Lupo, via libera al declassamento, ecco cosa cambia dopo il voto del Parlamento. Boitani: “Non si apre la caccia, il vero problema è che l’Italia non ha ancora un piano di gestione"
Per il professore de La Sapienza di Roma e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe "sarà possibile abbattere un lupo non in deroga al regime di stretta protezione, ma all’interno di un piano di gestione che è fondamentale avere". In Italia questo piano di gestione nazionale era stato presentato nel 2015 ma è fermo alla Conferenza Stato-Regioni

TRENTO. Il Senato ha approvato la legge di delegazione europea che contiene, fra le altre cose, il recepimento della modifica allo status di protezione del lupo. La Camera aveva approvato il testo in prima lettura a dicembre.
Tutto è iniziato con la decisione della Commissione Europea di diminuire lo stato di protezione del lupo dalla lista delle “specie rigorosamente protette” a quella delle specie semplicemente “protette” della Direttiva Habitat dell’Unione Europea.
Per recepire in Italia questo cambiamento e modificare la normativa presente, serviva un passaggio in Parlamento. Prima alla Camera (a dicembre), e mercoledì al Senato. Il Governo può quindi ora adottare un decreto che consentirà di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni europee.
A cambiare, in Italia, secondo quanto spiegato dagli esperti, è soprattutto la procedura di autorizzazione della soppressione di un lupo. Se fino ad oggi si doveva valutare ogni singolo abbattimento chiedendo la deroga con la nuova normativa sarà possibile abbattere un lupo all’interno di un piano di gestione.
“Un piano che l'Italia ancora non ha” ha spiegato a il Dolomiti, Luigi Boitani, professore emerito di zoologia all’università La Sapienza di Roma e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe.
Professore Boitani, il declassamento del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta” che effetti ha in Italia?
Di per sé è una decisione innocua. Quello che conta è come viene usata questa opportunità. Il declassamento non comporta assolutamente che domani mattina si inizieranno a prendere decisioni in maniera diversa rispetto a quello che è stato fatto oggi. Ci sono regole che devono essere seguite.
E cosa cambia con il recepimento della linea europea?
Rispetto a quello avvenuto fino ad oggi sarà possibile abbattere un lupo non in deroga al regime di stretta protezione, ma all’interno di un piano di gestione che è fondamentale avere. Ma valgono ancora tutte le altre regole. La popolazione deve essere in stato di conservazione favorevole e quindi necessariamente una decisione di questo genere deve essere presa nell'ambito di un piano di gestione vasto.
Molti dicono che così si apre la caccia al lupo.
No assolutamente, il lupo non diventa una specie cacciabile. Non ci deve parlare di caccia. Casomai di prelievo che viene fatto da personale dedicato e capace di farlo.
Sappiamo che il lupo in Italia ha vissuto una situazione di forte espansione. Come giudica lo stato di conservazione di questo animale?
Se guardiamo l'Italia, nel suo insieme, possiamo dire che la popolazione di lupo è in buono stato. Stiamo parlando, ovviamente, dal punto di vista numerico. Ma va sottolineato che con questi grandi numeri che l'Italia si ritrova, non sappiamo, per esempio, quanti siano gli ibridi. E' un discorso che riguarda non tanto le Alpi ma più che altro l'Appennino dove in alcune zone la metà della popolazione è di fatto formata da ibridi. Il discorso della conservazione diventa quindi più articolato. Molti sprecano tempo a contare questi lupi, si spendono soldi ma poi che ci facciamo con questi numeri visto che non c'è un piano di gestione definito e pensato a scala di popolazione con una prospettiva nazionale o alpina?
L'Italia è senza un piano di gestione del lupo? Oggi diventa ancora più importante averlo a seguito del declassamento?
Sì, oggi è ancora più importante. Purtroppo non c'è. Nel 2015 era stato il Ministero a commissionarne uno e assieme ad altri ci abbiamo lavorato molto. Il giudizio del Ministro era positivo e lo aveva portato per l'approvazione alla Conferenza Stato-Regioni.
Oggi sono passati oltre 10 anni e le Regioni non si sono mai messe d'accordo tra di loro su cosa fare. C'è chi vuole ammazzare i lupi, chi invece non lo vuole. Una discussione portata avanti e il nostro Paese non ha un piano. Logica vorrebbe che una volta fatto un piano nazionale si possa sviluppare un piano più piccolo, magari regionale. Ma è bene chiarire che gestire la popolazione di lupo con uno sguardo solo provinciale è demenziale. I lupi si spostano su grandissime dimensioni, un branco è attivo dai 50 ai 400 chilometri quadrati di territorio e bisogna per forza pensare a guardare ad una scala più grande.












