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Trento
04 agosto | 17:00

Bike lane sulle strade, arriva la durissima risposta della Federciclismo trentina alla Uiltrasporti: "Polemica fuori luogo con il solito obiettivo: criminalizzare i ciclisti"

Una polemica alimentata dalla Uil trasporti che, sui social, ha scatenato l'ira degli automobilisti che si sentono padroni della strada solo perché pagano il bollo dell'auto. Come se le tasse che pagano tutti i cittadini non siano esse stesse un contributo a mantenere le strade a posto e a poterle utilizzare. Una polemica fuori luogo, pretestuosa, con il solito obiettivo: criminalizzare i ciclisti, allontanarli dalle strade perché sono un impedimento, un intralcio, una scocciatura" tuona la Fci trentina

Bike lane sulle strade, arriva la durissima risposta della Federciclismo trentina alla Uiltrasporti

TRENTO. La Federciclismo del Trentino scende in campo in difesa delle "bike line" che, nei giorni scorsi, erano state attaccate pesantemente da Uiltrasporti (Qui articolo).

 

Come è noto la Provincia ha introdotto, in via sperimentale, 20 corsie riservate ai ciclisti sulle principali e più frequentate salite. Ebbene, il sindacato aveva definito la "bike line" della val di Cembra "uno scempio", aggiungendo che "l'autista della corriera rischia ancora di più se deve sorpassare un ciclista in una di quelle sottospecie di mini corsie. Quello che ci fa più arrabbiare è la tanto decantata sicurezza stradale che gli amministratori comunali non tengono mai in considerazione. Sappiamo che i rappresentanti dei lavoratori di Trentino Trasporti non sono stati presi in considerazione come spesso accade e questo è gravissimo. Se succede una disgrazia non è certo colpa di chi deve subire queste malefatte".

 

Apriti cielo: via social si è scatenata la politica tra chi difende le bike line e spera che il numero di corsie riservate ai ciclisti possa aumentare nel giro già di pochi mesi e chi, invece, si è lanciato nelle invettive contro i ciclisti. Per la Uiltrasporti, per l'appunto, il problema è legato alla sicurezza, ma la Federciclismo non ci sta.

 

E la risposta del presidente della Fci del Trentino, Renato Beber, è durissima.

 

"Mentre siamo qui a piangere l'ennesima tragedia di ciclisti ammazzati - scrive il Comitato di Trento della Federciclismo -, che porta il totale da gennaio ad oggi a 130, in Trentino si è avviata una polemica sull'utilità o meno, sulla bontà o meno, della sperimentazione di "bike lane" su alcune strade provinciali. Il progetto della Provincia Autonoma di Trento ne prevede 20 sulle principali salite percorse da ciclisti (agonisti o semplici cicloturisti). Una polemica alimentata dalla Uil trasporti che, sui social, ha scatenato l'ira degli automobilisti che si sentono padroni della strada solo perché pagano il bollo dell'auto. Come se le tasse che pagano tutti i cittadini non siano esse stesse un contributo a mantenere le strade a posto e a poterle utilizzare. Una polemica fuori luogo, pretestuosa, con il solito obiettivo: criminalizzare i ciclisti, allontanarli dalle strade perché sono un impedimento, un intralcio, una scocciatura".

 

La Federciclismo trentina, provata duramente dalle tragedie dei mesi scorsi, è stata promotrice di una campagna di sensibilizzazione, avanzando alcune proposte concrete, tra cui la costruzione delle bike line. "Una soluzione sperimentata con successo in diversi paesi europei".

 

"Dopo le tragedie di Matteo Lorenzi e Sara Piffer, investiti e uccisi mentre seguivano la loro passione sportiva - prosegue l'Fci trentina -, la Federciclismo trentina, in accordo con Fiab e altre associazioni, ha promosso una campagna/manifestazione con al centro alcune proposte rivolte alla politica, che vanno nella direzione di migliorare la sicurezza di ciclisti e pedoni. Tra le altre, anche la costruzione delle bike lane. Una linea tratteggiata (valicabile) o continua (invalicabile) che metta da un lato il ciclista in maggiore sicurezza e, al tempo stesso, induca l'automobilista a rallentare e prestare la dovuta attenzione e distanza. Ora sembra che questa soluzione, sperimentata con successo in diversi paesi europei, invece che migliorare la situazione provochi maggiori rischi per chi guida un'automobile, un furgone, un pullman o un camion che deve superare un ciclista, in quanto costretti a superare la linea di mezzeria. Ma prima non succedeva la stessa cosa? O si preferisce continuare a "fare il pelo" ai ciclisti? I detrattori di questa soluzione dicono: "Ora non si può più superare, saremo costretti a stare dietro per chilometri". Se la bike lane è tratteggiata, ove non ci fosse la presenza un ciclista, tutti i mezzi possono stare anche oltre quel limite. Quindi non c'è ragione di dire che queste linee portino maggiore pericolo per i mezzi pesanti. Per parte nostra siamo disponibili ad un confronto pubblico per sostenere le ragioni e l'efficacia di questa soluzione che va estesa a tutte le strade proposte dal progetto della Provincia".

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