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Trento
19 luglio | 06:01

Materie prime critiche per chip e batterie, l'esperto: "Le potenzialità in Trentino ci sono, ma valutare impatto su ambiente e turismo delle miniere". Ecco tutti i siti

Il sostegno alla ricerca di metalli rari sul territorio nazionale è uno dei dossier sul tavolo del governo dopo il Critical Raw Materials Act dell'Ue: tra i tanti siti di interesse, come anticipato ieri da il Dolomiti, c'è anche il Trentino Alto Adige . Ecco la lista di tutti i siti d'interesse stilata da Paolo Ferretti, geologo e mineralista del Muse

TRENTO. Dal Friuli Venezia Giulia al Bellunese, dall'Alto Vicentino alle valli Bresciane e Bergamasche fino al Piemonte, passando ovviamente per il Trentino Alto Adige: parlando di metalli rari e di materie prime critiche, uno dei dossier sul tavolo del governo dopo il Critical Raw Materials Act dell'Ue, l'arco alpino è una zona di grande interesse con parecchi siti (potenziali) per l'estrazione di sostanze fondamentali in moltissimi settori strategici, dalla difesa allo spazio fino al clima e alla transizione energetica. Per quanto riguarda in particolare il nostro territorio, dice a il Dolomiti Paolo Ferretti, geologo e mineralista del Muse, le potenzialità non mancano su questo fronte: “Certo però, bisogna valutare il discorso da diversi punti di vista, non ultimo quello dell'impatto sull'ambiente e sul settore turistico”. Sì perché, nel concreto, lo sfruttamento delle risorse minerarie si tradurrebbe, ovviamente, nell'apertura (o nella riapertura) di siti minerari, con tutte le conseguenze del caso.

 

Di riapertura delle miniere in Italia, come riportato da il Dolomiti (Qui Articolo), si discute comunque da tempo e nelle scorse settimane il governo ha approvato un decreto per sostenere la ricerca di metalli rari sul territorio nazionale, incaricando Ispra di approntare un Programma nazionale di esplorazione delle materie prime critiche: nuovi dettagli in questo senso sono attesi nei prossimi giorni, quando l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale presenterà il dato delle risorse minerarie per definire le potenzialità nazionali nel settore, ma ad oggi sono parecchi i siti già segnalati nell'Atlante dei dati ambientali dell'Istituto, diversi dei quali localizzati proprio sul nostro territorio regionale. Per fare chiarezza sulla situazione e ragionare sulle potenzialità del Trentino Alto Adige in un settore considerato sempre più strategico, il Dolomiti ha quindi chiesto a Ferretti, esperto del settore per quanto riguarda il nostro territorio, di stilare una lista dei siti d'interesse 'nostrani'.

 

“Innanzitutto – dice il geologo del Muse – dobbiamo riconoscere che si è perso molto tempo su questo fronte in Italia. Dagli anni '60 il grosso delle miniere riaperte nel nostro Paese nel Dopoguerra è stato progressivamente abbandonato, un processo che ha portato alla 'fuga di cervelli' dei nostri giacimentologi, professionisti allora riconosciuti tra i migliori al mondo. Dopo il Critical Raw Materials Act, e dopo il decreto con il quale il governo italiano lo ha recepito, la prima sfida sarà ovviamente la mappatura: dal mio punto di vista si tratta di un'ottima occasione anche per fare ricerca, al di là dell'effettiva fattibilità della riapertura dei siti minerari”. Come anticipato infatti, dallo studio delle potenzialità del territorio alla concretizzazione dell'utilizzo delle risorse ce ne passa: “Il Trentino per esempio è una miniera, sì, ma di turismo. E non sarà così facile, nell'eventualità in cui si dovesse decidere di utilizzare le potenzialità del territorio dal punto di vista minerario, evitare un conflitto tra le necessità estrattive ed il mondo dell'accoglienza". 

 

In altre parole: ben vengano le mappature, ma sulle decisioni di fatto ci sarà da discutere. “In generale il Trentino Alto Adige ha avuto una storia mineraria piuttosto ricca – continua Ferretti – e le miniere attive un tempo sono state chiuse per ragioni economiche più che per l'esaurimento delle risorse presenti: si tratta di fatto di siti teoricamente riapribili. Questo significa che potenzialmente il nostro territorio ha ancora parecchie riserve di materie prime, tra le quali le 34 definite 'critiche' dall'Ue. Questo non vuol certo dire che sarebbe economicamente sostenibile estrarle: si tratta, ribadisco, di valutazioni che andranno fatte sulla base dei risultati del processo di mappatura. Sul piatto della bilancia vanno messe innanzitutto le difficoltà di aprire siti minerari in territori montuosi, con giacimenti magari più ricchi in termini percentuali di materiali ma con superfici molto più ristrette in termini assoluti rispetto a quelle presenti, per esempio, nei grandi siti del Nord America o in Australia. Come anticipato va considerata anche la grande presa di posizione popolare che, su un tema del genere, possiamo aspettarci. Poi bisogna valutare l'impatto ambientale: in Valsugana stiamo tuttora pagando il prezzo di secoli di estrazioni minerarie in termini di inquinamento da arsenico dell'acqua. Sono tutte problematiche che i grandissimi esportatori di terre rare e materie prime critiche a livello mondiale, penso alla Cina o al Brasile, tendono a non porsi”.

 

D'altra parte, bisogna sottolineare che le materie prime in gioco sono centrali in una lunga serie di settori industriali: dai veicoli elettrici all'eolico, dalla produzione di fertilizzanti ai semiconduttori fino alla difesa e alle tecnologie legate allo spazio. E ad oggi per molti di questi materiali l'Ue si trova completamente dipendente da potenze straniere: la Cina per esempio, spiega il Consiglio europeo, fornisce il 100% dell'approvvigionamento di elementi delle terre rare pesanti nell'Unione, la Turchia il 98% del boro, il Sud Africa il 71% del platino. Alcune materie prime critiche sono poi ottenute all'interno dell'Ue: ad esempio il carbone da coke e il rame della Polonia, l'arsenico dal Belgio, l'Afnio dalla Francia, lo stronzio dalla Spagna e il nichel dalla Finlandia. Il piano siglato dall'Unione punta però a portare entro il 2030 la percentuale di estrazione interne al 10% del consumo annuo, e proprio in questo contesto rientrano le discussioni sulla possibile riapertura dei siti minerari anche nel nostro Paese.

 

Prendendo quindi a riferimento le 34 materie prime definite critiche dalla stessa Unione europea, Ferretti ha tracciato una prima 'mappa' del nostro territorio, evidenziandone punto per punto l'eventuale presenza (in grassetto le materie prime critiche definite 'strategiche' dall'Ue).

 

  1. Alluminio/bauxite/allumina: no.
  2. Carbone da coke: no
  3. Litio: sì, nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d’Asta, masse intrusive di Predazzo-M.Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone) ma da valutare consistenza ed economicità.
  4. Fosforo: sì, ma in piccole concentrazioni nelle rocce magmatiche intrusive e nelle rocce di contatto al margine di queste ultime; da valutare consistenza ed economicità.
  5. Antimonio: sì, piccoli giacimenti nelle vulcaniti del Gruppo Vulcanico Atesino (in Trentino miniera di Rementil, sopra Pergine; in Alto Adige miniera Windlahn in Val Sarentino e zona Cima del Tempo-Monteneve).
  6. Feldspato: sì, in particolare l’ex miniera di Giustino in Val Rendena, in val delle Mare (loc. Le Lame). Qualcosa anche in Trentino orientale (Val Campelle e soprattutto Canal San Bovo). Da valutare la consistenza residua dei giacimenti.
  7. Elementi delle terre rare leggere: sì, nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d’Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone) ma da valutare consistenza ed economicità.
  8. Scandio: molto raro nelle nostre rocce intrusive. Più ricche di Sc le corrispettive rocce delle Alpi centro-occidentali.
  9. Arsenico: sì, sotto forma di arsenopirite che accompagna gran parte dei filoni polimetallici del Trentino Alto Adige, dall’area Valsugana-Primiero a Monteneve, Chiusa-Montefondoli, eccetera
  10. Spatofluore: col termine si intende fluorite. Abbondante tra Valle del Fersina e alta Valsugana (miniere di Vignola Falesina, Tingherla, Cinquevalli, nel Vanoi a Zortea), in Val di Fiemme alla Miniera di Prestavel; In Alto Adige importanti le minieri di Corvara-Rabenstein (Val Sarentino) e Nova Ponente-Vallarsa.
  11. Magnesio: sì, molto abbondante ed estraibile dalla dolomia di tutta l’area dolomitica e lungo la Valle dell’Adige (miniera Dosseni di Roverè della Luna ancora in attività).
  12. Silicio metallico: sì, se come immagino il silicio metallico venga estratto dal quarzo. Abbondante in gran parte dei filoni coltivati dalle miniere del Trentino Alto Adige.
  13. Barite: sì, soprattutto dalla miniera abbandonata di Margole (Darzo) ma anche a Vignola, Pralungo ed altre miniere del Monte Calisio, Monte Zaccon (Roncegno).
  14. Gallio: in tracce ma da valutare la sua presenza nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d'Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone); da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  15. Manganese: sì ma giacimenti di piccole dimensioni: Miniera Erla (Baselga di Pinè), filoni non coltivati nel gruppo del Lagorai tra Palù del Fersina e Torcegno).
  16. Stronzio: solo tracce all’interno di alcune formazioni sedimentarie dolomitiche (tra Passo Sella e Alpe di Siusi).
  17. Berillio: sì, piccole concentrazioni in filoni pegmatitici tra Val di Rabbi, Val di Pejo, Val Martello e Val Venosta; da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  18. Germanio: in tracce ma da valutare la sua presenza nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d'Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone); da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  19. Grafite naturale: scarsa, anche se ci sono delle rocce metamorfiche che la contengono, quindi da valutare se sarebbe estraibile da queste ed economico farlo.
  20. Tantalio: in tracce ma da valutare la sua presenza nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d'Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone); da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  21. Bismuto: in tracce in alcuni dei filoni polimetallici del Trentino Alto Adige; da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  22. Afnio: in tracce ma da valutare la sua presenza nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d'Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone); da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  23. Niobio: in tracce ma da valutare la sua presenza nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d'Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone); da valutare di conseguenza anche l’economicità.
  24. Titanio metallico: presente in vari minerali in contesti da magmatici a metamorfici in varie aree della regione, da valutare consistenza ed economicità.
  25. Boro: si, presente nei minerali del gruppo della tormalina. Si trovano nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d’Asta, masse intrusive di Predazzo-M.Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone) ma da valutare consistenza ed economicità.
  26. Elio: no
  27. Metalli del gruppo del platino: no
  28. Tungsteno: Tungsteno: sì, veniva estratto dalla scheelite della miniera Bedovina (Predazzo), attiva fino agli anni '60.
  29. Cobalto: presente ma poco abbondante nelle nostre mineralizzazioni.
  30. Elementi delle terre rare pesanti: sì, nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d’Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone) ma da valutare consistenza ed economicità.
  31. Fosforite: no
  32. Vanadio: sì ma poco abbondante, si trova nelle rocce magmatiche intrusive (batolite Adamello-Presanella, Plutone di Cima d’Asta, masse intrusive di Predazzo-M. Mulàt; plutoni di Monte Croce e Ivinga-Bressanone); da valutare consistenza ed economicità.
  33. Rame: sì, in diverse miniere. In Trentino Miniera Bedovina, Calceranica e Vetriolo, Valle del Vanoi (Pralongo), onnipresente nei filoni polimetallici delle minere della Valle del Fersina e sinistra Valsugana.
  34. Nichel: presente ma poco abbondante nelle nostre mineralizzazioni.
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