Allarme in Alto Adige ma c'è un terzo dei lupi del Trentino e ampie zone "scoperte". In crescita ma stabile la presenza sulle Alpi orientali: "Colonizzazione ancora in corso"
I dati del monitoraggio e dell'analisi della diffusione dei lupi sulle Alpi. Il tasso di crescita è più elevato nel settore centro-orientale come Trentino, Alto Adige e Veneto, mentre è più contenuto e stabile sulla parte occidentale

TRENTO. Un tasso di crescita più elevato nel settore centro-orientale delle Alpi, mentre nei territori occidentali la stima di aumento demografico è più contenuta e coerente con una popolazione ormai stabile nel suo complesso. Si parla di lupi. La colonizzazione è ancora in corso e c'è ancora un trend di espansione rispetto al precedente monitoraggio del 2020/21, con la maggior parte degli esemplari concentrata tra Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta. Qui il lupo si è progressivamente esteso dalle aree montane, ormai ampiamente occupate, verso contesti collinari, di pianura e più urbanizzati.
Diversa la fotografia tra Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli - Venezia Giulia: qui si osserva una crescita più rilevante rispetto alla precedente stima, accompagnata da un’espansione sempre più capillare nei territori alpini e prealpini. Un lungo e approfondito lavoro - "La popolazione di lupo nelle Regioni alpine italiane" - per aggiornare le stime, anche in previsione poi della conclusione del procedimento di declassamento della specie da "rigorosamente protetta" a "protetta", la predisposizione da parte di Regioni e Province Autonome dei piani di gestione territoriale e il rilascio (atteso per la prossima primavera) delle nuove quote-soglia di rimozione: resta valida la necessità di seguire specifici criteri e requisiti per non compromettere la salvaguardia del lupo, secondo le indicazioni dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

In Trentino si stima la presenza di 125 individui, poco più di un terzo in più di quelli di Bolzano. Poi sono 46 in Friuli - Venezia Giulia, ben 211 in Liguria (solo in questo caso però ci sono state alcune difficoltà e la proiezione è modellistica). Ancora 82 in Lombardia, 464 in Piemonte, 52 in Valle d'Aosta e 93 in Veneto. Più del doppio degli esemplari insistono quindi nella porzione Centro-Ovest delle Alpi ed entrambi i dati sono comunque in crescita. Per il settore orientale si passa da 266 del 2020/21 a 356 nel 2023/24, mentre per quello occidentale si va da 680 a 768 negli stessi tre anni. Complessivamente la popolazione alpina sale da 946 a 1.124 individui.

Questo emerge dalla nuova indagine 2023/2024 pubblicata in questo fine anno e che è stata sviluppata in continuità metodologica con le Linee Guida e Protocolli per il monitoraggio del lupo in Italia (Marucco et al. 2020), predisposte da Ispra, e che ha interessato esclusivamente le Regioni alpine, dove era in corso il progetto cofinanziato dai fondi europei Life WolfAlps Eu.
Dati in parte noti per il Trentino, piuttosto all'avanguardia nei monitoraggi e numeri pubblicati nei report Grandi carnivori. Una presenza dunque abbastanza capillare del lupo. Nonostante l'allarmismo diffuso, invece l'Alto Adige appare meno sotto pressione con intere zone apparentemente non occupate stabilmente dalla specie. Satura o quasi nel rapporto tra estensione territoriale e diffusione la Val d'Aosta, per esempio. Il report inoltre riporta i casi dei lupi trovati morti, alcuni purtroppo riconducibili al bracconaggio. Si tratta di una pubblicazione estremamente completa.

Questo quadro d'insieme permette di definire meglio e di analizzare più complessivamente il fenomeno del ritorno del lupo sulle Alpi che negli anni si riappropria degli spazi lasciati spesso liberi da alcune crisi, quella del settore zootecnico in primis (tuttavia l'espansione degli esemplari è una conseguenza e non la causa), e dello spopolamento.
"L’obiettivo - si legge nel report - di questa seconda indagine è stato aggiornare le stime di consistenza e distribuzione della popolazione alpina, garantendo la comparabilità dei risultati nel tempo e consolidando un sistema di monitoraggio a lungo termine, basato su standard scientifici condivisi e su una rete operativa stabile". Un lungo lavoro che ha coinvolto svariati uffici, enti, istituzioni e associazioni tra Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli - Venezia Giulia e Liguria.

"La popolazione alpina di lupo continua a rappresentare una unità transfrontaliera condivisa con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia", si scrive nel report. "Il monitoraggio è stato pertanto realizzato in stretta collaborazione con i partner internazionali nell’ambito del Wolf Alpine Group e della Large Carnivore Initiative for Europe dell’Iucn (International union for the conservation of nature), al fine di armonizzare le metodologie e aggiornare lo stato della specie a livello alpino e europeo. In particolare, il 2023/2024 ha rappresentato un momento chiave di sincronizzazione con le campagne di monitoraggio condotte nei Paesi confinanti, in continuità con quanto già avvenuto nel 2020/2021".
Un lavoro che punta a facilitare e standardizzare la raccolta dei dati sul campo, il progetto Life WoldAlps Eu, in collaborazione con Ispra, Federparchi e la piattaforma Grandi carnivori di Grosseto, ha dato inoltre mandato alla ditta XValue di sviluppare un'applicazione dedicata per il monitoraggio nazionale. Un sistema utilizzato da 490 operatori registrati sulle Regioni alpine.

La stima della distribuzione e dell'abbondanza della popolazione di lupo a livello nazionale è stata ottenuta attraverso una strategia di campionamento articolata su due approcci complementari: campionamento sistematico e campionamento opportunistico, in quest'ultimo caso comunque con criteri molto accurati e stringenti.

"I metodi di campionamento utilizzati sono definiti non invasivi perché non implicano la cattura e la manipolazione dell’animale. Questi metodi sono particolarmente idonei per monitorare i parametri di popolazione, quali la dimensione, il tasso di sopravvivenza, la distribuzione, perché di facile applicazione su larga scala e utili per una specie elusiva difficile da catturare e avvistare come il lupo. Le tecniche di campionamento non invasive includono sia quelle tradizionali, usate da decenni, come lo snow-tracking e il wolf-howling, sia le tecniche di recente sviluppo, quali i metodi genetici e le fototrappole".

Quindi, per esempio, controllo sistematico di transetti invernali per la raccolta di segni di presenza, attività di snow-tracking - tracciature su neve, raccolta di campioni biologici non invasivi per le analisi di genetica molecolare, documentazione di carcasse di ungulati selvatici e domestici, attività di wolf howling - ululati indotti nel periodo estivo per la documentazione di eventi di riproduzione e utilizzo delle trappole video-fotografiche e di foto-video documentati direttamente.

Il migliore risultato si ottiene - viene spiegato nel report - combinando più tecniche non invasive, dato che ognuna presenta vantaggi e criticità. In ogni caso, la combinazione di queste tecniche è riconosciuta come la migliore soluzione per documentare su larga scala la dimensione della popolazione e la distribuzione del lupo, i parametri di interesse per il monitoraggio del lupo sulle Alpi.

"La frequenza con cui sono state svolte le seguenti attività è dipesa dal tipo di campionamento, se sistematico o opportunistico, per quest’anno di campionamento condotto unicamente in modo intensivo e se intensivo, tenendo conto dello sforzo di campionamento applicabile sulla base della disponibilità e esigenze degli enti cui afferiva il personale coinvolto".
Nel 2023/2024, la superficie complessiva di presenza accertata della specie è risultata di circa 60.600 chilometri quadrati, stimata sulla base di 15.248 segni di presenza verificati. "Si conferma quindi un'ulteriore espansione dell’areale rispetto al 2020/2021. La colonizzazione naturale del lupo nelle regioni alpine italiane è tuttora in corso. L’espansione è stata particolarmente evidente nel settore centro-orientale, dove la specie continua a occupare nuove aree, e nelle aree di collina e pianura del settore nordoccidentale".
I risultati riportano che nel settore occidentale (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta), la presenza del lupo appare ormai stabilizzata nelle aree montane, con l’intera fascia alpina occupata e solo lievi variazioni interannuali. Contemporaneamente, la specie ha esteso la propria presenza alle aree collinari e di pianura, in particolare in Piemonte. Nel settore centro-orientale (Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli - Venezia Giulia), la distribuzione è ancora frammentata.
Ma la dinamica si caratterizza per una rapida espansione, soprattutto in Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli - Venezia Giulia. "Un chiaro trend di crescita e di ampliamento dell’areale della specie in tutte le regioni alpine, con un progressivo consolidamento nel settore occidentale e una fase di espansione attiva nel settore centro-orientale, a testimonianza del continuo processo di ricolonizzazione naturale in atto dal ritorno del lupo sulle Alpi".











