La trentina Linda Maculan, capo truccatrice della fiction Mare Fuori. “La cosa gratificante è vedere i tuoi personaggi prendere vita e dare voce alle storie degli sceneggiatori”
Dal primo febbraio saranno disponibili su Rai Play i primi sei episodi della quarta serie. “A Napoli per cinque mesi, il set è diventato famiglia”

TRENTO. Serve un lungo lavoro di lettura e immedesimazione per far sì che un personaggio nato dalla penna di sceneggiatori prenda poi vita sullo schermo. Linda Maculan, truccatrice trentina originaria di Caldonazzo, lo fa da anni con pennelli, luci e contrasti dando così forma e colore ad alcune delle storie che vediamo al cinema e in tv. Dopo un primo aggancio tramite la Film Commission di Trento, diverse le esperienze in set cinematografici di fama nazionale e internazionale come “The App” di Elisa Fuksas, il thriller “Curon” per la piattaforma di streaming online Netflix e “The Book of Vision” di Terrence Malick.
Nel 2021 la chiamata per fare parte dello staff della fiction “Mare Fuori”, giunta oramai alla quarta stagione. “Ho partecipato alla seconda e alla terza stagione in qualità di assistente make-up mentre lo scorso anno, per tutta la durata della serie che andrà in onda il 1 febbraio, sono stata capo truccatrice”, spiega Maculan. Un mestiere affascinante, nato prima di tutto da una grande passione, quella per i volti, per le espressioni e per le emozioni, arrivato quasi all'improvviso nel 2016 dopo una formazione di trucco fotografico alla scuola Bcm di Milano e una lunga esperienza lavorativa da Sephora che le ha consentito di prendere dimestichezza con le diverse forme e tipologie di volto.
“Tutto sta nella lettura della sceneggiatura, nell'entrare in empatia con i personaggi”, racconta con entusiasmo Maculan, reduce da cinque mesi di riprese alla base della Marina Militare del molo San Vincenzo di Napoli, riadattato per l'occasione a istituto penitenziario. “Il mio compito è quello di caratterizzare i personaggi, identificando i loro stati d'animo – cosa che avviene sia con il trucco che con i costumi – e andando a creare traumi o imbruttimenti a seconda delle vicende nel quale sono coinvolti”.
Un lavoro di creatività e precisione che impegna “fino a mezz'ora di tempo per ogni attore per un totale di 12 episodi ciascuno e 24 attori protagonisti”, spiega Maculan mentre racconta le difficoltà legate alla copertura o all'applicazione di tatuaggi e alla meticolosità della creazione di una barba piuttosto che di occhi rossi e occhiaie. Dietro alla scelta di ogni look, “un grande lavoro di squadra che, oltre a me, coinvolge altre quattro persone – tre truccatrici fisse e una aggiunta – oltre a costumista e regista ai quali spetta poi l'approvazione finale”.
Un'esperienza memorabile e gratificante che concretizza anni di lavoro. “Ci si rende conto solo quando si vede apparire il proprio personaggio sullo schermo o quando si vede apparire il proprio nome nei titoli di coda di un progetto, magari alla prima con il pubblico in sala”, conclude Maculan che ricorda l'emozione provata proprio lo scorso anno alla presentazione di “Pluto”, film drammatico con Andrea Pennacchi e, più di recente, a quella di “Mare Fuori” al Festival del Cinema di Roma.


















