Fleximan torna in azione, abbattuto un autovelox in Cadore "sulla strada dove Angelika Hutter travolse e uccise un'intera famiglia"
"Una 'ragazzata' che fa male". Quanto successo sabato notte a Santo Stefano di Cadore, in Comelico, ha lasciato i più senza parole, compresa la vicesindaca Elisa Bergagnin: "Hanno divelto un autovelox su quella stessa strada dove avevano perso la vita il piccolo Mattia di soli 2 anni, suo papà Marco Antoniello di 47 e la nonna materna Maria Grazia Zuin, travolti dall'Audi di Angelika Hutter"

SANTO STEFANO DI CADORE. "Una 'ragazzata' che fa male". Quanto successo sabato notte a Santo Stefano di Cadore, in Comelico, ha lasciato i più senza parole, compresa la vicesindaca Elisa Bergagnin: "Hanno divelto un autovelox", il tutto, peraltro in via Udine, "su quella stessa strada dove avevano perso la vita il piccolo Mattia di soli 2 anni, suo papà Marco Antoniello di 47 e la nonna materna Maria Grazia Zuin, che stavano camminando sul marciapiede quando l'Audi guidata da Angelika Hutter li ha travolti: "Un gesto che fa ancor più male, visto che abbiamo una tragedia ancora sulle spalle", fa notare a Il Dolomiti.
Si tratta del 16esimo autovelox abbattuto in Veneto e il secondo nel Bellunese: "Sarà pur stata una bravata ma è un gesto da condannare - prosegue la vicesindaca -. Dispiace per il fatto in sé ed ancor di più vista la tragedia avvenuta proprio su quella strada, che ha mostrato l'esigenza di mettere in funzione quanto prima un autovelox che attualmente non funzionava". Su via Udine, infatti, c'era soltanto il contenitore blu (vuoto), che da tempo non registrava più gli eccessi di velocità: "Non abbiamo né fondi né un vigile che si occupi della messa in funzione dell'autovelox - spiega -. La speranza è di riuscire quanto prima a trovare i fondi per riattivarlo".
Il fenomeno 'Fleximan', partito dalle province di Padova e Rovigo, si è diffuso nel giro di poco non soltanto in tutto il Veneto ma anche nel nord Italia, con tanto di consensi dei molti che sui social continuano ad 'esaltare' il misterioso "eroe": "Per noi - ribadisce in conclusione Bergagnin - si tratta di atti da condannare".













