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Grandi carnivori, Boitani: "Un tavolo indipendente dalla politica sul lupo: non si possono usare le soluzioni per gli orsi". In 15 anni rimossi 8 esemplari

Dai metodi di dissuasione alle misure di prevenzione come recinti elettrificati e cani da guardiania, da Ispra all'esperienza in Slovenia, dagli attacchi agli spray anti-orso. In Provincia il punto sui grandi carnivori

Di LA - 27 febbraio 2024 - 20:54

TRENTO. Un approfondimento sulla direttiva Habitat, un punto sul ruolo di Ispra e l'organizzazione provinciale per la gestione dei grandi carnivori. E un appello del sindaco di Mezzana per trovare strumenti per le persone mentre la Federazione degli allevatori ha riportato di 825 capi di bestiame morti nel 2022. Il professor Boitani, invece, ha esortato a riconoscere le differenze tra orso e lupo e istituire un tavolo di concertazione indipendente. Si è parlato poi della Slovenia. Questo in sintesi alcuni spunti emersi nel corso della Conferenza d'informazione "La gestione dei grandi carnivori in Trentino" organizzata in Provincia.

 

La popolazione dei plantigradi stimata è di 98 esemplari (la stima del 2021 era di 85); quella del lupo è stabile e si attesta sui 200 individui stimati, che formano 30 branchi. Questi i dati, riferiti al 2023, che sono stati diffusi nel corso della Conferenza (Qui articolo). Un'occasione per le associazioni ambientaliste per chiedere un passo in avanti nell'informazione e nella trasparenza delle azioni (Qui articolo). 

 

Durante i lavori è intervento Piero Genovesi (responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica Ispra) per presentare l’attività di Ispra e ricordare che non ha compiti di sorveglianza o vigilanza, che sono invece assicurati dal Corpo forestale provinciale o da altri organi di polizia. Ha ricordato il contesto normativo nazionale e che orso e lupo sono tutelati dalla direttiva Habitat, una norma sovranazionale e prevalente che prevede deroghe per prevenire gravi danni alle proprietà e nell’interesse della sanità e della sicurezza pubblica.

 

Il responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di Ispra ha parlato del documento di indirizzo della Commissione europea che chiarisce che le deroghe devono risolvere una situazione specifica e ha fatto riferimento al principio per cui non può essere scartata l’opzione delle misure alternative (prevenzione e dissuasione) solo perché queste non risolvono al 100% le problematiche.

 

"La deroga - la spiegazione di Genovesi - non deve essere routinaria. In Provincia di Trento con la legge 9 del 2018 il quadro delle interlocuzioni con il Ministero dell’Ambiente è cambiato notevolmente, c’è un’interlocuzione più diretta con Ispra. Rispetto alla rimozione di animali potenzialmente pericolosi ha ricordato lo studio di fattibilità per la reintroduzione dell’orso bruno svolto da Ispra, i cui principi contenuti furono integrati nel Pacobace e, in seguito, il rapporto Ispra-Muse 2021".

 

Ha raccontato che nel rapporto erano previsti elementi aggiuntivi: la distinzione tra orsi potenzialmente pericolosi e ad alto rischio. Si chiarì, ha aggiunto Genovesi, la necessità dei cassonetti anti-orso; infine il rapporto Ispra 2023 che contiene la stima di 8 come numero totale di individui prelevabili dalla popolazione senza compromettere lo stato di conservazione. Infine il riferimento al caso di M90: "Ispra ha valutato i comportamenti dell’animale per valutare se la richiesta della Pat di rimozione fosse coerente con il Pacobace", Genovesi ha confermato la valutazione per la quale l’orso rientrava nella categoria "ad alto rischio".

 

Le misure alternative e il punto sugli orsi pericolosi sono state presentate da Claudio Groff. Il coordinatore Settore grandi carnivori del Servizio faunistico del Trentino ha tenuto un intervento relativo all’organizzazione dell’amministrazione della Provincia, alle azioni prioritarie per ridurre i conflitti e allo strumento delle deroghe alla conservazione della specie stabilita dalla normativa Habitat.

 

"Viviamo in un ambiente antropizzato e i conflitti possono essere limitati ma non azzerati", quindi a livello organizzativo Groff ha tratteggiato un quadro delle risorse necessarie per la gestione dei grandi carnivori, a cui lavorano 5 persone a livello centrale (Settore grandi carnivori) e 70 a livello periferico (Corpo forestale trentino).

 

Si spendono circa 500.000 euro all’anno (costi vivi, risorse della Provincia). Dal 2003, ha aggiunto, l’organizzazione delle emergenze prevede l’attività di Squadre di emergenza e dei coordinatori, di una Squadra catture/abbattimenti, di un Nucleo cinofilo e del Supporto veterinario. Tra le azioni prioritarie Groff ha collocato la comunicazione e l’informazione, la prevenzione e la dissuasione (con la rimozione di attrattivi quali rifiuti organici e l’uso dello spray in dotazione al corpo forestale, che per Groff dovrebbe però essere messo a disposizione di tutti coloro che frequentano i boschi).

 

Gli orsi problematici, ha detto, sono in genere meno del 5% della popolazione. Gli orsi pericolosi: in 10 anni dal 2014 in Trentino si sono registrati 8 attacchi all’uomo, di cui uno mortale, e 16 falsi attacchi. Sono stati 8 gli animali rimossi in 15 anni (2 abbattuti, 5 captivati, 1 - Daniza - morì durante la cattura. In 4 casi molto confidenti e in 4 aggressivi), molti di più quelli nei confronti dei quali sono state fatte opere di dissuasione. Groff ha infine rimarcato la differenza tra ordinanze contingibili e urgenti e autorizzazioni parlando della differenza tra problematicità graduale e problematicità improvvisa degli animali.

 

Invece Gianpaolo Pedrotti (capo Ufficio stampa della Provincia) ha proposto una ricognizione del materiale prodotto a partire dal 2000 in poi (il progetto Life Ursus è del 1999), 24 anni in cui - ha detto - si è assistito a una rivoluzione nella prospettiva della comunicazione. Ha parlato del Rapporto grandi carnivori che già a pagina 48 conteneva un riassunto sulla comunicazione, e sottolineato la differenza tra informazione e comunicazione, quest’ultima più complicata: negli anni si è creato un inquinamento acustico sulla tematica, ha detto, si cerca di sviluppare strumenti per monitorare le opinioni che anche sui social determinano un’influenza determinante rispetto ai media tradizionali.

 

Poi i numeri: dal 1999 l’Ufficio stampa della Provincia ha emesso oltre 693 comunicati stampa, erogati non solo alle testate ma disponibile anche sul sito dell’Ufficio stampa della Provincia, che conta 1,6-1,8 milioni di lettori all’anno. Il sito Grandi carnivori in Trentino, ha aggiunto, riporta un rapporto mensile e annuale, che riguarda anche il lupo, lo sciacallo dorato e la lince e ha registrato oltre 264.000 pagine visitate nel 2022. Sono stati censiti 17.000 articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale e servizi televisivi, ha proseguito Pedrotti. Sempre in tema di produzione cartacea, ha ricordato il supporto alla produzione di poster e materiale informativo: 20.000 poster, 168.000 opuscoli e depliant in italiano, inglese e tedesco. Infine il riferimento alla campagna “Impariamo a convivere con l’orso in sicurezza”, che ha visto l’utilizzo anche di canali alternativi tra cui ad esempio i circuiti interni della tratta Trento-Malè. Gli incontri informativi con la popolazione sono stati 205 dal 2006 (con la parentesi del Covid).

 

Il sindaco di Mezzana, Giacomo Redolfi, si è dispiaciuto di aver sentito parlare poco di come la popolazione sta vivendo la reintroduzione dell’orso sul territorio. "Le persone vedono di giorno in giorno una compressione della loro libertà". Ha voluto sfatare alcuni elementi sull’episodio che ha visto inseguiti due ragazzi: "Si sono comportati perfettamente, non hanno avuto conseguenze fisiche, ma quelle psicologiche sui ragazzi e sulla comunità sono diffuse e trasversali, ha affermato. Alcune attività non si fanno più. Serve una riflessione sugli strumenti da dare ai cittadini (che non sono un trend, ma famiglie con figli che diventa difficile o pauroso far uscire di casa). Nessuno vuole il sangue di nessuno,  ma servono strumenti per continuare a vivere e a esercitare le proprie attività che non finiscono nel monticare le malghe, ma che riguardano anche la possibilità di uscire di casa". Ha ricordato che non c’è a oggi un protocollo per far lavorare i custodi forestali (che operano prevalentemente nel bosco) in sicurezza. "L’alternativa di incorporarli nel corpo forestale trova difficoltà in relazione alla diversità di funzioni".

 

Il direttore Federazione provinciale Allevatori, Massimo Gentili, ha spiegato che l’allevamento in Trentino si concentra soprattutto su bovini (1.600 con 42.000 capi allevati con una media di 25 capi per allevamento ) e ovicaprini (1.760 allevamenti con 32.000 pecore e 10.000 capre, 1.200 allevamenti piccoli, pochi quelli di una certa rilevanza). La zootecnia si svolge nelle valli più periferiche (escluso il fondovalle della Valsugana e delle Giudicarie), in quota: "Si curano di 110.000 ettari di territorio sui 600.000 della provincia, 90.000 sono pascoli, gli altri 20.000 prati".

 

E Gentili ha ricordato che nel 2022 sono morti 825 capi di bestiame, 426 ovini e caprini, 19 cavalli e asini, 53 bovini. Ha ricordato la collaborazione con il servizio forestale e il tentativo di seguire le indicazioni per la prevenzione, che spesso si confronta però con difficoltà pratiche. "Sono 600 le malghe su cui viene esercitata una custodia continua. Ci sono poi i problemi legati al ricovero notturno, impossibile farlo in tutte le malghe". Ha trattato anche dei recinti elettrificati, "che funzionano discretamente per il ricovero notturno di pecore".

 

Sui cani da guardiania: "Si è iniziato a usare i pastori maremmano-abruzzesi, cani che sono anche aggressivi nei confronti dell’uomo". Due gli episodi di aggressione che sono stati registrati finora, uno nei confronti di un tecnico e uno nei confronti di una turista". Va considerata per Gentili nei casi di orsi problematici la rimozione. Ha infine parlato dell’indennizzo previsto dalla Provincia: "E' vero che l’animale andrà prima o poi al macello, ma è anche vero che tra l’allevatore e l’animale si crea un rapporto emotivo, affettivo, ha detto. Gli indennizzi ripagano il valore economico dell’animale, ma rimangono esclusi i danni non quantificabili".

 

Il professore emerito di zoologia dell’Università Sapienza di Roma e presidente della Large carnivore initiative for Europe, Luigi Boitani, ha affermato che si parla di grandi carnivori mettendo assieme orso e lupo, che non hanno però nulla in comune, si rischia di fare torti trasportando possibili soluzioni da uno all’altro.

 

"Il lupo è una specie molto mobile sul territorio con grandi possibilità di dispersione, l’orso invece si sposta molto meno, in particolare le femmine, e l’espansione della specie è molto lenta. La gestione delle specie deve fare riferimento a una scala appropriata, molto locale per l’orso, allargata per il lupo. L’orso può far male tanto, causare anche problemi all’uomo, ogni anno in Romania ci sono 4-5 morti; del lupo invece non si ha preoccupazione perché non si conoscono danni e aggressioni mortali nei confronti dell’uomo negli ultimi 50-100 anni se non in casi rarissimi. Gli animali confidenti possono diventare problematici e questo è anche un elemento fondamentale anche nella prevenzione relativa al lupo".

 

In secondo luogo il professore ha approfondito il tema del monitoraggio: in Trentino è fatto bene, ha detto, ma significa monitorare una variabile nel tempo per verificarne i cambiamenti. È importante per Boitani, ma non esaurisce la necessità di informazione sulla biologia della specie, serve ricerca scientifica, più scienza nella gestione dell’orso.

 

Questo significa un uso più massiccio degli strumenti della tecnologia, radiocollari, genetica, fotocamere. Servono monitoraggio e ricerca, scienza. Gestire 100 orsi in un’area densamente popolata e la coesistenza per essere fattibile richiede interventi fini, delicati, attenti al dettaglio e per fare ciò serve un’informazione di dettaglio che al momento non c’è, ha proseguito.

 

Il professore emerito di zoologia dell’Università Sapienza di Roma ha ricordato che gestire il surplus della popolazione non è un’opzione, è una necessità: "Se si crede nel messaggio della coesistenza sicuramente bisogna entrare nell’ottica che in alcuni casi qualche animale va rimosso perché costituisce un problema aggiuntivo non risolvibile con gli strumenti che si posseggono. Questo è chiaro a chi gestisce l’orso in provincia di Trento, ma non a determinati gruppi di interesse là fuori: serve quindi anche una comunicazione più robusta, la sensazione è che si faccia molta informazione top down, ma poca comunicazione che richiede un’interazione con chi riceve il messaggio".

 

Infine Boitani ha affermato che gestire una specie, come fare conservazione della natura, è politica informata dalla scienza. "La politica è concertazione dei gruppi di interesse, ha ricordato: c’è la necessità non più rimandabile di ristabilire un tavolo di concertazione dove siano rappresentati tutti i gruppi di interesse del territorio, compreso il pubblico allargato dei cittadini. Il tavolo di concertazione non deve essere gestito dalla Provincia deve essere autonomo e indipendente".

 

Poi l'esempio della Slovenia. Rok Cerne ha ricordato che l’orso è sempre stato presente in Slovenia, dal 1.900 erano presenti circa 40 animali, saliti a 160 dopo il 1950 e a oltre 500 nel 2010. Negli ultimi 20 anni la popolazione è raddoppiata raggiungendo il migliaio di esemplari.

 

La popolazione di orso è presente soprattutto nella parte meridionale della Slovenia, la meno abitata, dove la densità abitativa è di 15 abitanti per chilometro quadrato. Il monitoraggio, ha spiegato il responsabile gestione grandi carnivori per il servizio foreste della Slovenia, avviene con metodo genetico, tramite la gathering analysis e la conta diretta.

 

"In Slovenia esiste una quota annuale di animali che viene abbattuta per controllo della popolazione, decisa annualmente dal Ministero per l’ambiente con il parere di esperti forestali e dell’Institute nature conservation. A realizzare gli abbattimenti possono essere anche i cacciatori e la priorità, negli abbattimenti, sono gli orsi problematici. Nel 2022 e nel 2023 si è registrata una mortalità di oltre 200 esemplari tra quelli morti e quelli abbattuti con queste quote si ritiene di mantenere la popolazione non oltre i circa 800 animali".

 

L’abbattimento, ha spiegato Cerne, è possibile perché la popolazione è vitale e connessa con la popolazione delle Alpi dinariche, gli abbattimenti sono tollerati dall’Unione europea e l’eliminazione rapida dei problematici consente una riduzione del rischio e un'accettazione sociale. Gli attacchi agli uomini: 27 dal 2010, 4 nel 2023, 3 nel 2022, 2 nel 2021, 3 nel 2020 (con ferimenti non gravi nel 90% dei casi).

 

La Slovenia ha una squadra di intervento, ma anche i cacciatori possono intervenire e abbattere gli animali, ha raccontato l’esperto. "Si crede nella prevenzione dei danni, in collaborazione con gli agricoltori e gli allevatori"; Cerne ha presentato il numero delle recinzioni elettriche distribuite negli ultimi 12 anni, circa 200 opere e  ha illustrato le caratteristiche fondamentali e ha ricordato che l’indennizzo dei danni avviene solo se a carico di patrimoni che avevano attuato qualche forma di difesa.

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