“Lupi e declassamento status protezione? Proposta prematura e difettosa. Sulla conservazione si decida seguendo la scienza, non (solo) le ragioni politiche”
Anche la Large carnivore initiative for Europe (un gruppo di lavoro della Commissione Iucn per la conservazione della specie) si schiera contro la proposta di declassamento della protezione del lupo avanzata negli scorsi mesi dall'Unione europea: “E' prematura e difettosa e la Lcie non ne raccomanda l'adozione”

TRENTO. Declassamento dello status di protezione del lupo, la proposta dell'Ue continua a far discutere e ora anche la Large carnivore initiative for Europe (un gruppo di lavoro della Commissione Iucn per la conservazione della specie) si schiera contro la decisione delle autorità europee: “Si tratta di una proposta prematura e difettosa e non ne raccomandiamo l'adozione”. In un lungo documento, gli esperti della Lcie (inquadrata, come detto, all'interno dell'Unione internazionale per la conservazione della natura, considerata tra le più autorevoli istituzioni scientifiche a livello internazionale nel suo campo) hanno evidenziato una serie di criticità, esprimendo “preoccupazione” riguardo alla proposta avanzata.
Nel dettaglio, negli scorsi mesi dall'Europa era infatti arrivato il via libera per il declassamento dei lupi da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”. Come aveva spiegato a il Dolomiti l'avvocato del Wwf Domenico Aiello però, per concretizzare la proposta è necessario un ulteriore passaggio all'organo di competenza all'interno della Convenzione di Berna (ratificata anche dall'Unione europea), che a sua volta dovrà approvare l'inserimento della specie nell'allegato III (specie animali protette) dall'allegato II (specie animali strettamente protette). Di fatto l'approvazione della proposta al Coreper è comunque un passo deciso nella direzione del declassamento, che se approvato aprirebbe la strada a possibili piani di controllo per la specie.
“La Lcie – scrivono gli esperti del gruppo di lavoro – non si oppone in linea di principio alla nozione di 'downlisting' (declassamento ndr) di specie o popolazioni. Tuttavia, la proposta attuale solleva serie questioni, alla luce tra le altre cose dell'importante principio che prevede che le decisioni sulla conservazione e la gestione della fauna selvatica siano basate su solide nozioni scientifiche e non (solo) su ragioni politiche”. In altre parole, ad oggi, la proposta di declassamento dello stato di protezione (al quale si assocerebbe lo spostamento della specie dall'Allegato IV al V delle direttive Habitat europee): “Non appare giustificata”.
“Se la proposta dell'Unione europea fosse accettata dal Comitato permanente della Convenzione di Berna – aggiunge la Lcie – potrebbe creare un precedente preoccupante, potenzialmente influenzando future decisioni di riduzione dello status per altre specie”. Lo stesso Comitato permanente della Convenzione aveva già rifiutato un'analoga proposta avanzata dalla Svizzera nel 2022, alla luce tra le altre cose di un report sullo status di conservazione del lupo realizzato dalla stessa Lcie. E da allora, sottolineano gli esperti, le cose non sono cambiate significativamente, come corroborato da un altro report realizzato dalla Commissione europea nel 2023: “Alla luce della necessità di una sufficiente coerenza e di una base scientifica solida, è quindi preoccupante vedere lo stesso rapporto Lcie del 2022 ora richiamato nella proposta dell'Ue a supporto del declassamento. Per inciso, il rapporto del 2023 citato insieme ad esso ha registrato numeri di lupi solo marginalmente più alti. Da notare poi come gli argomenti specifici sollevati dalla stessa Ue per votare contro la proposta di declassamento della Svizzera nel 2022 continuassero a essere validi quando l'Ue decise di proporre essa stessa un simile declassamento”.
Tra i punti sollevati dall'Unione per sostenere la proposta di declassamento, continua la Lcie, c'è poi anche il presunto aumento ai danni al bestiame, un dato non rilevato però dagli esperti. Lo status attuale del lupo inoltre permette già la possibilità di abbattere degli esemplari, quando necessario per prevenire seri danni agli allevamenti o rischi alla sicurezza umana: “La Lcie – si legge però nella nota – non è a conoscenza di prove scientifiche che supportino in modo convincente l'assunzione che il declassamento possa contribuire ad alleviare i conflitti sociali ed economici legati ai lupi. In effetti, i conflitti sociali più profondi che sembrano essere i veri fattori trainanti delle attuali discussioni sulla gestione dei lupi (piuttosto che i danni al bestiame in sé) difficilmente potranno essere risolti con il declassamento poiché questa misura, prevedibilmente, soddisferà alcuni soggetti interessati, ma ne scontenterà altri”.
La speranza, ovviamente, è che lo stato di conservazione della popolazione di lupi in Europa sarà tale da non necessitare una stretta forma di protezione: “In ogni caso – precisano però gli esperti – un eventuale declassamento dovrebbe avvenire solo se supportato da solide evidenze e accompagnato da obiettivi, impegni e valutazioni per il periodo successivo che siano chiari e coerenti. In effetti, sembra esserci la necessità di sviluppare, prima che vengano prese decisioni di declassamento riguardo al lupo o ad altre specie, un quadro normativo standardizzato e basato sulla scienza per la classificazione, il declassamento e la rimozione dalle liste, al fine di garantire che le decisioni siano prese in modo coerente e trasparente, riducendo al minimo l'influenza della politicizzazione e del lobbying sul processo”.
Piuttosto di ragionare su un cambiamento a livello comune, dicono da Lcie, una maggiore attenzione (in particolare guardando agli sviluppi futuri attesi) meriterebbe un sistema di classificazione 'su misura' e differenziata tra popolazione e popolazione sui vari territori. In conclusione, si legge nel report, sarebbe in ogni caso necessario chiarire maggiormente le implicazioni che un declassamento avrebbe, in particolare per quanto riguarda il mantenimento (e la salvaguardia) di uno stato di conservazione “favorevole” (che rimarrebbe, di fatto, l'unico sostanziale requisito legale): “Alla luce delle politiche globali ed europee mirate a invertire la perdita di biodiversità, ripristinare gli ecosistemi e promuovere la coesistenza tra esseri umani e fauna selvatica, sembra importante che i lupi (e altri grandi carnivori) possano vivere come componenti funzionali, interattive e dinamiche degli ecosistemi europei nel miglior modo possibile, tenendo debito conto delle percezioni, dei mezzi di sussistenza e delle attività delle comunità umane locali. Lo sviluppo positivo della maggior parte delle popolazioni di lupi in Europa rappresenta quindi un incoraggiante successo della conservazione e un motivo di celebrazione. L'ultima stima di Lcie, completata molto recentemente, indica il numero totale di lupi in Europa in 23mila, con la maggior parte delle popolazioni che mostrano una tendenza in aumento. Tuttavia, la proposta di declassamento attualmente sembra essere premature e difettosa, per le ragioni sopra esposte, e Lcie non ne raccomanda l'adozione”.













