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Trento
27 febbraio | 19:37

Grandi carnivori, cresce del 10% il numero di orsi in Trentino e “Aumenta la consanguineità”. Stabili i lupi, ecco i dati

I dati sono sono stati forniti durante la Conferenza sui grandi carnivori del Consiglio provinciale. Gli orsi sono in aumento del 10% rispetto al 2021 mentre gli esemplari di lupo sono circa 200. Fra gli interventi quello di Matteo Viviani, direttore del Parco Adamello – Brenta che ha sottolineato l'importanza della comunicazione per la convivenza tra uomo e orso.  Aaron Iemma, presidente del Wwf  Trentino: "In questi anni è mancato il confronto"

Grandi carnivori, cresce del 10% il numero di orsi in Trentino e “Aumenta la consanguineità”

TRENTO. La popolazione dei plantigradi stimata è di 98 esemplari (la stima del 2021 era di 85); quella del lupo è stabile e si attesta sui 200 individui stimati, che formano 30 branchi. Questi i dati, riferiti al 2023, che sono stati diffusi nel corso della Conferenza di informazione sui grandi carnivori del Consiglio provinciale

 

Nel corso dell'incontro, importante anche in vista della discussione del ddl orso che avverrà nei primi giorni di marzo,  sono stati resi pubblici gli ultimi dati sulla presenza dell’orso che è in crescita di circa il 10% e del lupo che invece è stabile. 

 

Le femmine di orso rimangono perlopiù stanziali nella parte ovest del Trentino, mentre 53 maschi si sono dispersi nei territori limitrofi. Il 47% di questi sono morti o scomparsi, il 20% è tornato in Trentino. 
 
L’obiettivo della conferenza è quello di permettere ai consiglieri di entrare più in profondità su questo tema.  Nel corso dell'incontro è intervenuto Alessandro Brugnoli, dirigente del Servizio faunistico della Pat, che ha puntato l’attenzione sul monitoraggio dei plantigradi e del lupo. 

 

Per quanto riguarda l’orso, Brugnoli ha anticipato i dati del campionamento 2023 degli orsi attuato con un modello statistico basato sulle catture genetiche. Gli esemplari stimati sono 98 e si tratta di orsi con più di un anno di vita. 

 

Ma, ha ricordato il dirigente Pat, il rilevamento di un selvatico, tra l’altro molto mobile, non può essere preciso, quindi va tenuta presente una “forbice” statistica che nel caso degli orsi trentini per lo scorso anno va da 86 – 120 esemplari. Il dato del 2021 gli individui stimati erano stati 85 per una forbice di stima che andava da 79 – 103. Quindi, in base alle stime la specie è in  crescita.  Sul lupo, invece, si stimano 30 branchi per circa 200 esemplari. 

 

Aumenta la consanguineità e cala la diversità genetica” è invece l'intervento di Giulia Bombieri, zoologa del Muse, che ha ricordato che le femmine di orso riproduttive sono sempre stabili e concentrate nel trentino occidentale, mentre 53 maschi si sono dispersi fuori dal territorio provinciali, il 47% di questi sono morti o scomparsi e il 20% sono tornati

 

“Dati -  ha aggiunto la dottoressa - normali.  Ma il problema di questa popolazione, cresciuta di circa il 10%, è l’isolamento geografico che implica un aumento continuo della consanguineità e quindi la diminuzione della diversità genetica che potrà avere ripercussioni sul futuro dell’orso trentino che non è fuori pericolo”.
 
Per ciò che riguarda il lupo c’è stata il raddoppio della popolazione sulle Alpi negli ultimi tre anni. In Trentino il lupo è presente in quasi tutto il territorio. Dal branco del 2003 si è arrivati ai 30 attuali. Anche il lupo non è completamente fuori pericolo, soprattutto per la mortalità causata dall’uomo e per le ibridazioni con i cani. 

 

L’esperta del Muse ha concluso affermando che servono risorse per programmare i monitoraggi rigorosi, anche se ora la priorità è quella del contenimento dei rischi.  Di fondamentale importante rimane la comunicazione. Questo il punto sottolineato da Matteo Viviani, direttore del Parco Adamello – Brenta, che si è concentrato sulle azioni messe in campo per garantire la convivenza tra uomo e orso.

 

Uno dei progetti è quello dei dissuasori acustici. “Il Parco  - è stato spiegato - lavora al progetto prevenire – gestire per realizzare un docu – testo sui comportamenti da tenere in un incontro con l’orso. C’è poi la realizzazione di 8 numeri della rivista 'I nuovi fogli dell’orso' per divulgare la conoscenza di questa specie.  Inoltre, si stanno realizzando 10 video tutorial”. 

 

Infine, si impone anche una revisione dei criteri comunicativi utilizzando, oltre ai tradizionali strumenti cartacei, mezzi come social, podcast, e una sorta di patto sociale sui livelli di presenza degli orsi. Infine, Viviani ha ricordato il lavoro didattico sulla fauna selvatica attuato dal Parco e quello divulgativo.  La posizione del Parco sugli orsi problematici, ha aggiunto Viviani, è quella “che vede al primo posto la sicurezza. Anche perché non si deve guardare al singolo individuo ma alla salvaguardia della popolazione ursina”. Tra la detenzione o l’abbattimento, ha detto ancora il direttore, va preferita quest’ultima per una serie di motivi, non ultima la sicurezza degli operatori. Ma, ha detto ancora, va continuato il lavoro di informazione e comunicazione, uniformando la segnaletica e operando sul terreno della gestione dei rifiuti e delle aree di foraggiamento degli ungulati.

 

Luciano Sammarone, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, ha  raccontato l’esperienza abruzzese. In Abruzzo, ha ricordato il direttore,  non ci sono mai stati incidenti anche se non c’è un modello Abruzzo e ha ricordato che il Trentino è l’unica zona delle Alpi che ha accettato la sfida. 

 

Nel corso della conferenza, infine,  è intervenuto Aaron Iemma, presidente del Wwf  Trentino che ha detto che “ci si trova di fronte ad un fallimento culturale del quale i grandi carnivori rappresentano solo uno dei problemi delle terre alte”.

 

Per le associazioni ambientaliste serve un confronto che negli ultimi anni è mancato e soprattutto è mancata la disponibilità istituzionale al dialogo. Sulla gestione dei grandi carnivori, “Va cercata una sintesi, basandosi sulla bussola scientifica, abbandonando la propaganda e lo scontro mediatico” 

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