Dalle nuove direttive Ispra al declassamento Ue, il lupo nel mirino. Guarda: "Nessun via libera alla caccia, serve un approccio scientifico"
Le nuove linee guida per gli abbattimenti di esemplari considerati pericolosi, emanate dall'Ispra, continuano a far discutere. Intanto a livello europeo c'è l'accoglimento da parte del Tribunale dell'Unione Europea, del ricorso presentato dalle cinque associazioni per chiedere l'annullamento della decisione del Consiglio dell'Ue che aveva dato a dicembre il via libera al passaggio del lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”

BOLZANO. Il dibattito sullo status di protezione del lupo si intensifica, mentre le nuove linee guida per gli abbattimenti di esemplari considerati pericolosi, emanate dall'Ispra, continuano a far discutere. Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi, chiarisce la portata delle recenti novità: "Anche se lo status di protezione del lupo venisse effettivamente declassato, non verrebbe meno l'obbligo degli Stati di mantenere uno stato favorevole alla conservazione della specie".
L'eurodeputata sottolinea come i protocolli Ispra non rappresentino un "via libera alla caccia", ma un tentativo di regolamentare situazioni eccezionali. "Le Regioni potevano già richiedere prelievi in deroga, ora l'Ispra ha fissato un tetto massimo tra il 3 e il 5%, ovvero tra 100 e 160 esemplari l'anno sui 3.300 stimati dal censimento del 2021", spiega Guarda. L'obiettivo rimane duplice: "La tutela della biodiversità, abbinata alla gestione dei conflitti di coabitazione, specie nel settore agricolo".
La parlamentare europea evidenzia anche il ruolo delle politiche comunitarie a sostegno degli agricoltori: "Le politiche europee Pac e Life+ possono offrire il necessario sostegno agli agricoltori, migliorando le misure di prevenzione dei danni al bestiame".
Sul fronte giuridico, la questione del declassamento è tutt'altro che conclusa. "Va poi ricordato che sulla proposta della Commissione Europea di declassare lo status di protezione del lupo, da specie 'rigorosamente protetta' a 'protetta', pende il ricorso presentato alla Corte di Giustizia Europea da cinque organizzazioni internazionali, tra cui le italiane EARTH e Green Impact", aggiunge Guarda. (QUI L'ARTICOLO)
È di queste ore, infatti, la notizia dell'accoglimento, da parte del Tribunale dell'Unione Europea, del ricorso presentato dalle cinque associazioni per chiedere l'annullamento della decisione del Consiglio dell'Ue. Nei mesi scorsi, infatti, dall'Europa era arrivato il via libera al passaggio del lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”, una modifica che renderebbe più semplice l'adozione di piani di controllo. Un secondo via libera era arrivato poi da Berna, dove l'organo del Consiglio d'Europa aveva votato a favore della richiesta Ue lo scorso dicembre.
Le associazioni animaliste e ambientaliste hanno fin da subito criticato duramente la decisione, chiedendo un passo indietro alle autorità europee. Cinque di esse — le italiane Green Impact, EARTH e LNDC Animal Protection, l'ungherese Nagy Tavak e la francese One Voice — hanno presentato il ricorso ora accettato dal Tribunale dell'Unione Europea, citando “prove scientifiche, finanziate dall'Ue, contro il declassamento del lupo”. Secondo le associazioni, la mancanza di supporto scientifico alla decisione sarebbe stata riscontrata "anche da un rapporto scientifico su ecologia e genetica dei grandi carnivori appena pubblicato e finanziato dall'Ue".
Non solo. A complicare ulteriormente il quadro è un'indagine del Mediatore Europeo, avviata su segnalazione di ClientEarth, che mette in discussione il processo decisionale della Commissione Europea. "La proposta di declassamento appare non suffragata da un adeguato supporto scientifico. La Commissione non ha rispettato il termine del 24 gennaio per rispondere alla denuncia: un silenzio che fa pensare che la segnalazione abbia colto nel segno. Speriamo che il ritardo non sia dovuto alla ricerca di una giustificazione convincente", conclude l'eurodeputata.












