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“Non difende il patrimonio storico, naturale ed estetico del lago”: il coordinamento interregionale boccia la Fiab e la ciclovia del Garda

Il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda in una lunga lettera attacca la federazione italiana ambiente e bicicletta sul tema della ciclovia del Garda: "Abbiamo cercato una interlocuzione con la Fiab senza ottenere alcun risultato: non pensiamo che ci sia bisogno di un ulteriore turismo distruttivo delle bellezze del luogo". 

Pubblicato il - 10 luglio 2024 - 10:23

TRENTO. Una forte presa di posizione contro le idee della Fiab (federazione italiana ambiente e bicicletta) in merito alla ciclovia del Garda: sono parole dirette e profonde quelle che il Coordinamento Interregionale per la tutela del Garda ha raccolto in una lunga lettera inviata a Il Dolomiti sul tema della ciclovia a bordo lago che coinvolge la Lombardia, il Trentino e il Veneto.

 

"Abbiamo cercato una interlocuzione con la Fiab senza ottenere alcun risultato: non pensiamo che ci sia bisogno di un ulteriore turismo distruttivo delle bellezze del luogo". 

 

Di quella lettera riportiamo alcuni passaggi.

 

Una premessa: nello Statuto la Fiab si definisce come “un’organizzazione ambientalista che ha come finalità principale la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico, in un quadro di riqualificazione dell’ambiente urbano e extraurbano” e promuove “una forma di turismo particolarmente rispettosa dell’ambiente”; inoltre, come si legge nella presentazione, la Fiab è stata riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente quale associazione di protezione ambientale (art. 13 , legge n. 349/86) e è annoverata tra gli enti e associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale dal Ministero dei Lavori Pubblici. Per questi suoi principi fondanti, ci chiediamo come l’associazione Fiab non si ponga in un confronto critico con quanto è già stato parzialmente realizzato, e successivamente si realizzerà, sulle coste e falesie del lago di Garda, laddove è avvenuta e avverrà una distruzione ambientale e paesaggistica, uno scempio di flora e fauna tipici del Garda (come segnalato anche da Natura 2000), in funzione di un turismo apparentemente “dolce” e “lento” che invece richiede una cementificazione massiccia e una trasformazione irreversibile dei luoghi rendendoli molto pericolosi. Rendiamo noto che la Fiab infatti ha approvato già nel 2022 il progetto dando il suo assenso alla fattibilità tecnica, economica (Pfte) della ciclovia.

 

Come Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda abbiamo cercato una interlocuzione con la Fiab nello scorso anno senza ottenere alcun risultato. Abbiamo anche scritto all' European Cyclists' Federation senza esito. Ci pareva che in merito alla ciclovia del Garda non fosse stata adeguatamente valutata la sua specificità; ci pareva e ci pare tuttora che le passerelle a sbalzo nelle falesie, le gallerie nelle quali in alcuni tratti il ciclista è affiancato dalle automobili, rappresentino non tanto una “protezione dell’ambiente” ma un disastro ambientale, esplicitazione di una concezione consumistica dei territori, tutt’altro che “conservativa”. La vantata “sicurezza stradale” è smentita non solo dai numerosi eventi franosi, ma anche dal fatto che la ciclovia è in buona parte ciclopedonale e in alcune zone  ostacola persino lo scorrimento dei veicoli. 

 

Veniamo quindi a proporre una riflessione su quanto osservato dal Centro studi della Fiab in merito alla delibera del 20 giugno 2024 della Corte dei Conti che aveva approvato “i finanziamenti per la progettazione e la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche e il sostegno della ciclabilità cittadina” e che manifesta, sempre la Corte dei Conti, alcune criticità di non poco conto: le pubbliche amministrazioni non sono state in grado di rispettare i tempi previsti per l'utilizzazione delle risorse stanziate già dal 2016 a causa della scarsa programmazione sia a livello nazionale sia a livello delle amministrazioni locali con il ritardo nell'adozione del Piano generale della Mobilità Ciclistica; la Corte lamenta anche la mancanza di un controllo centrale sull'effettivo rispetto del vincolo di destinazione delle risorse a livello regionale. Infine la Corte sottolinea la grande differenza dei costi medi per chilometro fra una ciclovia e un'altra.

Tuttavia, a fronte anche della trascuratezza dei piani di fattibilità lamentata  sempre dalla Corte, la Fiab rimarca che essa  avrebbe dovuto non solo valutare i costi- benefici degli interventi basati sul numero degli incidenti (leggi frane, smottamenti, caduta massi ecc.), ma anche tenere conto “di tutti i benefici economici e sociali che la mobilità ciclistica ha per la collettività.

 

A nostro avviso i benefici economici e sociali dell'utilizzo delle biciclette sono evidenti nelle aree urbane. Abbiamo invece delle difficoltà a capire di quali vantaggi si tratti per le coste e le falesie del lago di Garda. Non pensiamo che ci sia bisogno di un ulteriore turismo distruttivo delle bellezze del luogo, con interventi costosissimi che mai potranno eliminare del tutto il rischio.

 

Come ciclisti non percorreremo di certo la ciclovia- ciclo- pedonale del Garda, pedaleremo sui sentieri già esistenti all’interno dei territori prima che anche questi vengano invasi dalle moto e dalle auto, secondo le nuove normative, e utilizzeremo i battelli  per il trasporto bici.

 

Speravamo che la Fiab avrebbe difeso il  patrimonio storico, naturale (non solo le rocce, le spiagge, ma anche la biodiversità vegetale e animale) ed estetico del lago.  Il paesaggio distrutto non può più essere “riparato”.

 

Il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda

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