Non sono convinta della sua utilità”. Queste le parole che arrivano dalla vicepresidente della Provincia, Francesca Gerosa, in risposta all'Arcigay e al consigliere provinciale del Pd, Paolo Zanella (QUI L'ARTICOLO).
La questione riguarda l'uscita dalla rete Re.a.dy che offre alle pubbliche amministrazioni locali uno spazio di condivisione e interscambio di buone prassi finalizzate alla tutela dei diritti umani delle persone Lgbt e alla promozione di una cultura sociale del rispetto e della valorizzazione delle differenze. La Provincia di Trento aveva aderito a questa rete nel 2017 ma successivamente non avendo fatto alcuna attività è stata prima sospesa ed ora non ne fa più parte.
Ad aderirvi sono diversi comuni fra cui Trento, Rovereto, Arco, Pergine Valsugana e Mori.
A chi chiedeva alla vicepresidente cosa intendesse fare, la risposta è arrivata a stretto giro. “Quella rete c'era, ed è vero che vi è stata una inattività per cui il Trentino è stato sospeso ed ora non ne fa più parte. Arcigay ha dichiarato che vi è una 'recrudescenza di violenza verbale' e ha in qualche modo, tra le righe e forse neanche tanto tra le righe, fatto intendere che sia responsabilità della Provincia. Se così fosse nei comuni ancora aderenti alla rete non si dovrebbero registrare episodi di questo tipo, ma pare non sia così, e gli episodi denunciati continuano ad esserci. Quindi credo sia corretto che ci si interroghi sulla reale utilità di una rete di questo tipo, la cui adesione non sembra onestamente portare a chissà quali cambiamenti o risultati”.
Se il tema è quello di rientrare nella rete Re.a.dy la Provincia di Trento sembra quindi di escluderlo. “I risultati arrivano quando c'è la volontà di donne e uomini di attivarsi per lavorare assieme” continua Gerosa che si dice aperta a lavorare anche con le associazioni, “perché ci sia rispetto delle persone e perché non si sia minacciati, ghettizzati per la proprio identità”.
La vicepresidente vuole attivare dei percorsi, a 360 gradi, anche all'interno delle scuole, sull’importanza del rispetto dell’altro e dell’altra, il rispetto delle regole, la valorizzazione di sé all’interno della comunità. “Stiamo lavorando a risposte che vogliono essere concrete, per portare avanti un progetto capillare che vuole essere anche un percorso culturale”.
Sulla mancanza, fino ad oggi, di un incontro fra la vicepresidente e l'Arcigay, Gerosa risponde: “Non è stato fatto, è vero, ma non mi è neanche mai stato chiesto, ma ciò non vuol dire che non ci sia da parte mia disponibilità ad un incontro, favorevole e aperta al confronto come faccio sempre con tutti ogni giorno. Ci sono centinaia di associazioni presenti sul territorio che un po' alla volta sto cercando di incontrare”.
In conclusione la vicepresidente lancia un messaggio: “Tutte le persone che vengono tacciate, emarginate o che subiscono attacchi verbali o fisici, sono tutti figli e figlie di qualcuno di noi. Credo che nessun genitore vorrebbe mai vedere i propri figli bistrattati o considerati meno. Ma questo mio pensiero non è una novità, l’ho sempre dichiarato e non credevo fosse necessario continuare a rimarcarlo”.


















