Fango, acqua e massi nella zona industriale e danni per migliaia di euro ma è la terza volta in 7 anni (FOTO e VIDEO): un evento imprevedibile o ci sono responsabilità?
L'intensa perturbazione degli scorsi giorni ha causato il cedimento del versante, le opere di mitigazione hanno protetto fino a un certo punto la zona. E' il terzo caso in sette anni e le domande riguardano i monitoraggi e le responsabilità, più che l'imprevedibilità dell'evento

TRENTO. Una tubazione che dovrebbe far defluire il rio che scarica sostanzialmente nel nulla e, come più volte evidenziato dagli imprenditori, ostruita ormai da anni. Vasche che si sono riempite velocemente e l'acqua che ha iniziato a risalire gli scarichi con un'azione dal basso e, così, anche dall'alto. Il risultato? Fango e massi che hanno invaso gli stabilimenti e si registrano danni per migliaia di euro (Qui articolo). La terza volta che accade in pochi anni. Più che di evento imprevedibile, le domande riguardano la gestione e i monitoraggi delle opere presenti nella zona.

Il rischio zero non può esistere per un territorio, fragile e urbanizzato, come il Trentino. Ma si può parlare di imprevedibilità se un evento accade per tre volte nel giro di circa 7 anni? E di chi è la responsabilità? Chi avrebbe dovuto controllare e verificare le manutenzioni e lo stato della zona?

La tempesta Vaia può aver rappresentato un'eccezione ma il ripresentarsi della stessa situazione in modo ciclico, ogni tre anni, lascia qualche perplessità. E non può essere una consolazione la puntualizzazione che le opere di mitigazione, un intervento concluso l'anno scorso, hanno limitato i problemi mentre si susseguono i sopralluoghi e abbondano le attestazioni di vicinanza.

Le imprese, intanto, nella zona di industriale a Mattarello sono ancora ferme e le operazioni in corso per ripristinare l'area dopo il cedimento del versante a causa del maltempo che si è abbattuto negli scorsi giorni. Una perturbazione intensa che ha riempito i bacini a monte del rio e da lì la colata di fango, acqua e massi che sono piombati nella zona.

Fin dalle prime avvisaglie i vigili del fuoco, volontari e permanenti, le forze dell'ordine e i tecnici sono intervenuti per la messa in sicurezza. Gli operai comunali sono attive e si lavora d'urgenza. Ma a cinque giorni dall'evento le aziende sono bloccate perché tutti concentrati a rimuovere e smaltire camion di fango, di detriti e di materiale danneggiato.

Ma c'è stata anche un'azione dall'alto: i tetti non sono riusciti più a scaricare, i tombini si sono riempiti e così l'acqua si è infiltrata ovunque. Una fotografia è palestra con il fango che è uscito dai fori delle pareti e i detriti si sono accumulati fino a raggiungere un'altezza di oltre 50 centimetri. Quanto trovato la mattina di lunedì dagli imprenditori è stato disarmante, soprattutto perché non è stata la prima volta.
Il primo colpo dalle aziende è stato assestato durante la tempesta Vaia. Ma in quel caso le criticità sono state su grandissima scala. Una situazione complicatissima in tutto il Nord-Est con milioni di alberi a terra, frane e smottamenti in ampie porzioni del Trentino. La zona è stata attenzionata, ci sono stati gli interventi di ripristino e di messa in sicurezza ma poi la manutenzione sembra essere passata in secondo piano.

In particolare una tubazione, che dovrebbe far defluire il rio, si è nel tempo riempito di terra e di roccia senza apparenti interventi di manutenzione. E così a fine luglio del 2021 arriva un'altra intesa perturbazione.

Il versante frana e tutto arriva negli stabilimenti. Ci sono danni e problemi ma, rispetto al 2018, la situazione sembra più gestibile. Anche in quel caso le autorità si muovono, ci sono gli interventi e viene avviata la costruzione di un'opera di mitigazione.

Si pensa che gli interventi siano risolutivi ma tre anni dopo si ripresentano gli stessi problemi. Ma questa volta la situazione è peggiore, i danni appaiono superiori perché la quantità di materiali che arrivano a valle è notevolmente maggiore. E nel mirino finiscono le opere di mitigazione, che solo in parte hanno parato il colpo, ma soprattutto la tubazione di scarico, lasciata sembra ancora e, per lungo tempo, senza la necessaria manutenzione.

Una preoccupazione che sarebbe stata negli anni più volte evidenziata dagli imprenditori dell'area che oggi si trovano a far la conta dei danni. E la domanda resta la stessa di tre anni fa: questo disastro era così imprevedibile?


















