E' ufficiale il declassamento del lupo in Italia, pubblicato il decreto in Gazzetta Ufficiale. Ispra ha preparato le "nuove" quote di abbattimento
L'iter avviato l'anno scorso a livello europeo si è concluso con il decreto della modifica della direttiva Habitat a Roma. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si traduce nell'effettivo declassamento del lupo da specie "rigorosamente protetta" a "protetta". Ecco cosa cambia

ROMA. Il lupo è stato ufficialmente declassato da specie "rigorosamente protetta" a "protetta". La conclusione di un iter avviato l'anno scorso prima a livello europeo e quindi recepiti dai diversi Stati.
La modifica alla direttiva Habitat attraverso l'intervento sul Dpr 357 è stata recepita alla fine dell'anno scorso dal ministero Gilberto Pichetto Fratin e con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è efficace.
Il significato? Una maggior flessibilità di gestione ma non una rivoluzione. Già oggi, per esempio, Trentino e Alto Adige hanno autonomia gestionale e si sono già portate avanti con le norme in attesa del declassamento, mentre per le Regioni a statuto ordinario si va verso una maggiore responsabilità perché non si passa più dal ministero per l'autorizzazione.

A ogni modo la richiesta del parere di Ispra resta obbligatorio ma non vincolante. E si devono rispettare i criteri di intervento: presenza di forti danni, la messa in campo dei tentativi di protezione, utilizzo di sistemi di prevenzione. In generale non deve essere messa a rischio la conservazione della specie.
Un ente locale può procedere con la rimozione dell'esemplare a fronte del "niet" di Ispra e quindi c'è la possibilità di discostarsi dal parere se le motivazioni sono ritenute solide.
Il ministero, con il supporto tecnico e scientifico di Ispra, ha inoltre diramato le nuove quote di prelievo, quelle che fino a poco tempo prevedevano 1-2 lupi in Alto Adige e 3-5 in Trentino con riferimento all'ultimo censimento nazionale.
Un aggiornamento che segue le ultime rilevazioni ma che conferma lo schema che prevede tassi di abbattimento tra il 3% e il 5% dei lupi che popolano le zone montane italiane.

I dati si basano sul monitoraggio e sull'analisi della diffusione dei lupi sulle Alpi recentemente definito per delineare un quadro aggiornato della presenza dei lupi.
Il tasso di crescita è più elevato nel settore centro-orientale come Trentino, Alto Adige e Veneto, mentre è più contenuto e stabile sulla parte occidentale (Qui articolo).












